“Kletka” dei Molchat Doma: solitudine urbana post-sovietica

Originari della Bielorussia, i Molchat Doma sono il frutto e l’espressione artistica dei sentimenti comuni di un’intera realtà, a noi più ideologicamente che geograficamente lontana. Kletka (Клетка, in russo “gabbia”), pubblicata nel 2018, rappresenta per immagini un’interiorità sola e tormentata.

Bentornati su Unplugged. Oggi ci trasferiamo in un luogo insolito. La musica dei Molchat Doma è estremamente figurativa: sa trasportare l’ascoltatore tra strade innevate ed architetture brutaliste, trasmettendo chiaramente il proprio messaggio, anche oltre le barriere linguistiche.

La musica al di là della cortina

In russo, l’espressione Molchat Doma (Молчат Дома) significa letteralmente “le case sono silenziose”. Già dal nome comprendiamo qual è il leitmotiv della loro discografia, dalla forte carica malinconica ed introspettiva. Formatisi a Minsk nel 2017, ma attualmente con base a Los Angeles, i Molchat Doma sono un trio composto da Egor Shkutko, voce, Roman Komogortsev, chitarrista, e Pavel Kozlov, bassista. Il loro suono attinge ad un genere molto preciso, il rock sovietico. Sviluppatasi soprattutto all’inizio degli anni ‘80, in Unione Sovietica la musica rock era sottoposta ad una pesante censura, e veniva spesso distribuita clandestinamente. Il gruppo che ebbe il maggiore impatto durante questo fenomeno fu quello dei Kino, che viene ricordato anche per la tragica e prematura scomparsa del loro leader Viktor Coj.

I Molchat Doma mescolano abilmente i suoni del passato con tonalità più contemporanee e metalliche. Vengono spesso associati a generi come la dark wave, ma anche alla musica ambientale. I testi, interamente in russo, sono evocativi, e si soffermano su sentimenti specifici, ad esempio una solitudine particolarmente distopica ed opprimente.

La popolarità improvvisa

Il gruppo ha pubblicato in tutto 4 album in studio, tra cui spicca Etazhi (Этажи, “piani”), uscito nel 2018, che li portò ad un inaspettato successo mainstream. L’album contiene infatti, oltre alla già citata Kletka, il brano Sudno (Судно), trasposizione in musica di un’opera del poeta russo Boris Ryzhy. La canzone ha raggiunto la viralità sull’app TikTok due anni dopo, ad aprile del 2020, facendo conoscere i Molchat Doma al mondo. In Etazhi sono contenuti anche i brani Na dne (На дне, “sul fondo”) e Toska (Тоска, termine difficile da tradurre, associabile all’angoscia e alla nostalgia) che hanno avuto un certo successo.

Etazhi non si limita all’introspezione, ma è anche una critica al clima politico chiuso ed autoritario della Bielorussia. I Molchat Doma hanno da sempre assunto posizioni contrarie a quelle totalitarie del governo bielorusso. Nel 2022, si sono schierati contro l’invasione russa in Ucraina, e hanno devoluto parte dei proventi del loro ultimo tour a sostegno della popolazione colpita dalla guerra.

È diventata particolarmente celebre anche la copertina dell’album Etazhi, che raffigura un edificio in stile brutalista, ovvero l’Hotel Panorama, situato in Slovacchia, dove i Molchat Doma hanno registrato anche il primo album live.

Cover dell’album Etazhi (2018), da amazon

In trappola

In russo, il termine kletka può assumere diversi significati. Generalmente viene tradotto con “gabbia” o “cella”, ma in questo caso si riferisce più precisamente alla tromba delle scale di un condominio, evidenziando il fatto che sia uno spazio chiuso. Il testo della canzone procede come la scena di un film. Attraverso la descrizione di un attimo, osserviamo il protagonista come da una telecamera, percependone lo stato d’animo interiore, mentre bussa ad una porta a cui nessuno aprirà. Il significato è certamente metaforico e permette molteplici interpretazioni, come anche la parola kletka evoca una specie di claustrofobia non solo fisica, ma anche astratta.

И где, та улица?

E dov’è quella strada?

И где, тот дом?

E dov’è quella casa?

На каком этаже ждут нас?

A che piano ci stanno aspettando?

MOLCHAT DOMA

Anche al primo ascolto, senza tradurre il testo (che però merita di essere letto) cogliamo il tono cupo della canzone, percependo la stessa sensazione di freddo e di isolamento che prova il protagonista. Kletka, come anche il resto della discografia dei Molchat Doma, è frutto di uno storytelling efficacissimo, che supera anche l’utilizzo della parola.

I Molchat Doma ci offrono uno sguardo su un panorama musicale raramente preso in considerazione, ma che vale sicuramente un ascolto. Specialmente con l’atmosfera giusta. Noi ci rivediamo la prossima settimana, a presto!

Immagine in evidenza: exitfest

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