Quando alziamo lo sguardo verso il cielo notturno, quello che vediamo sono stelle, pianeti e la nostra galassia, tutti corpi lontani e apparentemente immobili, circondati da un vuoto e un silenzio che sembrano infiniti. Se vi dicessi che c’è di più? Se vi dicessi che, in realtà, noi e il nostro pianeta siamo costantemente sotto una pioggia cosmica? Un flusso invisibile e infinito di ciò che, un tempo, faceva parte di supernove, buchi neri e stelle che, come un messaggero invisibile di catastrofi lontane, ricopre da sempre il nostro mondo di lacrime stellari.
Preparate gli ombrelli, i caschi da astronauti e i fazzoletti. Si parte!
Lacrima
Prima di prepararci a seguire il viaggio di una lacrima cosmica bisogna, come sempre, partire dall’inizio. Cos’è esattamente questa “pioggia cosmica”? E come si forma?
Con il termine “pioggia cosmica” ci si riferisce a dei veri e propri raggi cosmici, ovvero dei fasci di particelle provenienti dai più svariati corpi celesti come i getti di galassie attivi, i buchi neri super massicci o le collisioni di stelle di neutroni; ma la maggior parte dei raggi cosmici proviene da delle supernove, ovvero una mastodontica esplosione stellare che si verifica quando una stella esaurisce il “combustibile” e muore, liberando un energia tale da far accelerare le particelle fino ad una velocità simile a quelle della luce, che le farà viaggiare per l’universo sotto forma di raggi cosmici.
Ci sono casi in cui le particelle possono ritrovarsi a viaggiare per milioni o addirittura miliardi di anni, attraversando campi magnetici, nubi interstellari, mondi ignoti e galassie intere prima di raggiungere la Terra; pensateci, la particella che in questo momento sta attraversando la vostra mano potrebbe essere partita da una stella che ormai non esiste più da miliardi di anni.
Quando sono stati scoperti? E come è stato possibile se non si vedono?
Nel 1912 la scienza stava ancora cercando di capire da dove provenissero le radiazioni naturali che si misuravano costantemente nell’aria anche in assenza di fonti radioattive vicine; mentre la maggior parte della comunità scientifica affermava che le radiazioni arrivavano dal suolo, il fisico austriaco Victor Hezz decise di mettere alla prova questa ipotesi misurando le radiazioni a diverse altezze: salendo di quota su una mongolfiera scoprì che le radiazioni non diminuivano…. ma aumentavano, dimostrando che le radiazioni non erano terrestri, ma extraterrestri.
Ad oggi, telescopi come l’Observatorio Pierre Auger in Argentina o l’IceCube Neutrino Observatory in Antartide continuano a studiare questi fenomeni invisibili cercando di capirne l’origine e di comprenderne le leggi.

Pianto filtrato
Una volta sulla Terra, cosa succede ai raggi cosmici?
Quando un raggio cosmico entra in contatto con l’atmosfera terrestre, avviene una vera e propria reazione a catena: la particella primaria, che spesso è un protone, si scontra con gli atomi di azoto e ossigeno dell’aria, generando una serie di reazioni che danno vita a nuove particelle (come i muoni e i neutrini). Questa sequenza di eventi dà vita ad una specie di pioggia che può estendersi per diversi chilometri e arrivare fino al suolo.
Provando ad immaginarlo come qualcosa di più “materiale”, è come se ogni volta che una particella cosmica colpisse l’atmosfera scoppiasse un microscopico temporale invisibile ai nostri occhi, ma ben visibile agli strumenti scientifici. Secondo quanto è emerso dalle ultime ricerche, ogni secondo circa 100 raggi cosmici attraversano ogni metro quadrato della superficie terrestre in un flusso costante che varia leggermente in base ad alcuni fattori, tra cui la posizione geografica: ai poli, dove il campo magnetico è più debole, la quantità di parcelle è più elevata.
La nostra atmosfera e il campo magnetico, infatti, agiscono come uno scudo protettivo naturale capace di proteggerci anche dalle radiazioni: senza di essi, la vita sulla terra sarebbe costantemente e totalmente esposta a radiazioni extraterrestri letali nel lungo periodo.
Questa interazione non è solo spettacolare dal punto di vista fisico: influenza anche processi terrestri. I raggi cosmici ionizzano l’atmosfera, creando piccole particelle di carica che possono favorire la formazione di nubi. Alcuni studi, come quelli del fisico danese Henrik Svensmark, ipotizzano un legame tra l’intensità dei raggi cosmici e il clima terrestre — anche se il dibattito scientifico è ancora aperto.

Vivere sotto la pioggia
Quindi, cosa significa per la vita di un intero pianeta svilupparsi sotto una costante pioggia di energia?
Le implicazioni sono diverse e si estendono su vari fenomeni: partendo dall’atmosfera, per esempio, i raggi cosmici sono in grado di creare delle piccole particelle cariche che possono favorire la creazione di nubi altrimenti inesistenti; a causa di ciò, alcuni studiosi ipotizzano un legame molto più simbiotico tra i raggi cosmici e i climi terrestri, ma si tratta solo di teorie.
Per quanto riguarda la vita stessa, invece, alcuni studiosi della Stanford University hanno ipotizzato che la pioggia cosmica abbia contribuito e “indirizzato” uno dei misteri più antichi della vita, ovvero l’origine della “chiralità molecolare”.
Ok fermi, cos’è la chiralità molecolare?
Il termine “chiralità” deriva dal greco χείρ (khéir) e significa “mano”, ironicamente l’esempio più intuitivo per comprendere di cosa si tratta è proprio quello delle mani: la mano destra e la mano sinistra solo speculari, ma non sovrapponibili. Ecco, le molecole chirali funzionano allo stesso modo, ne esistono due versioni non sovrapponibili.
Come una chiave può entrare in una sola serratura, allo stesso modo nel corpo umano e in qualsiasi corpo vivente (e produttore di luce UPE 😉 solo una delle due versioni di una molecola funziona. L’altra, anche se è praticamente uguale, può essere inutile o addirittura dannosa. Tutto le forme di vita terrestri, quindi, usano solo una versione di alcune molecole, ma nessuno ha ancora compreso cosa ci spinge a preferirne una rispetto all’altra.
E qui arriviamo al collegamento con lo spazio: alcuni scienziati pensano che la “scelta” derivi dalle stelle; l’idea è che le radiazioni dei raggi cosmici possano avere un ruolo in tutto questo e che filtrando attraverso di noi possano alterare alcune molecole, portando l’evoluzione a preferirne un tipo rispetto ad un altro. Paradossalmente, la stessa radiazione che può minacciare la vita ha anche contribuito a crearla.
Fermarsi e pensare che ogni secondo, su ogni centimetro del globo, impatti una particella proveniente da chissà quale zona sconosciuta dell’universo, è quasi surreale; siamo sotto una pioggia che non vediamo, che probabilmente ci ha in parte plasmati e che senza la nostra atmosfera potrebbe ucciderci.
Forse un giorno saranno le particelle del nostro defunto Sole a raggiungere un pianeta alieno sconosciuto, però, nonostante tutto, restare sotto la pioggia continuerà a ricordarci che siamo parte di quel cielo che ci bagna e che, goccia dopo goccia, racconta la storia di ciò che è stato.
Musica di sottofondo: Pixabay
