Cosa succede quando la creatività di un artista come Gustave Moreau incontra la mitologia greca? La tela raffigurante Giove e Semele rappresenta non solo una storia, ma un mondo straordinario, costruito dalla sapiente mano dell’autore, armata di colori ad olio e mossa solo dalla volontà della sua potente immaginazione.

Gustave Moreau
Il 6 aprile 1826, sotto la volta parigina risuonano i primi vagiti del figlio dell’architetto Louis Moreau e di sua moglie, la ricca ereditiera Pauline Desmoutiers. La passione del fanciullo per l’arte si palesa già in tenera età, propensione da sempre appoggiata dai genitori. Saranno proprio loro ad incoraggiarlo ad intraprendere la carriera di pittore. Formatosi prima presso lo studio di Picot, e poi alla Scuola delle Belle Arti (mai portata a termine), quello che maggiormente influenzò l’espressività di Moreau fu il suo viaggio in Italia. Il sui percorso artistico parte, quindi, dai pittori rinascimentali del Bel Paese per poi ibridarli ad uno stile nostalgico e grandioso che terminò il processo di maturazione nel 1864, quando raggiunse la fama grazie alla sua tela Edipo e la Sfinge.
Una tecnica unica, senza possibilità di replica, ogni singola pennellata racchiude un’incredibile dose di personalità. I dipinti di Moreau non sono mai collocabili in nessuna zona geografica, le ambientazioni trascendono la realtà e si catapultano nella dimensione del sogno.
“Nessuno poteva avere meno fiducia nell’importanza assoluta e definitiva dell’opera creata dall’uomo, perché credo che questo mondo non sia altro che un sogno.” – Gustave Moreau

Il Padre degli dei si è innamorato (un vizio)
Dalla cima del Monte Olimpo, il Padre degli dei sedeva mollemente sul suo trono. Annoiato e gravato del peso dell’immortalità nulla sembra riuscire a meravigliarlo più. Che esistenza sarebbe senza meraviglia? Inutile. Questo il dio della folgore lo sapeva bene e ogni volta che suo figlio Apollo faceva splendere il sole nella volta celeste, l’apatia di Giove aumentava.
Nemmeno il suo diletto preferito, osservare gli esseri umani, sembrava riuscire a tirarlo su di morale. Fino a quando il suo sguardo non si posò su una giovane e bellissima donna intenta a macellare con passione e ferocia un toro. Forse l’esistenza poteva essere addolcita. Il nome della fanciulla brutale era Semele, figlia di Cadmo, il primo re di Tebe, e di Armonia, dea dell’amore romantico, sacerdotessa del tempio di Giove, quest’ultimo, vedendola ricoperta del sangue della bestia, decise che sarebbe stata sua.
Vittima
Dopo il sacrificio la sacerdotessa si affrettò a raggiungere le sponde del fiume Asopo per lavare via il sangue coagulato della bestia che aveva appena squartato. Giove non potendo resistere alla sua bellezza prese le sembianze di un’aquila e iniziò a volerse sopra la testa. Con il passare del tempo i due si innamorarono sempre di più, concependo un figlio. Semele piena di gioia non riuscì a tenere solo per sè la notizia, e si confidò con la sua anziana nutrice Beroe, che in realtà non era altro che Era. La dea gelosa e risentita con il marito fedifrago insinuò molti dubbi nell’ingenua Semele circa la vera identità del suo amante. La sacerdotessa chiese, quindi, a Giove di giurare di esaudire una sua richiesta, il dio acconsentì. Semele voleva vederlo nella sua forma originale, cosa che la incenerì all’istante.
Prima di scendere nell’Ade, Giove riuscì ad estrarre il feto del loro figlio, Dioniso, dal ventre di Semele mettendoselo nella coscia per permettere al bambino di terminare la gestazione. Una volta cresciuto e diventato il dio del vino, Dioniso recuperò la madre dagli Inferi facendola diventare immortale.
I simboli di Giove e Semele
Osservando il dipinto il nostro sguardo viene prontamente attirato dall’imponente figura pseudo umana, che troneggia su tutte le altre per dimensioni e posizione. È Giove, il padre di tutti gli dei. Appolaiata alle sue spalle troviamo la moglie Era che, dopo essersi trasformata in megera per liberarsi della sua rivale Semele, riprende le sue sembianze divine. Un braccio del dio della folgore poggia su una lira, probabilmente quella del figlio Apollo, mentre la mano opposta regge un fiore di loto, simbolo di purezza, come pure ed ingenua era stata la richiesta che la sua amante gli aveva fatto.
Semele è mollemente posata su una coscia del suo amato. Dal suo fianco zampilli di sangue carminio indicano lo squarcio che ha permesso a Giove di estrarre dal corpo della donna il loro figlioletto. I lunghi capelli dorati di Semele sono intrecciati e prendono via via le sembianze delle piume di un pavone, non solo simbolo di vanità ma anche animale attribuito ad Era. Ai piedi della giovane Cupido piange, sa a cosa sta andando incontro la donna amata da Giove.
Una strana compagnia
Le figure dipinte intorno ai protagonisti si animano creando un crogiolo sincretico di pennellate dalle tinte contrastanti. Numerosi sono i richiami al cristianesimo, la donna vestita di blu che brandisce una massiccia spada insanguinata è la Vergine Maria. Sulla destra troviamo una fanciulla che regge un giglio bianco – che, come il fiore di loto, significa purezza e di ingeniutà – ha il capo cinto da una corona spine, simile a quella della Passione di Cristo.
Tornando alla sfera mitologica troviamo il Pan, il dio satiro legato al culto della natura e della fertilità. Dietro di lui una maestosa aquila nera, che richiama la forma assunta da Giove per avvicinarsi a Semele. Alla sinistra del padre degli dei i numerosi elementi presenti fanno riferimento ad altrettante religioni e culture.
Nella fascia inferiore scorgiamo la figura misteriosa di Ecate, dea della magia dal triplice aspetto, che si prepara ad accogliere Semele nell’Ade, scortata dalle numerose presenze sinistre.

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Immagine in evidenza: wikimedia

1 Commento
Francesco
Come sempre articolo con scritto, chiaro e appassionante