Coppa Italia: perché ancora questo format?

Durante l’ultima settimana si sono disputate partite valide per gli ottavi di finale di Coppa Italia Frecciarossa 2025/26. La domanda su come sia possibile che il format della competizione sia ancora questo sorge allora ancor più spontanea. Un format difficile da definire “nazionale”, che non dà possibilità a società più piccole di partecipare come in altri Paesi europei. Quali sono dunque le differenze tra la nostra coppa e altre in Europa? Cosa rende speciale gli altri format? E quali piccole squadre straniere hanno potuto compiere imprese storiche?

La Coppa Italia

La nostra coppa nazionale dalla stagione 2021/22 ha un format particolare che si differenzia da molte altre. Possono partecipare le 20 squadre di Serie A, le 20 di Serie B e solo 4 di Serie C (le tre squadre seconde classificate nei gironi del campionato di Serie C precedente e la vincitrice dell’edizione precedente della Coppa Italia Serie C).

Le squadre vengono poi suddivise in un ranking dalla numero 1 alla numero 44. Nel turno preliminare si affrontano in gara unica le squadre dalla posizione 44 alla 37 del ranking. A partire dai trentaduesimi entrano in gioco le 28 squadre dalla numero 36 alla numero 9. Le rimanenti 8 squadre, le teste di serie, esordiscono negli ottavi di finale. I 3 turni eliminatori, così come ottavi e quarti di finale, si disputano in partite di sola andata. Dai trentaduesimi in poi la squadra entrata con il numero più basso di ranking giocherà la partita in casa. Unica eccezione sono le semifinali, che prevedono una partita di andata e una di ritorno.

Le altre coppe nazionali

Basta guardare alle altre coppe dei top campionati europei per scovare le differenze con la nostra. Tutti format che includono squadre di leghe inferiori, in una prospettiva di vero “sentimento nazionale” e favorendo la crescita delle piccole società calcistiche.

Inghilterra

La FA Cup inglese è di gran lunga più coinvolgente, un prodotto più spendibile sul mercato ed una vera e propria competizione “per la gente”. Sono 747 le squadre iscritte alla Coppa d’Inghilterra a differenza delle nostre 44. Sono 6 i turni di qualificazione con squadre tra il quinto e il decimo livello nazionale. Poi un “first proper round” a 80 squadre che comprende le squadre qualificate, quelle di League One e quelle di League Two. Un “second proper round” con le 40 squadre che sono riuscite a passare il turno. E un “third proper round” che contiene le qualificate, le squadre di Championship e quelle di Premier League. Da qui si va avanti con i trentaduesimi di finale fino ad arrivare alla finale vera e propria. Un sistema, dunque, che dà voce a tutte le compagini del calcio inglese, quello vero, nella patria del “Football”.

Francia

La Coppa di Francia (Coupe de France) per certi versi è ancora più estrema della FA Cup, con migliaia di squadre che partecipano. Oltre alle squadre propriamente francesi che si qualificano con diversi turni preliminari vengono inserite anche squadre di ex-colonie francesi. Squadre di territori come Nuova Caledonia, Mayotte, Polinesia Francese, Guadaloupe, Martinique, La Reunion e Guyane hanno, infatti, l’accesso alla coppa e rendono la competizione ancor più interessante.

Germania

La Coppa di Germania chiamata DFB Pokal, invece, ha un numero più ridotto di partecipanti. Sono “solo64 le squadre coinvolte ma l’opportunità alle piccole non manca. Oltre alle squadre di Bundesliga, di Zweite Bundesliga e di Terza Divisione vengono, infatti, chiamate a partecipare anche rappresentanti delle associazioni regionali riconosciute dalla Federcalcio tedesca. Un coinvolgimento comunque più ampio della Coppa Italia.

Spagna

In Spagna troviamo la Coppa del Re (Copa del Rey) che ha cambiato il format nel 2019. Vi partecipano ben 116 squadre, nulla in confronto ad Inghilterra e Francia, ma mantiene pur sempre un obiettivo di crescita del calcio inferiore. Ci sono quindi: 20 squadre della Liga, 22 della Segunda Division, 10 della Primera RFEF, 25 della Segunda RFEF, le 4 che arrivano alle semifinali della Coppa RFEF e le 10 squadre migliori delle divisioni regionali. L’eliminazione diretta parte fin dal primo turno e si gioca sempre sul campo della squadra di categoria inferiore per non favorire le più forti della competizione. Le squadre della Liga si trovano subito dal secondo turno con un sorteggio casuale, che garantisce una competizione più equa.

