Bella, giovane e leggiadra. Lo sguardo blu, profondo e sfidante. Ogni fibra dell’essenza di Lady Hamilton – una delle figure femminili più influenti del suo tempo – catturata dalla donna che l’ha dipinta: Élisabeth Vigée Le Brun.

Élisabeth Vigée Le Brun
Disegnava dappertutto. Questo dicevano le monache del convento dove viveva la piccola Élisabeth Vigée Le Brun. Nata nel 1755, a Parigi tornò definitivamente ad abitare con la sua famiglia solamente all’età di undici anni. Su padre, il pastellista Luis Vigée, la riaccolse a casa, estasiato dall’idea che la figlia fosse predisposta per l’arte.
Come una vera e propria enfant prodige della pittura, si affermò nel panorama parigino già all’età di quindici anni, diventando una nota ritrattista. Tra i soggetti che dipingeva c’erano moltissime donne dell’alta società della capitale francese.
Nel 1775 sposò Monsieur Le Brun, un pittore svogliato che, come una sanguisuga, approfittò della fama di Élisabeth. La donna, nel frattempo, si era fatta strada al punto di arrivare a ritrarre Maria Antonietta in persona. Famoso l’episodio in cui la regina le raccolse dei pennelli che le erano caduti. In quel momento la pittrice era in in avanzato stato di gravidanza, nonostante ciò si rifiutava di lasciare la pittura, anche se solo tempiraneamente. Nel 1783 fu ammessa all’Accademia Reale di pittura e scultura, insieme con la sua rivale, Adélaïde Labille-Guiard.
Durante la Rivoluzione francese scappò. Grazie alla sua bravura fu invitata nelle più grandi corti europee e successivamente si dedicò ad un Grand Tour in Italia, in particola a Parma. Lì fu accolta tra i membri d’onore dell’Accademia Parmense.
Terminate le sommosse in madrepatria, Napoleone in persona la cancellò dalla lista degli émigrés, invitandola a tornare a Parigi e commisionandole i ritratto della sorella e Regina di Napoli Carolina Bonaparte.
Élisabeth Vigée Le Brun morì nel 1842 all’età di ottatasei anni, ognuno dei quali dedicato alla sua più grande ragione di vita: l’arte.

Emily Lyon
Emily Lyon nacque nel 1765, la natura curiosa e vivace della bimba emerse già dai primi anni di vita, ben presto fu chiaro che la sua esistenza sarebbe stata guidata dalla sua sete di avventura.
La famiglia della giovane era molto povera, il padre Henry – fabbro del paese – morì due mesi dopo la nascita della piccola. Crebbe senza soldi ed istruzione, tanto che all’eta di dodici anni andò a Londra per lavorare. In un primo momento fu assunta come domestica e poi lavorò in una casa di piacere. In questo luogo conobbe baronetto Harry Featherstonhaugh, che la portò nella sua tenuta facendole credere di provare dei profondi sentimenti per lei.
Abbandonata e incinta all’età di quindici anni, Ms. Lyon diede alla luce Emma, la sua prima figlia. In questa situazione Emily scrisse a Sir. Greville primo conte di Warwick, nipote dell’ambasciatore inglese a Napoli. Greville, innamoratosi di lei, accettò di darle una vita rispettabile, a patto che desse in adozione la figlia e cambiasse identità. Emily Lyon non esisteva più, al suo posto era sorta Emma Hart.
Nel nuovo contesto in cui si era inserita, Emma divenne la musa del pittore George Romney, che la immortalò in oltre cento dipinti, anche nei panni di donne straordinarie, come Circe e Cleopatra.
Sir. Greville, entrato in un periodo di crisi economica, decise di sposare una ricca ereditiera, consigliando all’amata di trasferirsi a Napoli presso la residenza di suo zio Lord Hamilton. Sir. William Hamilton, travolto dalla bellezza di Emma, decise di renderla Lady Hamilton sposandola, diseredando – di fatto – il nipote.

