Buon compleanno a Leonardo DiCaprio, che compie oggi 51 anni!
Ecco un breve riepilogo della sua vita sul set e fuori, in occasione di questa giornata.
Quali sono le curiosità più eclatanti che contraddistinguono l’attore? A parte il fatto di stare solo con venticinquenni, intendo. Diamo uno sguardo alla sua carriera e alla sua condotta come uomo fino ad oggi.
Le origini
Leonardo Wilhelm DiCaprio nasce a Los Angeles l’11 novembre 1974, da padre di origini italiane – come facilmente deducibile dal cognome – e madre tedesca.
È ormai nota a molti la storia di come i genitori della star abbiano deciso proprio questo nome. Fu davanti a un dipinto di Leonardo da Vinci custodito presso la Galleria degli Uffizi di Firenze che Irmelin, la madre, sentì per la prima volta un dolce calcetto nel grembo; da qui la decisione di chiamare il figlio come il famoso inventore, in segno di ammirazione. È forse meno noto ai più, però, che nel 1991 il suo primo agente cercò di convincere il giovanissimo DiCaprio a cambiare nome in Lenny Williams, ritenuto più american friendly e adatto all’epoca. Leonardo si rifiutò, proteggendo a tutti i costi le sue origini e divenendone, di fatto, il titolare dal punto di vista commerciale nel 1999. Un’ottima intuizione, direi.
L’infanzia del piccolo Leo non proseguì, purtroppo, in maniera del tutto tranquilla e serena. I genitori si separarono quando lui era ancora in tenera età, portandolo di conseguenza a crescere, in periferia, con la madre sola. Non mancarono inoltre i problemi economici, che costrinsero i due a cambiare sistemazione più volte negli anni.
Sin da piccolissimo, Leonardo iniziò a frequentare il mondo della tv. A soli tre anni, partecipò a Romper Room, un programma per bambini andato in onda per ben quaranta anni. Lo ritroviamo poi in una pubblicità per il latte e, all’età di sedici anni, per la sua prima volta nel ruolo di attore vero e proprio in Genitori in Blue Jeans, una serie tv a cavallo fra gli anni ‘80 e ‘90. Inoltre, gli fu anche affidato un ruolo minore all’interno della soap opera Santa Barbara, dove comparì per la prima volta il 30 maggio 1990, nei panni del giovane Mason Capwell, uno dei personaggi principali.

Crescendo, DiCaprio non frequentò una vera e propria scuola superiore, ma il General Educational Development (GED) , un equivalente che, attraverso delle verifiche di studio su quattro diverse aree tematiche, conferisce una certificazione in grado di confermare che chi l’abbia ottenuta sia al pari livello di un qualsiasi altro studente liceale statunitense o canadese.
Dopo il “diploma”, il ragazzo si iscrisse alla University of California – Los Angeles (UCLA), un istituto pubblico ad oggi annoverato fra i più importanti e prestigiosi al mondo.
Il cinema
Fatta eccezione per il primissimo film a cui prese parte – Critters 3, un b-movie del 1991 -, possiamo ritenere Leonardo più che fortunato ad avere avuto l’occasione sin da giovanissimo di iniziare a lavorare con attori del calibro di Robert De Niro. Quest’ultimo, infatti, rimasto colpito, assieme al regista di This Boy’s Life, dallo spirito di ribellione e dall’assoluta mancanza di inibizione nei confronti di professionisti ben più grandi del diciassettenne, decise di averlo al suo fianco come collega per le riprese di quello che, all’uscita nelle sale, si rivelò un successo apprezzato dalla critica.

Nel 1993 uscì il secondo film che vide Leonardo tra gli attori principali, Buon Compleanno Mr. Grape. Ad oggi, possiamo tranquillamente dichiarare che questa resti una delle sue interpretazioni migliori. Magistrale è infatti la rappresentazione di un ragazzino affetto da disabilità intellettiva, forse grazie anche alla collaborazione dell’un po’ più grande Johnny Depp, che nella pellicola interpreta il fratello maggiore (ma che forse possiamo dire abbia un po’ ricoperto questa mansione anche fuori dal set). Fu grazie a questo film che l’attore ottenne la sua prima candidatura ai Golden Globe nel 1994, oltre che la primissima candidatura agli Oscar (lontano dall’arrivare, come sappiamo) in qualità di migliore attore non protagonista.

