Nel 1981 uscì La Voce Del Padrone, non solo un album, ma un autentico tassello della cultura moderna nostrana. In Bandiera Bianca, Franco Battiato si prende gioco dell’Italia nazionalpopolare dell’epoca, che forse poi cosí diversa dall’Italia che conosciamo noi non è. Nel bene e nel male, Bandiera Bianca raccoglie tutto quello che involontariamente siamo.
Il Maestro dell’Italia d’avanguardia
Franco Battiato non ha bisogno di grandi presentazioni. Nato il 23 marzo 1945 in Sicilia, è stato uno dei volti delle avanguardie musicali italiane, e ha rappresentato un tipo di cantautorato sincero e unico nel suo genere. Le origini siciliane, i riferimenti alla filosofia e alla letteratura,la satira del mondo circostante sono gli elementi fondamentali di una discografia eclettica e di enorme importanza per il nostro panorama musicale.
La Voce Del Padrone è senza dubbio il picco della creatività artistica di Battiato. È un viaggio tra metafore e citazioni anche di nicchia, variegate all’ironia. Oltre a Bandiera Bianca, contiene classici senza tempo come Centro di Gravità Permanente, Cuccurucucú e Summer on a Solitary Beach. Raggiunse il milione di copie vendute.

Tra gli altri successi possiamo citare L’Era del Cinghiale Bianco (1979), il primo album pop di Battiato, L’ Arca di Noè (1982), che contiene Voglio Vederti Danzare e Radio Varsavia, e L’Imboscata (1996), in cui è incisa La Cura, una delle canzoni d’amore più alte e struggenti della musica italiana.
Battiato è stato anche paroliere per diversi artisti, tra cui ricordiamo Milva, per la quale scrisse la celebre Alexander Platz, e Alice, con cui collaborò in diverse occasioni, come Per Elisa (che vinse il Festival di Sanremo nel 1981), Il Vento Caldo dell’Estate ed I Treni di Tozeur.
Franco Battiato non solo ha contribuito all’approdo in Italia del rock progressivo e del movimento new wave (che nel testo di Centro di Gravità Permanente dice di non sopportare), ma è stato un apripista per un’intera nuova generazione di cantautori. È scomparso nel 2021 all’età di 76 anni.
Arrendersi al cambiamento
All’inizi degli anni ottanta l’Italia si trovava in un’epoca complessa: gli anni del terrore politico stavano giungendo al termine, ma in compenso nuovi fenomeni venivano alla luce, come il consumismo sfrenato e la perdita di individualità. Il concetto di Bandiera Bianca è simbolico: rappresenta la resa al cambiamento inevitabile, anche se si è contrari. Il testo è la narrazione di una società, l’evidenza delle sue debolezze, come in una caricatura, che pur in tono scherzoso, non perdona molto.
Il verso di apertura è un omaggio a Bob Dylan (Mr. Tamburino) ed al suo brano The Times are a-Changin’ (i tempi stanno per cambiare). Si continua poi con la critica al terrorismo (gli idioti dell’orrore), alla commercializzazione della politica (programmi demenziali con tribune elettorali) e soprattutto alla superficialità, di cui è sintomo la perdita di interesse nella cultura e, scherzosamente, le immondizie musicali. Nel brano c’è anche dell’autoironia: “C’è chi si mette degli occhiali da sole per avere più carisma e sintomatico mistero” è riferito all’abitudine di Battiato di indossare spesso gli occhiali da sole.
In coda, come accade spesso anche in altri brani, vi è una ripetizione di citazioni ad altre opere. L’espressione minima immoralia è un riferimento a Minima Moralia, testo del filosofo tedesco Theodor W. Adorno. Il verso “The end, my only friend this is the end” è invece omaggio al brano “The End” dei Doors.
Il videoclip
Il video musicale di Bandiera Bianca è un susseguirsi di immagini simbolo dell’epoca, da momenti di vita quotidiana ad eventi storici o spezzoni di programmi televisivi.
Bandiera Bianca incapsula in sè un modo di vivere, di pensare, di essere, che forse non esiste più. Ma il modo in cui viviamo, pensiamo, e siamo oggi, altro non è che una conseguenza del passato. Il cambiamento, però, è inevitabile.
Siamo figli delle stelle e pronipoti di sua maestà il denaro
FRANCO BATTIATO
Immagine in evidenza:legendarycover.it
