Dalla Sala Bianca a Dior: l’inizio inatteso di Oriana Fallaci

Oriana Fallaci viene considerata una delle giornaliste più importanti del Novecento, capace di indagare la realtà in maniera critica e diretta e sapendosi muovere in un ambiente al tempo prettamente maschile, ma non tutti sanno che ha mosso i primi passi nel reportage di moda, intervistando i designer più celebri, tra cui Christian Dior.

Dalla resistenza a Palazzo Pitti

Oriana Fallaci nasce a Firenze nel 1929 e già da adolescente sostiene la resistenza partigiana: spinta dal padre diviene staffetta, trasportando da una parte all’altra dell’Arno munizioni durante l’occupazione fascista della città. Fin da giovanissima, quindi, la Fallaci non osserva la storia da spettatrice, ma la attraversa in prima persona.

Questa esperienza precoce di partecipazione attiva la segna profondamente e accende in lei il desiderio di essere testimone diretta degli eventi, divenendo poi una delle giornaliste più importanti del Novecento. Fallaci intervista alcune delle personalità più influenti del suo tempo, da Henry Kissinger a Indira Gandhi, da Khomeini a Golda Meir, diventando celebre per il suo stile diretto e provocatorio.

È la prima donna italiana a essere inviata di guerra, seguendo sul campo il conflitto in Vietnam, quello tra India e Pakistan, il massacro di Tlatelolco in Messico e le tensioni in Medio Oriente. Reporter e scrittrice insieme, pubblica dodici libri che venderanno complessivamente circa venti milioni di copie nel mondo, confermandola come una delle voci più riconoscibili del giornalismo internazionale.

Pochi sanno, però, che all’inizio della sua carriera Oriana Fallaci si è occupata anche di moda. Nei primi anni Cinquanta, mentre muove i primi passi nel giornalismo presso L’Europeo, testata allora diretta dallo zio, viene inviata a seguire eventi mondani e culturali. Nel 1952, a soli ventidue anni, si ritrova nella Sala Bianca di Palazzo Pitti a Firenze ad assistere a una delle sfilate più importanti della storia italiana, oggi considerata la nascita della moda nazionale.

Tra la fine degli anni Cinquanta e l’inizio dei Sessanta intervista alcuni tra gli stilisti più influenti dell’epoca. Pur dichiarandosi spesso disinteressata alle tematiche di costume coglie le potenzialità narrative di questo tipo di giornalismo, utilizzandolo per parlare di emancipazione e corpo femminile.

Dior: il nome sulla bocca di tutti

Tra le personalità che incontra, una in particolare segna il suo percorso: Christian Dior. Lo stilista che più di ogni altro ha rivoluzionato i canoni della femminilità del dopoguerra, riportando in auge silhouette barocche, quelle stesse forme che Coco Chanel aveva cercato di scardinare perché considerate costrittive per le donne e che, dalla celebre sfilata del 1947, ridefiniscono l’immaginario della moda internazionale.

Christian Dior nasce a Granville nel 1905 e si trasferisce presto a Parigi. Dopo gli studi in Scienze Politiche apre una piccola galleria d’arte, che però chiude pochi anni dopo in seguito alla morte dei genitori e alle difficoltà economiche della famiglia. È in questo periodo che Dior si avvicina al mondo della moda: inizia a vendere schizzi alle riviste e, nel 1935, diventa illustratore per Le Figaro. Questo rappresenta il suo vero ingresso nell’ambiente che lo porterà, nel 1940, a collaborare con diverse maison fino a ottenere il sostegno decisivo dell’imprenditore Marcel Boussac. Grazie a lui, Dior apre al civico 30 di Avenue Montaigne il primo atelier a suo nome.

La sua prima, storica collezione consacra il nome di Dior come uno dei più importanti della moda mondiale, ridefinendo le silhouette a ogni sfilata, aprendo negozi in ogni parte del mondo e diventando il primo stilista a comparire sulla copertina del Time, prima di essere strappato via improvvisamente da un attacco cardiaco nel ’57, appena dieci anni dopo l’inizio della sua carriera.

