L’intelligenza artificiale, si sa, è divenuta ormai uno strumento largamente utilizzato e accettato in qualsiasi ambito della nostra quotidianità. Da quello scolastico, all’elaborazione e revisione di documenti, fino al settore militare. Insomma, l’AI ad oggi è un mezzo invasivo che prende piede nel mondo ad una velocità strabiliante e accompagna l’uomo persino sul campo di battaglia. Eppure non possiamo negare che, in fondo, percepiamo la sua presenza più inquietante che entusiasmante.
A cosa ci riferiamo quando parliamo di AI?
L’espressione “intelligenza artificiale” è entrata nel nostro vocabolario quotidiano e le sue mirabolanti capacità sono sulle bocche di tutti. Forse, però, è probabile che ad alcuni sfugga la natura profonda di questa creazione tecnologica. Per intelligenza artificiale, infatti, si intende quella branca dell’informatica che si occupa di studiare le capacità della macchina di simulare atteggiamenti e ragionamenti umani.
Ricreandone le sinapsi, l’AI riesce a riprodurre il funzionamento del nostro cervello e viene addestrata a comportarsi come un umano anche in situazioni critiche. Anzi, è proprio nell’ambito delle decisioni strategiche che gli uomini hanno iniziato ad impiegare questo tesoro informatico.
L’aspetto più elettrizzante (ma anche quello più spaventoso) è che lo sviluppo di questo settore ha portato l’intelligenza artificiale ad evolversi ben oltre alle sue abilità di auto-correzione, ragionamento e apprendimento. Attualmente è sfruttata come ausilio anche dai vertici delle imprese nella gestione del rischio e nella formulazione di strategie raffinate, ma non solo. Il suo campo di intervento si è esteso anche a settori che presuppongono il pensiero cognitivo e la coscienza, come quello militare. Insomma, agenti intelligenti e sistemi esperti ormai fanno parte della nostra realtà, ma in che modo intervengono in settori come quello militare?
Combattere contro l’AI… letteralmente
Con una prospettiva di investimento sull’intelligenza artificiale del 13% nel mercato globale per i prossimi cinque anni, il settore militare è uno dei contesti in cui l’informatica cognitiva ha preso piede con evidente successo. Il motivo principale? Sicuramente risiede nel concetto di “powerforce”, che secondo la definizione del Dipartimento di Difesa statunitense è “la capacità militare di raggiungere uno scopo di combattimento preciso“. Questa capacità degli eserciti (in particolare e sempre di più quelli delle maggiori potenze) è sicuramente implementata e stimolata dal livello di sofisticazione tecnica e di consapevolezza strategica di cui dispongono, e l’intelligenza artificiale a questo proposito torna sicuramente utile. In fin dei conti, in guerra lo scopo ultimo è quello di dimostrare la propria superiorità, schiacciando il nemico con ogni mezzo possibile.
Cinque campi operativi dominati dall’intelligenza artificiale
Aria, terra, mare, spazio, cyberspazio. Sono tutti i domini operativi identificabili sul nostro pianeta e tutti e cinque hanno aperto le porte all’AI. Nel campo dell’aviazione, ad esempio, l’uomo ha introdotto gli UCAV (Unmanned Combat Aerial Vehicle), che garantiscono prestazioni non equiparabili a quelle di velivoli pilotati da menti umane. Queste recenti progettazioni hanno una struttura leggerissima (sebbene siano dotate di armamenti di precisione) e permettono di ottenere risultati militari in minor tempo e con maggior efficacia, riducendo significativamente il livello di perdite umane.
Anche via mare sono molteplici i ruoli ricoperti dall’AI. Ad esempio, la U.S. Navy ha firmato un contratto da 6 milioni di dollari con Spear AI, progetto che nasce con l’idea di potenziare la guerra subacquea proprio impiegando l’intelligenza delle macchine. Parliamo di sensori acustici da montare su boe o navi e piattaforme hardware-software per una gestione integrata e ottimale dei dati raccolti.
Sul fronte, dunque, l’intelligenza artificiale diviene un’alleata significativa al fianco di innovazioni tecnologiche come nuovi materiali invisibili, materiali compositi per temperature elevatissime, tecnologie radar non convenzionali, droni. Non manca poi nella gestione di missioni autonome per sondare il territorio nemico o intercettarne droni, missili, attacchi indesiderati. Interessante è anche l’impiego dell’intelligenza artificiale per quel che riguarda i cyber attacchi volti a indebolire il nemico e privarlo del monopolio e della gestione dell’informazione, che, come si sa, è potere.