Tre insuccessi furono invece il western Pronti A Morire, il biografico Ritorno dal Nulla e il drammatico Poeti dall’Inferno, accolti freddamente dalla critica a causa di regia e adattamento cinematografico. Sharon Stone, in veste di produttrice e interprete principale della prima pellicola, nonostante le avversioni della Sony Pictures, insistette fortemente affinché DiCaprio venisse scelto per la parte, al punto da coprire lei stessa il costo del suo salario. Il suo ruolo nel terzo film sarebbe invece dovuto appartenere a River Phoenix, prematuramente scomparso a causa di un’overdose di speedball – cocktail di droghe composto da eroina e cocaina.

La fortuna tornò però presto a sorridergli. Il ‘96 fu infatti un anno memorabile per la sua carriera grazie all’uscita di Romeo + Giulietta di William Shakespeare – che gli fece ottenere tre nomination agli MTV Movie Awards e la premiazione al Festival di Berlino nella categoria miglior attore – e grazie all’uscita di La Stanza di Marvin, durante le riprese del quale collaborò con attori dal calibro di Meryl Streep, Diane Keaton e Robert De Niro.
Molto più avanti nel tempo, nel 2012, in Django Unchained, diretto dal formidabile Quentin Tarantino, Leonardo DiCaprio interpretò Calvin Candie, un sadico proprietario di piantagioni del XIX secolo. La sua performance fu particolarmente intensa: nella celebre scena della cena, nello sbattere la mano sul tavolo, DiCaprio si tagliò davvero con un frammento di vetro. Nonostante il sangue, continuò a recitare senza interrompere la scena, mantenendo la tensione drammatica e impressionando cast e troupe, al punto che Tarantino decise di mantenerla nel montaggio finale.

Il film per cui tutti lo conoscono
Dal ’96, il successo dell’attore aumentò sempre di più, andando a consacrarsi anche a livello nazionale con il colossal – dal budget stimato di quasi 200 milioni – Titanic. Sorprendentemente, DiCaprio non fu la prima scelta per il ruolo del giovane e squattrinato Jack, ma nemmeno l’ultima. La parte infatti, dopo essere stata negata a molti altri pretendenti, fra i quali, per esempio, Matthew McConaughey, Chris O’Donnell, Billy Crudup e Stephen Dorff, fu assegnata a River Phoenix. A causa della sua morte a soli ventitré anni, Leo andò a sostituirsi per la seconda volta all’attore, probabilmente anche per merito della grande somiglianza fra i due.
La sfortuna nella sorte di un collega è stata quindi la fortuna di un altro, poichè il film arrivò ad ottenere un incasso pari a un miliardo ottocentocinquanta milioni trecentomila dollari già a un anno dall’uscita. La fama che accompagna tutt’ora questo film è innegabile, come dimostra il primato per il maggior numero di Oscar mai realizzato, un risultato ottenuto soltanto, sei anni dopo, da Il Signore degli Anelli – Il ritorno del re di Peter Jackson.
Dopo Titanic, una serie di incontestabili successi attesero DiCaprio, decretandolo come uno dei migliori attori del suo tempo.

Il sodalizio con Martin Scorsese
Quella fra il regista e l’attore è una delle collaborazioni più prolifiche e incisive del cinema contemporaneo, spesso paragonata a quella storica tra Scorsese e De Niro.
La loro partnership iniziò nei primi anni 2000 con Gangs of New York, quando Scorsese cercava un nuovo attore con cui costruire un percorso artistico sul lungo periodo, mentre DiCaprio, reduce dal successo di cui sopra, iniziava ad ambire a ruoli più maturi e pretenziosi.
Ad oggi, i due insieme hanno realizzato ben sei film: Gangs of New York (2002), The Aviator (2004), The Departed (2006), Shutter Island (2010), The Wolf of Wall Street (2013) e Killers of the Flower Moon (2023). Si tratta indubbiamente di un’accoppiata vincente, poiché questo connubio portò Leonardo a vincere un Golden Globe nel 2004 e Martin a ottenere il suo primo Oscar come miglior regista nel 2006.
In venti anni, il loro rapporto si è consolidato non solo come coppia regista-attore, ma come vera e propria partnership produttiva. DiCaprio è stato spesso coinvolto nella scelta dei progetti, e Scorsese lo considera come un “figlio cinematografico“, un attore con cui condividere una sensibilità comune.