Christian Dior, febbraio 1947
fonte:https://www.flickr.com/photos/paille-fr/24290245074/in/dateposted-public/
Christian Dior, febbraio 1947
fonte: https://www.flickr.com/photos/paille-fr/24290245074/in/dateposted-public/

L’incontro

I nostri protagonisti si incontrano in realtà già nel ’48, quando la Fallaci, appena diciannovenne, bracca Dior nella hall di un albergo fiorentino mentre lo stilista si trovava in città per far visita al caro amico Salvatore Ferragamo. Una decina d’anni dopo, Oriana Fallaci viene ricevuta nella casa del couturier per un’intervista ufficiale.

Durante l’incontro, monsieur Dior nota il tailleur della Fallaci e osserva subito quanto sia assolutamente fuori stagione, nonostante la giornalista lo avesse scelto con cura, convinta fosse il capo ideale da sfoggiare davanti a uno dei nomi più importanti della moda. Dior glielo slaccia e lo modifica sul momento, allargando la vita e spalancando lo scollo. Poi esclama: «Voilà. Ora sì che è una ragazza à la page. Deve vestirsi così».

La Fallaci racconta questo episodio nel libro Processo alla minigonna, dove confessa anche di aver finito per adottare tutte le regole imposte da Dior: dalla linea H ai cappotti a linea A, ai vestiti “a fagiolino”. Ogni sua volontà diventa legge nel mondo della moda, per lei e per qualsiasi altra donna e, per quanto si cerchi di resistere alla sua influenza, sottrarsi sembra impossibile.

Christan Dior è infatti riuscito in una brevissima carriera a diventare quasi un dittatore della moda, proponendo una moda sartoriale da tempo messa da parte per via dei conflitti mondiali. La seconda guerra mondiale aveva infatti messo a dura prova l’alta moda francese, con seri problemi di approvigionamento dei materiali. Quando Dior debutta nel 47 sceglie di lasciare indietro le ristrettezze belliche e il New Look da lui proposto utilizza dai 15 ai 25 metri di stoffa ed è realizzato nei tessuti più sfarzosi: una rivisitazione moderna dello stile ottocentesco.

New Look: croce e delizia

Ancora oggi risentiamo profondamente dell’influenza di Christian Dior: il grande quantitativo di stoffa utilizzato nelle sue collezioni è uno dei tasselli fondamentali nella costruzione di una società votata al consumo, e fu proprio lui il primo a introdurre un ritmo sistematico di collezioni stagionali ogni sei mesi.
Se da un lato questa innovazione contribuì a definire il funzionamento dell’industria della moda così come lo conosciamo oggi, dall’altro preannunciava già le problematiche di sostenibilità che avrebbero investito il settore decenni dopo.

L’incontro con Oriana Fallaci e l’episodio del tailleur modificato sul posto raccontano un altro aspetto problematico della moda: il male gaze. Dior, come molti altri uomini sicuramente talentuosi, ha avuto la capacità di riscrivere le regole dell’eleganza femminile, ma lo ha fatto attraverso uno sguardo maschile su come il corpo di una donna dovrebbe presentarsi. La sua visione fatta di spalle arrotondate, vita stretta, fianchi enfatizzati è diventata canone, contribuendo a costruire un ideale estetico che le donne erano spinte a inseguire.

Già qualche decennio prima, Coco Chanel aveva provato a rompere questi schemi, proponendo una moda non solo bella da vedere, ma anche comoda da indossare, funzionale e in grado di permettere alla donna di muoversi liberamente. Il suo approccio nasceva da un’esperienza diretta del corpo femminile e dei suoi bisogni quotidiani, un punto di vista che resta ancora oggi meno rappresentato nelle direzioni creative dei grandi brand.

Sono infatti ancora troppo poche le donne a capo delle maison storiche e, per quanto il lavoro degli uomini sia spesso di altissimo livello, sarebbe importante assistere a una maggiore presenza femminile ai vertici creativi, per vedere come una designer donna possa reinterpretare i codici della moda e raccontare le esigenze del corpo femminile contemporaneo.

"Tailleur Bar" 1947, Dior "New Look, Collezione Corolla, Primavera/Estate
Fonte:https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Christian_Dior_%28Moscow_exhibition,_2011%29_26.jpg
“Tailleur Bar” 1947, Dior “New Look, Collezione Corolla, Primavera/Estate
fonte: https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Christian_Dior_%28Moscow_exhibition,_2011%29_26.jpg

immagine in evidenza: https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Vanavond_heeft_de_wereldberoemde_journaliste_Oriana_Fallaci_in_Atheneum_Boekhand,_Bestanddeelnr_931-2006.jpg

Autore

Lascia un commento