Narciso: acque profonde

L’anima inquieta di Caravaggio si riflette nel suo Narciso, innamorato di un’immagine che non riesce a raggiungere mai: sé stesso.

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Narciso, Caravaggio, 1597-1599, Galleria Nazionale d’Arte Antica, Roma, da wikimedia

Michelangelo Merisi

A Milano, il 29 settembre 1571 – giorno di San Michele Arcangelo – nacque Michelangelo Merisi. Questo nome probabilmente dirà poco ai gentili lettori. In ogni modo il suo soprannome lo precede di fama e non genererà alcun dubbio cica la sua identità: Caravaggio.

Caravaggio passò gran parte della sua sua vita nella città di Roma, alcuni vociferavano che era scappato da Milano poiché aveva ucciso un uomo. La sua produzione artistica nella Città Eterna iniziò presso la bottega di Via della Scrofa, il cui proprietario era il pittore messinese Lorenzo Carli. In questo luogo conobbe Mario Minniti che divenne suo amante e modello per alcune delle sue opere più celebri.

Successivamente ad un ricovero a causa di una breve malattia, il Cardinal Del Monte divenne suo mecenate. Grazie a quest’ultimo il pittore ottenne le sue prime commissioni. In questo periodo, tuttavia, il Merisi ebbe numerosi problemi con la legge a causa di risse, processi per diffamazione, ingiurie e possesso di armi.

Il pittore siallontanò da Roma, dopo aver ferito un notaio a causa di un litigio per una donna. Dopo aver trascorso qualche settimana a Genova riuscì a tornare – grazie ai suo protettori – nell’ambiente romano.

Caravaggio, dopo questo avvenimento, non riuscì a tenersi fuori dai guai a lungo. Presto ricevette uan querela dalla sua padrona di casa poiché non pagava l’affitto. In tutta risposta il pittore iniziò a prendere a sassate la finestra, di conseguenza fu querelato anche per questo.

Mario Minniti come il Fanciullo con il canestro di frutta, Caravaggio, 1593-1594, Galleria Borghese, Roma, da wikimedia

Assassino

Il fatto più grave avvenne il 28 maggio 1606 a Campo Marzio, durante una partita alla pallacorda. Un fallo scatenò una rissa tra lui e il suo avversario, Ranuccio Tomassoni. Quest’ultimo lo ferì e , Caravaggio non ci pensò due volte a restituire il fendente, colpendolo a morte. A causa di questo evento il pittore fu condannato alla decapitazione, che poteva essere eseguita da chiunque. Questo verdetto destabilizzò. non poco l’artista e ciò è visibile anche nella sua arte, dove iniziano a comparire – sempre più spesso – figure di teste mozzate, alcune di queste presentano le caratteristiche del volto di Caravaggio.

Per salvargli la pelle, il Principe Filippo I Colonna lo aiutò a fuggire offrendogli nascondigli nei suoi possedimenti laziali, facendone – così- perdere le tracce. Alla fine del 1606 arriverà a Napoli, dopo aver trascorso lì un anno sereno e prolifico si trasferì a Malta. Il suo desiderio era quello di diventare cavaliere di Malta, in questo modo avrebbe ottenuto l’immunità dalla condanna papale. Lo crearono cavaliere di grazia, tuttavia, poco dopo venne arrestato a causa di un litigio con un suo superiore. La famiglia Colonna lo aiutò ad evadere e a scappare a Siracusa, ospite del suo vecchio amante Mario Minniti.

Nel 1609 tornò a Napoli, l’anno dopo gli vene riferito che il Papa aveva intenzione di revocare la sua condanna. Caravaggio si mise in viaggio ma, arrivato a Porto Ercole, lo trovarono stremato e malato – forse a causa di un’infezione intestinale ignorata da tempo – inutili i tentativi di curarlo. Il 18 luglio 1610, a trentotto anni, morì. Non rivide mai Roma per l’ultima volta.

Decollazione di San Giovanni Battista dove Caravaggio scrive il suo nome con il sangue, Caravaggio, 1608, Concattedrale di San Giovanni, La Valletta, Malta, da wikimedia

Narciso

“Se mai conoscerà sé stesso raggiungerà in pace la vecchiaia”, così aveva sentenziato l’indovino Tiresia circa la sorte del giovane Narciso. Queste parole risuonavano continuamente nella testa della madre Liriope, più la ninfa si arrovellava e meno ne capiva il senso. Nel frattempo suo figlio narciso cresceve in salute e bellezza, il suo aspetto lo precedeva di fama, allo stesso modo si poteva dire dei suoi modi poco affabili nel rifiutare ogni suo pretendente. I suoi modi divennero via via più crudeli, fino a respingere la brutalmente la ninfa Eco. Quest’ultima, con il cuore infranto, scomparse. Di lei rimase sono un voce flebile, un’eco.

Nemesi, dea della vendetta, udita la voce della sventurata ninfa si abbatté su Narciso. Il giovane venne colto da una sete improvvisa, di conseguenza si avvicinò ad uno specchio d’acqua per poter berne. Una volta davanti alla pozza vide un ragazzo bellissimo e se ne innamorò. Una volta scoperto che si trattava del prprio riflesso, per la disperazione, si lasciò morire affogando. Quando le ninfe accorsero per repurarne il corpo non trovarono nulla. Al suo posto si ergeva tronfio un bellissimo fiore, un narciso.

Echo, Talbot Hughes, 1900, da wikimedia

Acque profonde

Lo specchio, fallace ed ingannevole, è la chiave di lettura del Narciso e divide il dipinto in due metà che presentano una simmetria verticale. Il ragazzo, probabilmente con la fisionomia di un giovane Caravaggio, si trova in una posizione piuttosto inconsueta. Questa non è una scelta casuale, Caravaggio decide di rappresentare con il corpo stesso di Narciso le sue iniziali in caratteri ebraici.

La lettera M – iniziale sia del nome Michelangelo sia del cognome Merisi – in ebraico corrisponde alla mem (מ). La forma che presenta questo carattere ricorda per filo e per segno la sistemazione del corpo di Narciso. La prima è racchiusa nel corpo tangibile del giovane, la seconde nel suo riflesso. Il significato di queste lettera è profondamente legato allo specchio d’acqua, nella molteplici declinazioni emotive che rappresenta: l’introspezione, l’inconscio, il guardare oltre.

Nell’ebraismo, chi viene immerso in acqua si trasforma a nuova vita, una vera e propria metamorfosi, così come l’omonimo poema di Ovidio. La lettera appare anche in un’altro dipinto di Caravaggio: la decollazione di San Giovanni Battista (vedi immagine del paragrafo Assassino).

Nella cabala ebraica corrisponde al numero quaranta, che risuona numerose volte nella storia dell’ebraismo. Nei tarocchi la mem corrisponde alla carta della Morte, inesorabile, accompagnata dalla sua falce, compagna da sempre.

Il dipinto non è alto che una profezia auto-formulata da Caravaggio, che non raggiungerà mai i quarant’anni.

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Immagine in evidenza: wikimedia

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