Imprese storiche

I format stranieri hanno favorito imprese storiche di piccole squadre che hanno raggiunto posizioni impensabili prima dell’inizio della competizione. Questo vuol dire favorire la crescita del movimento calcio oltre che delle società inferiori. Vuol dire più intrattenimento e di conseguenza più ricavi, anche solo dai diritti televisivi. In Italia questo accade di rado. Anzi, praticamente mai.

DFB Pokal

Basta andare indietro di una stagione per pescare una sorpresa che ha sfiorato la vittoria del trofeo. In Germania l’Arminia Bielefeld, squadra allora in Terza Divisione, ha battuto 2-1 il Bayer Leverkusen di Xabi Alonso campione in carica in semifinale. Poi battuti in finale per 2-4 dallo Stoccarda sfiorando l’impresa ancora una volta ma ciò non toglie il traguardo storico impressionante. Nessun club di Terza Divisione era mai riuscito ad eliminare quattro squadre di Bundesliga nella stessa competizione.

Questa non è l’unica impresa in Germania, ce ne sono tante. Nel 2004, per esempio, l’Aachen, club che allora militava nella seconda serie tedesca, in Coppa di Germania arrivò a un passo dal sogno dopo aver eliminato il Bayern Monaco nei quarti per 2-1 e il Borussia M’Gladbach in semifinale 1-0. In finale contro il Werder Brema arrivò la battuta d’arresto in una partita persa per 3-2. Anche qui è mancato veramente poco.

Coupe de France

In Francia possiamo annoverare il Calais, il Quevilly e il Guingamp tra le altre. La prima era una squadra dilettantistica, arrivata nel 2000 a giocarsi la finale persa per 2-1 contro il Nantes dopo aver battuto Strasburgo e Bordeaux. La seconda nel 2012 cade in finale contro il Lione per 1-0 dopo aver eliminato Marsiglia e Rennes. Mentre il Guingamp è l’unica squadra di Seconda Divisione ad aver vinto la coppa nel 2009 grazie alla vittoria sul Rennes.

Copa del Rey e FA Cup

In Spagna è memorabile la cavalcata della seconda squadra del Real Madrid che arrivò in finale contro il Real stesso e venne battuta per 5-0. In Inghilterra l’elenco delle imprese è ben più lungo. Molte squadre che militavano nella seconda divisione nazionale sono riuscite a portare a casa la FA Cup. In serie Notts Country (1894), Wolverhampton (1908), Barnsley (1912), WBA (1931), Sunderland (1973), Southampton (1976) e West Ham (1980). Ma dalla creazione della nuova Premier League nel 1992 nessuna squadra che non ne facesse parte l’ha mai vinta.

Coppa Italia

In Italia poche cavalcate e anche poche vittorie da parte di squadre di campionati inferiori a causa del format. Gli unici due casi sono quelli del Napoli quando giocava in Serie B nel 1962 e del Vado nel 1922, al tempo in Promozione e ora in Serie D. Bisogna tornare molto indietro nel tempo anche per citare l’Ancona. Club di Serie B capace di arrivare in finale nella stagione 1993/94, nonostante la sconfitta per 6-1 contro la Sampdoria di Gullit e compagni.

Durante l’ultima settimana si sono disputati alcuni ottavi di finale della competizione. Gare non entusiasmanti che come spesso accade hanno decretato la superiorità della squadra più forte, senza particolare spettacolo. L’Inter ha battuto agilmente 5-1 il Venezia, squadra di Serie B. La Lazio in casa ha affondato il Milan per 1-0. La Juventus ha passato il turno imponendosi sull’Udinese per 2-0. Ha avuto un piccolo brivido il Napoli che è passato solo dopo i rigori contro il Cagliari. L’Atalanta ha asfaltato il Genoa con un 4-0 secco e il Bologna ha superato il Parma con un 2-1.

Sarebbe, dunque, ora di cambiare il format della Coppa Italia, ampliando il numero di squadre. Per il bene delle società minori, che possono crescere attraverso un progetto coinvolgente. Per il bene dei tifosi, che sognano la propria squadra nei grandi palcoscenici. Per il bene dei giocatori, che hanno sogni altrettanto grandi. E soprattutto per il bene del calcio. Quello vero. Quello della gente.

Immagine in evidenza: Luigib25, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons

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