Finalmente l’Oscar
Strano a dirsi, vista la vastità di opere in cui l’attore prese parte sin da minorenne, ma l’Oscar per DiCaprio fu a lungo soltanto un lontano miraggio. La situazione, a un certo punto divenuta quasi paradossale, portò persino alla creazione di diversi meme a riguardo, poiché a tutti sembrava assurdo che un professionista del suo calibro non ne avesse mai ottenuto uno. Alle tante però, finalmente, anche l’agognato riconoscimento arrivò.



Leonardo dovette aspettare il 2015, dovette aspettare che ventiquattro anni passassero dalla sua prima volta di fronte a una cinepresa al momento in cui un Oscar finì nelle sue – sicuramente desiderose e altrettanto sicuramente meritevoli – mani.
Ci vollero quasi quasi quattordici anni, prima che The Revenant fosse pronto perché potessero iniziare le riprese. Come protagonista iniziale si pensò a Christian Bale, ma il progetto della produzione di questo capolavoro fu preso e abbandonato talmente tante volte che non fu prima del 2011 che si decise, per volere della regia, che Sean Penn e Leonardo DiCaprio sarebbero stati gli interpreti di due dei ruoli principali.
La performance di quest’ultimo è considerata una delle più estreme e intense della sua carriera, sia fisicamente che mentalmente, ma è proprio grazie a questa se dopo una lunga attesa l’americano ottenne finalmente un Oscar. Il film fu girato quasi interamente in luoghi reali, con luce naturale, costringendo la star a sopportare temperature sotto lo zero – in mezzo alla neve o in fiumi ghiacciati -, affrontare tormente di neve e vento e trascorrere ore all’aperto indossando solo i costumi dell’epoca.
Occorre però sfatare un mito: molti credono che la premiazione sia dovuta anche grazie a una scena particolarmente memorabile durante la quale il protagonista apre il ventre di un vero cavallo morto e ci si infila dentro per sopravvivere al gelo. Ecco, il cavallo – per fortuna – era finto. Ciò non toglie comunque che si tratti di uno dei più alti momenti attoriali di DiCaprio, che dovette comunque girare la scena in condizioni climatiche gelide, all’interno di un prop strettissimo e scomodo, oltre che viscido e claustrofobico. La scena fu provata e girata più volte, a causa anche dell’importanza dell’impatto emotivo enorme, anche solo a livello simbolico. È bene ricordare, inoltre, della dieta vegetariana seguita da Leonardo, secondo i dettami della quale un’interpretazione del genere non deve sicuramente essere stata una passeggiata. Al netto di ciò, stupisce di più forse sapere che era invece vera la carne cruda che il protagonista mangiava per sopravvivenza una volta uccise le sue prede.



Oltre al ruolo d’attore?
Nel 2004 l’attore diventò anche produttore, fondando la Appian Way Productions, con cui produsse il film The Assassination con protagonista Sean Penn e, fra gli altri, The Wolf of Wall Street e Revenant, candidati agli Oscar.
Prendendo però le distanze dal mondo cinematografico, DiCaprio ha avuto modo di dimostrare negli anni anche un interesse non indifferente per il nostro Pianeta. La sua partecipazione nel contesto dell’attivismo ambientale prese avvio già subito dopo il successo di Titanic, con la fondazione della Leonardo DiCaprio Foundation. Si tratta di un’organizzazione senza scopo di lucro dedicata alla promozione della consapevolezza ambientale, con particolare focus sul problema del cambiamento climatico, nel tentativo di preservare la biodiversità della Terra e sostenere l’energia rinnovabile. Non mancano inoltre i viaggi, durante i quali vengono condotti documentari a scopo divulgativo per illustrare le emergenze del nostro Pianeta.
Ingenti somme furono poi donate per la tutela dell’ambiente e per cause umanitarie: Leo sostenne il WWF e Haiti dopo il terremoto del 2010, finanziò la protezione delle tigri in Nepal e contribuì alle campagne contro bracconaggio e commercio illegale. Organizzò una grande raccolta fondi a Saint-Tropez che fruttò venticinque milioni per oceani, foreste e specie minacciate, e assieme alla Earth Alliance donò milioni per l’Amazzonia e per gli incendi in Australia.

Un fun fact interessante da sapere concernente ciò è che il suo attivismo portò lo statunitense all’ottenimento di un riconoscimento quantomeno bizzarro: nel 2018 una nuova specie di coleottero è stata a lui dedicata, prendendo il nome di Grouvellinus leonardodicaprioi.
Immagine di copertina: People
