Unicorno, come nasce un mito

L’immagine dell’unicorno affonda le sue radici in origini incerte: quanto c’è di sacro e quanto di profano in questa creatura? La sua storia si disperde tra realtà e leggenda, mescolando fatti, simboli e significati. Si tratta di una narrazione  in continua trasformazione, che collega tradizioni provenienti tanto dall’Oriente quanto dall’Occidente. Per secoli l’unicorno è stato considerato un animale realmente esistente, come se simboli, metafore e metonimie avessero lo stesso valore della realtà stessa.

Tra leggenda e verità

Dell’unicorno è difficile capirne non solo l’origine a livello storico o culturale, ma propriamente anche biologica.

Sappiamo che la sua nascita ha origine fra Cina e India, per giungere poi, nel corso del tempo, anche in Europa. Una delle primissime testimonianze di avvistamento di unicorno giunta a noi risale al IV sec. a.C., per opera dello storico greco Ctesia di Cnido. Costui, ospite presso la Corte di Persia, scrive di asini più grandi di cavalli, dotati di un corno di tre colori diversi e lungo circa un piede e mezzo, le cui doti permettono, a chiunque beva da suddetto corno, di non essere soggetti a convulsioni ed epilessia, oltre che di diventare immuni a qualsiasi veleno. Non si parla, dunque, di magia, ma è evidente che non si tratti di un animale come un altro.

Il naturalista romano Pilinio crede invece che le parti componenti un unicorno siano quelle di un cavallo per il corpo, di un cervo per la testa, di un elefante per le zampe e di un cinghiale per la coda. È lui a inaugurare il termine, con cui anche oggi lo identifichiamo, monoceros. E ancora, per i persiani è un asino a tre zampe, per gli ebrei un mostro enorme, grande come il Monte Tabor, per i cinesi una specie di ariete, di leopardo, di volpe o di cavallo.

Dice lo storico Franco Cardini: «[…] una semplice confusione tra dati zoologici abbastanza esatti; riguardanti il rinoceronte (ma con qualche probabile confusione con qualche altro animale, come l’antilope tibetana o l’orice), e dati forse d’origine mitica passati dalla cultura vedica e da quella mazdaica all’Occidente attraverso Ctesia prima, Megastene e il ciclo leggendario di Alessandro poi. In un certo senso, l’unicorno è il primo segnale della vocazione all’esotismo della cultura occidentale.»

Occidente

Con l’avvento dei Bestiari in lingua latina (manuali che permettono l’interpretazione della natura, secondo le dottrine medievali, come segnale divino o diabolico), in tutta Europa inizia la diffusione dell’unicorno come bestia allegorica.

Per mezzo di questo animale viene rappresentato il Cristo, e per mezzo del suo corno la sua indomabile forza. Colui che si posò in grembo alla Vergine fu catturato dai cacciatori; ovvero fu scoperto in forma umana dai suoi amatori.

Onorio di Autun, Speculum de mysteriis Ecclesiae

Le antiche credenze, eredità di mitologie e religioni arcaiche, politeistiche e immanentistiche, non potevano essere cancellate con facilità; per questo sono state assorbite e reinterpretate all’interno del mondo cristiano attraverso il pensiero allegorico e morale. Così come anche l’immagine della Vergine Maria, in questo senso raffigurante l’unica fanciulla in grado di catturare l’animale.
Svariate riletture si aggiungono a quella cristiana, tra le quali anche quella, apertamente atea, che vede dell’unicorno una simbologia erotica. Nel Bestiaire d’amour di Richard de Fournival (XII secolo), che mette in relazione gli animali con le varie forme dell’amore tra uomo e donna, l’unicorno assume il significato di simbolo dell’amor cortese.

Il valore sacro del corno

Come già accennato, sin dall’antica Grecia il corno dell’unicorno porta con sé una sorta di sacralità.

