Popstar crocifisse: scandalo e ispirazione religiosa nella musica

Da Madonna a Rosalía, passando per le regine della scena pop italiana contemporanea, tutte giocano con simboli religiosi, portando a non poche critiche: il femminile divino sembra ancora spaventare tanto.

Religione: senso e ispirazione

La religione in generale, e in particolare quella cattolica, ha sempre esercitato un’influenza profonda sulla cultura occidentale. Il cattolicesimo non solo ha fornito un quadro di dogmi e simboli capaci di dare un senso all’esistenza umana, ma nel tempo è diventato anche una delle principali fonti di ispirazione per arte, architettura, letteratura e naturalmente musica. Se è immediato pensare alle opere rinascimentali o alle grandi composizioni della musica classica, anche le espressioni creative più recenti non sono immuni al fascino del sacro: lo dimostra la musica pop, che spesso attinge all’immaginario religioso per raccontare, provocare e reinterpretare temi legati all’identità e alla società contemporanea.

Madonna: un nome un destino

Se si pensa alla scena pop, è impossibile non pensare a Madonna, colei che nella sua carriera ha saputo provocare e innovare, ridefinendo il genere. Quello che potrebbe sembrare un nome d’arte è in realtà il suo nome di battesimo: Madonna Louise Veronica Ciccone, nata nel Michigan nel 1958 da una madre di discendenza franco‑canadese e un padre italiano. Fin da piccola riceve un’educazione religiosa molto forte, circondata da statue sacre, altari cattolici, suore e preti, elementi che hanno senz’altro influenzato il suo immaginario.

Nel 1989 Madonna è già una popstar affermata e pubblica il singolo Like a Prayer. Il videoclip, diretto da Mary Lambert, è a dir poco rivoluzionario e controverso, mostrando croci cristiane in fiamme, stimmate sulle mani della cantante e statue sacre che prendono vita per baciarla, insieme a scene di denuncia della violenza razziale. L’unione tra tematiche sociali e spirituali non solo suscita indignazione nella Chiesa cattolica, ma consacra Madonna come intellettuale della musica pop, capace di creare canzoni che non solo fanno ballare, ma spingono anche alla riflessione.

Nel 2006 la cantante porta in tutto il mondo il suo Confessions Tour e, nel segmento dedicato a Live to Tell, sceglie di provocare ancora. Sul palco appare crocifissa su una croce che ricorda una palla da discoteca, con corona di spine e un contatore che segna 12 milioni: il numero di bambini africani rimasti orfani a causa dell’AIDS. Riprende così, ancora una volta, dal suo immaginario di bambina educata alla fede gli stessi simboli a lei tanto familiari e capaci di suscitare discussione, per mettere in luce importanti crisi sociali, ispirando future generazioni di musiciste.

Elodie e l’eredità della Ciccone

Non bisogna andare però troppo lontani nel tempo e nello spazio per trovare gli stessi riferimenti religiosi nel panorama pop. Nell’ultimo album di Elodie Mi ami, mi odi, infatti, vediamo la cantante in copertina anch’essa crocifissa su una croce fatta questa volta di altoparlanti. La popstar romana ha parlato infatti numerose volte di Madonna, dichiarando come il Confessions Tour sia stato uno dei primi concerti al quale ha assistito e da cui ha sicuramente preso ispirazione. Elodie infatti incarna perfettamente l’indipendenza e la ribellione di Madonna, dimostrandosi sempre libera e provocatoria rispetto a coloro che la criticano e che vorrebbero da lei performance meno audaci, soprattutto se accostate a simboli sacri.

Annalisa e le accuse di blasfemia

Rimanendo sempre nella scena italiana è impossibile non citare Annalisa e il suo ultimo album Ma io sono fuoco. Anche questo progetto è ricco di riferimenti cristiani e ha quindi suscitato non poche critiche. Le figure sacre appaiono più volte nei testi dell’album, ma lo fanno in particolar modo nel singolo Maschio, con citazioni dirette a Gesù, Maria, Adamo ed Eva che le hanno procurato un’accusa di blasfemia dall’ex senatore della Lega Simone Pillon.