Lady Hamilton
Emma, nella nuova città, si distinse da subito per la sua intelligenza, attitudine per lo studio e doti sociali. Ben presto si inserì nella corte dei Borbone, insinuandosi nella rete aristocratica al punto di diventare amica intima della Regina Maria Carolina d’Austria, alcuni storici ipotizzano fossero amanti. La loro vicinanza permise ad Emma di soprassedere l’etichetta della corte napoletana. Era l’unica che poteva non inchinarsi ai monarchi e che non aveva nessun codice d’abbigliamento da rispettare. Grazie a ciò il suo modo di vestire divenne ammirato ed emulato, era lei che dettava legge su cosa andava di moda e cosa no.
Nel 1793 l’ammiraglio Horatio Nelson soggiornò a Napoli per stringere un’alleanza con i Borbone contro la minaccia francese. In qualità di moglie dell’ambasciatore fu incaricata di accoglierlo ufficialmente e , grazie alla sua influenza sulla Regina, lo aiutò ad ottenere il supporto che cercava. Cinque anni dopo l’ammiraglio tornò a Napoli, in questo periodo lui ed Emma diventarono amanti. La loro relazione incontrava pienamente il favore del marito di lei, data la stima reciproca che legava i due uomini.

La fine del sogno
Nel 1801, Emma diede alla luce Horatia, la figlia di Nelson e si trasferì a vivere con l’ammiraglio e il marito in un appartamento vicino Wimbledon, portando avanti uno dei ménage a trois più famosi della storia. Nel 1803, Sir. Hamilton morì lasciando ad Emma poco denaro. Due anni dopo Nelson cadde nella Battaglia di Trafalgar, tutti i suoi onori si riversarono sul fratello, nonostante il Governo inglese fosse a conoscenza di quanto l’intervento di Lady Hamilton fosse stato decisivo per ottenere i rinforzi e delle ultime volontà dell’ammiraglio di far pervenire all’amata e alla figlia un rendita mensile.
Dopo questa serie di spiacevoli avvenimenti, Emma trascorse un anno in prigione per debiti. Visse gli ultimi anni nella stessa miseria da cui era riuscita sfuggire, dedicandosi all’alcol e al gioco d’azzardo. Morì a cinquant’anni sola e in povertà ma il suo mito non smette tutt’ora di restituirle il lustro che si era creata con fatica e audacia.
Lady Hamilton as a Bacchante
Durante il suo soggiorno partenopeo, Emma, intratteneva i propri ospiti con delle performance che univano danza, prosa e recitazione. Con l’ausilio di alcuni teli si travestiva, posando nei panni di icone femminili dell’antichità, come Medea o Cleopatra. Queste esibizioni presero il nome di attitudes e affascinarono figure illustri della società dell’epoca, tra cui Goethe. Attraverso questi spettacoli Lady Hamilton rese l’abito drappeggiato alla greca all’ultimo grido, ogni donna dell’alta società desiderava emularla.
Emma, nel dipinto, veste i panni di una Baccante. Le Baccanti, anche dette Menadi, sono le mitologiche seguaci del culto di Bacco (o Dioniso). Celebravano il dio del vino tramite l’ebbrezza, il canto e le danze più sfrenate.
Sullo sfondo notiamo il Vesuvio simbolo della città dove la donna è riuscita a cambiare la sua vita. Libera e spensierata danza sulle note di una musica che non possiamo udire ma che possiamo immaginare ed intuire dalle movenze leggiadre ed allegre di lei.
Emma ci guarda, tratto insolito per una donna in un dipinto. Una figura femminile, di solito, è ritrattata con lo sguardo basso, fissarci come fa Lady Hamilton del dipinto non è solo un gesto di sfida ma delinea la sua personalità sfacciata.
Élisabeth Vigée Le Brun tenne il dipinto con sè per tutta la vita e, con il passare del tempo, apportò alcune modifiche. Originariamente uno dei veli che Emma usava durante la danza – come una settecentesca Salomè – si trovava nella sua mano destra. La pittrice scelse di eliminare anche la manica in stile greco del vestito. Questo non sottrasse fascino al soggetto, al contrario il braccio e la spalla – spogliati dal tessuto – erano ancora più in risalto, dando ulteriore slancio alla Lady.
La lunga chioma castana della protagonista del dipinto sembra prendere a sua volta parte alla danza, incoronata di foglie di edera – simbolo di vitalità e passione – così come erano solite fare le Baccanti.
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Immagine in evidenza: wikimedia

1 Commento
Francesco Miragliuolo
Articolo completo, senza fronzoli.
Chiaro, ben scritto e ben argomentato. Si legge piacevolmente