È nei primi anni del 1600 che Basilio Valentino espone le innaturali capacità dell’alicorno, capace di proteggere dai veleni sulla base dell’attrazione dei simili e repulsione dei contrari.
Proprio nelle leggende medievali troviamo l’unicorno che accorre al fiume dove gli avvelenatori hanno inquinato le acque «coi loro segreti veleni insidiosi» e «affonda il suo corno nell’acqua, ripulendola dal veleno e ridonando purezza al suo corso affinché gli abitanti possano bere dalle sue sponde.»

Pare inoltre che il corno avesse anche doti terapeutiche e taumaturgiche, più che altro così da farne lievitare il prezzo. Solo nel 1746 l’alicorno va scomparendo dalle farmacie europee, alcune delle quali invece continuano a vendere la polvere per molto tempo ancora, a testimonianza di quanto radicata fosse questa credenza.
Ma cosa, effettivamente, viene venduto in queste farmacie? La zanna del narvalo. Questo animale marino possiede infatti un dente in puro avorio nella mascella superiore, che, assieme a ossa di balena, veniva spacciato dai mercanti dell’epoca come alicorno.

Oriente

Moltissime anche le fonti cinesi in merito all’argomento. I primi avvistamenti risalgono attorno al 2697 a.C., apparso alla madre di Confucio prima che questo nascesse. Proprio come i buddisti migliori, l’animale – comunque non tipico di quelle terre – non mangia creature viventi, né animali, né vegetali, non calpesta né insetti né fili d’erba.

La cosa però più interessante di come viene vista questa creatura in Cina è il fatto che, secondo la tradizione, sappia distinguere il bene dal male. Sappiamo infatti, come, ancora oggi, l’unicorno, specialmente nella letteratura o nella cinematografia, venga associato al concetto di purezza per eccellenza.

Anche nelle leggende indiane, ritroviamo il mito dell’unicorno in grado di sentire l’odore dei veleni e di rendere nuovamente pure le acque inquinate.

A differenza dell’unicorno occidentale, quello orientale non possiede alcun valore commerciale e nessuna parte del suo corpo è utilizzata a fini medicinali: è una creatura che esiste per sè stessa unicamente.

La Scozia

Se ti stai chiedendo perchè la Scozia si meriti uno spazio tutto suo e non possa semplicemente rientrare nel paragrafetto “Occidente”, mettiti comodo.

Questa regione del Regno Unito, come molti altri posti nel mondo, ha infatti deciso di scegliere un animale nazionale che la rappresentasse. E quale animale migliore dell’unicorno? A Madrid troviamo l’orso, a Roma la lupa e in Scozia l’unicorno.

A parte la dolcezza che può scaturire il pensiero di questo animale, però, i motivi di tale scelta vanno ben oltre la mera estetica.
Per cominciare, già dal XV secolo, i re di Scozia utilizzano questa creatura negli stemmi ufficiali, facendola diventare emblema della monarchia scozzese stessa. Abbiamo detto poi che l’unicorno rappresenti la purezza, ma anche forza e nobiltà. Considerato, sin dal Medioevo, forte e fiero abbastanza da fronteggiare un leone (simbolo dell’Inghilterra), l’unicorno è decisamente l’animale perfetto per rappresentare la fierezza e l’indipendenza scozzese.
Dopo l’unione delle corone nel 1603, nello stemma del Regno Unito compaiono sia il leone, sia l’unicorno, come simboli delle due anime del nuovo regno.

In tempi moderni

Rispetto al passato, la visione dell’unicorno moderno è molto diversa.

L’elemento estetico è alla base del suo utilizzo al giorno d’oggi, rendendolo una vera e propria icona pop e commerciale. Il che, se ci pensiamo, cozza con il fatto che spesso venga utilizzato per rappresentare ciò che è unico, raro, originale e fuori dagli schemi. Più spesso associato al mondo magico e infantile, l’unicorno viene a volte anche adottato da certe subculture e comunità (ad esempio queer o nerd/geek), metafora di autenticità e autoaffermazione.

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