Annalisa dichiara di aver inserito questi elementi sacri per porre l’attenzione sul senso di peccato e di punizione su cui è fondata la religione cristiana, richiamando gli ascoltatori del disco a una maggiore empatia verso lo sbaglio. Una scelta artistica sicuramente coraggiosa che, però, non è bastata a placare le polemiche: sul web la cantante è stata comunque travolta da critiche, arrivando perfino ad accuse di satanismo e di essersi “venduta l’anima al diavolo”.

Questo ci permette di iniziare a intravedere il fil rouge tra tutti i casi che stiamo analizzando. I testi di Annalisa, infatti, non denigrano le figure religiose: le citano, le evocano, ma non le insultano. Eppure la vicinanza tra una donna che si mostra libera e dinamica a determinati simboli sacri spaventa ancora molti, facendo scattare immediatamente lo scandalo. Un meccanismo che capiamo ancora meglio con l’ultimo esempio.

Rosalia: il femminile divino

Rosalía entra nella sua ultima era Lux, tingendosi un’aureola sui capelli, e da subito ci fa capire quanto quest’album sarebbe stato intriso di suggestioni religiose. Il suo ultimo progetto esplora infatti il tema del femminile divino in ogni suo aspetto: dalla copertina, dove appare vestita come una monaca, alle sonorità sontuose realizzate in collaborazione con la London Symphony Orchestra, fino ai testi.

Le lingue di fuoco discese sui discepoli durante l’episodio della Pentecoste, riportato dalla Bibbia, sembrano scendere anche sulla cantante spagnola, che scrive testi in lingue tra le più disparate: inglese, latino, arabo, ucraino, siciliano, italiano e non solo. Ogni lingua utilizzata non solo dimostra lo studio approfondito alla base del progetto, ma serve a raccontare la storia di una donna divenuta santa.

La canzone in italiano Mio Cristo piange diamanti è ad esempio ispirata alla figura di Santa Chiara d’Assisi, nobildonna che rinuncia alle sue ricchezze per avvicinarsi a Dio, mentre Porcelana, con parti scritte in giapponese, racconta la storia di Ryōnen Gensō, una monaca buddista che, secondo la leggenda, si sarebbe bruciata la faccia per essere accettata in un tempio che la rifiutava perché troppo bella.

Rosalía ci porta così storie di donne, talvolta bambine, costrette a una rinuncia per avvicinarsi al divino, annullando se stesse per poter essere accettate e diventando simboli di devozione.

Il sacro nelle mani delle donne

Le donne della musica pop sfidano e provocano attraverso il tema del divino, dimostrando quanto la vicinanza del femminile a questo tema possa spaventare e creare trambusto. Madonna lo sapeva bene e utilizzava sapientemente questo effetto per attirare l’attenzione su temi a lei cari. Elodie sfida le critiche, scegliendo autonomamente quali elementi del suo immaginario citare, anche quando ritenuti scabrosi. Annalisa si avvicina al tema per stimolare maggiore empatia verso lo sbaglio e il peccato, mentre Rosalía ripesca storie di figure sacre del passato, vestendone i panni in copertina e illustrandone il martirio che le ha rese beate.

Ognuna, a modo suo, si avvicina al divino: un mondo che forse percepiamo ancora troppo distante dalle donne, a meno che, come nelle storie alle quali Rosalía si ispira, non si rinunci a qualcosa: alla ricchezza, alla sessualità, alla libertà. Questo ci racconta molto su come la società, ai tempi di queste leggende e forse ancora oggi, vorrebbe che la donna fosse per poter essere contemplata accanto al sacro.

Immagine in evidenza: Goodfon.com

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