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L’intelligenza artificiale è maestra…
L’intelligenza artificiale rappresenta l’avanguardia della ricerca e cela ancora infinite potenzialità che l’uomo deve scoprire. Di certo l’AI è nata nel momento in cui l’informatica è riuscita a cavalcare strategicamente l’onda della digitalizzazione, che ha stimolato la creazione di una società sempre più interconnessa e inserita nel mondo digitale. Ciò ha contribuito col tempo all’accumulo di ampissimi volumi di dati di natura diversa e derivanti da tutti gli elementi connessi alla Rete. Si parla di Internet of Things e di Big Data, che l’intelligenza artificiale riesce a gestire in maniera ottimale, cosa che per l’uomo risulta impensabile.
L’elaborazione e l’interpretazione on-demand (su richiesta) in tempi così rapidi è essenziale sul fronte per avere tutte le carte in tavola per agire. Prendiamo in considerazione il cosiddetto ciclo di Boyd, o ciclo OODA, che identifica uno schema circolare composto da 4 fasi. Le prime due (Observe, Orient) prevedono la valutazione strategica della situazione sul campo con conseguente delineazione degli obiettivi da raggiungere. In seguito, le ultime due fasi (Decide, Act) le forze armate sono in grado di prendere decisioni tattiche sulla base di quanto appreso e di agire. In sostanza, l’intelligenza artificiale massimizza i risultati e garantisce all’uomo un notevole vantaggio sul nemico.
Inoltre, è uno strumento caratterizzato da una maggiore accuratezza e precisione tanto nelle analisi predittive quanto nella visione generale in situazioni critiche complesse. Insomma, avere il controllo sull’AI equivale a detenere un’arma potentissima, un asso nella manica.
… ma la mente umana è insostituibile
Detto questo, è evidente il ruolo sempre più fondamentale che l’intelligenza artificiale sta acquisendo in campo militare, tanto da risultare essenziale per la vittoria. Sui libri di storia ad oggi si annoverano sotto la voce di “innovazioni tecnologiche” l’introduzione di nuove leghe di metallo, delle baionette durante la prima guerra mondiale, fino ad arrivare ai carri armati e alle armi nucleari. Ecco, ora ci troviamo davanti all’apoteosi dell’informatica, ad un’arma potente come quelle sopracitate ma forse ancora più subdola.
È per questo, infatti, che ci si interroga anche su quelli che possono rivelarsi i risvolti negativi della sua applicazione in campo militare. Un primo ganglio essenziale riguarda il fatto che l’AI è in grado di sbagliare, sebbene sia una macchina che agisce ad alte prestazioni e con alte probabilità di successo. Già solo considerando i falsi positivi che questa può rilevare, risulta chiaro come un suo minimo errore possa innescare scontri d’ampio raggio e incrinare rapporti già in tensione. Per di più, il suo impiego al fronte scatena questioni in merito a chi si debba eventualmente assumere le responsabilità degli errori che commette.
In secondo luogo, alcuni esperimenti hanno sottolineato l’importanza della figura umana in situazioni cruciali e delicate come la guerra. Infatti, agli inizi del 2000 la DARPA (Defence Advanced Research Projects Agency) ha testato i sistemi intelligenti posizionando una squadra di Marines in un’area gestita da un sistema autonomo, ordinandole di avvicinarsi. I soldati sono riusciti a escogitare una strategia d’azione efficace: si sono posizionati sotto una scatola di cartone impedendo al sistema di rilevarne la presenza. In pratica la macchina non ha riconosciuto la scatola quale aggressore potenziale, dimostrando che l’AI ancora presenta delle lacune che devono essere colmate dalla supervisione dell’uomo.
Cosa ci riserva il futuro?
Dunque, questa forma di intelligenza all’avanguardia risulta non essere ancora pronta a soppiantare la figura umana in ambiti puramente strategici e decisionali. Infatti, la mente dell’uomo rimane decisiva per decretare la validità delle scelte prese dall’intelligenza artificiale. È altamente difficile prevedere l’andamento di queste tecnologie in campo militare, ma sembra certo che per il momento il nostro ingegno e le nostre facoltà di consapevolezza e coscienza rimangono senza eguali. La vera domanda è: per quanto ancora sarà così?
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