25 Novembre: se domani non torno, brucia tutto

Il 25 Novembre è la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. Data stabilita nel 1999 dall’ONU, in ricordo delle sorelle Mirabal, deportate, violentate ed uccise nel 1960 nella Repubblica Dominicana.

Le sorelle Mirabal

Le tre sorelle Patria, Minerva e Maria Teresa, soprannominate Las Mariposas, aderirono alla militanza politica contro il dittatore Rafael Trujillo. Nel 1949, Minerva, caratterizzata sin da bambina da un carattere forte e indipendente, fu la prima ad aderire alla resistenza, quando osò criticare apertamente il governo durante la festa di San Cristobal. Seguirono poi le due sorelle. Le tre donne continuarono la propria lotta fino al 1960, quando, durante una visita in carcere ai rispettivi mariti, subirono un’imboscata. Sebbene l’attentato fosse stato organizzato in modo da sembrare un incidente, smosse enormemente le coscienze tant’è che le sorelle divennero simbolo di forza e resistenza. La quarta sorella, Belgica Adele, che non s’impegnò mai nella lotta, sopravvisse, e si prese cura dei nipoti rimasti orfani, mantenendo sempre vivo il ricordo delle sorelle.

Le sorelle Mirabal, da Colletiva

Bilancio 2025

Su Osservatorio Nazionale Non Una di Meno è stato pubblicato un bilancio dei femminicidi, lesbicidi e transicidi del 2025, aggiornato fino all’ 8 novembre 2025: i risultati sono sconvolgenti. Da gennaio 2025 sono state assasinate 76 donne, mentre 67 sono stati i tentati femminicidi. Nella tabella pubblicata sono scritti i nomi e i dettagli socio-civili delle vittime e dei presunti colpevoli; la causa della morte; il tipo di relazione; e altri elementi della circostanza. Si nota l’età media delle vittime (55 anni); mentre la nazionalità è in prevalenza italiana (72.6%), seguito da Romania (6%) e poi Marocco e Ucraina pari al 3,6%…

La regione italiana con più femminicidi registrati è la Lombardia, seguita da Campania, Toscana, Emilia-Romagna. Nella quasi totalità dei casi, il colpevole era una persona conosciuta, spesso già segnalata alle autorità: il partner (49%), l’ex (23%), o il figlio (14%). Il 33% degli omicidi furono di natura estremamente violenta: per mezzo di coltellate, arma da fuoco (18%) o strangolamento (il 13% dei casi), percosse, defenestramento.

La violenza non è solo fisica

Parlare di violenza di genere significa mettere in evidenza la dimensione sia sessuata, sia introspettiva del fenomeno: mettere le donne ad una posizione subordinata rispetto gli uomini e l’esterno.

ostetricabologna.it

La violenza domestica è, in questo senso, la più comune tra quelle subite dal genere femminile. Viene esercitata da persone vicine alle vittime e comprende maltrattamenti fisici e psicologici, lo stalking, le percosse, gli abusi. Il tragico culmine è raggiunto dagli uxoricidi, termine che indica l’uccisione della propria moglie o compagna.

È bene ricordare sempre che la violenza è tale in ogni sua forma, non soltanto in quella più nota, ossia quella fisica. Sebbene non siano altrettanto facilmente riconoscibili, anche la violenza economica e psicologica sono alquanto pericolose.
La prima prevede, attraverso la coercizione di denaro, il totale controllo della vittima. Questo può palesarsi sia tramite il divieto di prendere parte a normali attività lavorative, costringendo dunque la donna a dipendere economicamente dall’aggressore, o, viceversa, sfruttare una naturale condizione di dipendenza a svantaggio della vittima.
La seconda invece è una forma nascosta di dolore che lascia ferite più difficili da curare. Protagonista di ogni altra forma di violenza, quella psicologica porta come conseguenza alla svalutazione, al senso di inadeguatezza provocato, all’autocolpevolezza, alla gelosia patologica, alla violenza verbale, alla manipolazione e all’abuso emotivo.
E ancora: il mobbing, la sessualizzazione dell’ambiente di lavoro, la prostituzione forzata, i più radicati matrimoni combinati o riparatori.

Ci sono così tante forme di violenza, che a volte è difficile anche solo immaginarle. Eppure esistono, colpiscono e feriscono proprio come quelle più note.
Un chiaro esempio può essere preso in campo medico, durante i primi momenti di gestazione. Spesso alle future madri non viene chiesti quali siano le loro preferenze, mettendo in primo piano a priori la salute del futuro bambino. Questo tipo di violenza ostetrica, di cui si sente poco parlare, si verifica per la semplice mancanza di consenso, che è però da sempre alla base, come sappiamo, di ogni ingiustizia.

Prevenire già da ieri

Secondo ISTAT è essenziale applicare “strategie politiche mirate all’educazione, alla sensibilizzazione, al riconoscimento e alla realizzazione delle pari opportunità in ogni ambito della vita pubblica e privata”.

Cosa stiamo facendo noi, in Italia? Sebbene i dati sconvolgenti, nel nostro paese l’educazione affettiva e sessuale non è obbligatoria, inoltre, il governo sta ancora discutendo sui temi da affrontare e in quale grado d’istruzione. E’ stato proposto il divieto per scuola materna ed elementari, mentre alle medie solo con il consenso dei genitori. Perciò, in mancanza di un disegno di legge effettivo, si confida nel buon senso, e forse, lungimiranza degli insegnanti.

Come reagire

Non è impossibile uscire dal buio di queste situazioni, bisogna solo sapere da che parte cercare la luce.

Sul sito del Governo Italiano, nella sezione del Dipartimento per le Pari Opportunità (e su tantissime altre piattaforme) è possibile trovare il numero da chiamare per denunciare stalking e violenze di ogni tipo: 1522, un numero gratuito e attivo ventiquattro ore su ventiquattro, gestito da sole operatrici.

Il servizio è disponibile anche via app o tramite il sito ufficiale 1522.eu. Le lingue in cui è possibile rivolgersi sono le seguenti: albanese (su appuntamento), algerino (su appuntamento), arabo, berbero (su appuntamento), cinese (su appuntamento), egiziano (su appuntamento), francese, inglese, italiano, marocchino (su appuntamento), persiano (su appuntamento), siriano (su appuntamento), siro-libanese (su appuntamento), spagnolo e tedesco.

Ci sono poi moltissime iniziative lanciate da donne di tutte le fasce di età sui social, un esempio fra tutti il profilo Instagram DonneXStrada. Si tratta di un’associazione no profit “per la sicurezza in strada e contro la violenza di genere” che, negli anni, è riuscita a creare dei rifugi sicuri per persone – in particolare donne – in situazioni pericolose: i cosiddetti Punti Viola, poiché segnalati con un bollino di questo colore per essere riconoscibili. Se una donna entra in un Punto Viola perché si sente in difficoltà, il personale può offrire ascolto, primo sostegno e orientamento verso risorse utili (centri antiviolenza, avvocati, psicologi). Esempi di Punti Viola, anche molto vicini a noi, sono i più di 250 negozi TIM sparsi per tutto lo stivale, alcuni punti vendita Carrefour Italia e centri commerciali come il Bicocca Village a Milano.

Sono tante le forme di aiuto a disposizione, l’importante è avere la forza di farsi aiutare.

Immagine in evidenza: Freepik

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