È davvero difficile, forse impossibile, descrivere l’artista che è Björk con una singola definizione, o inscatolarla in una singola categoria. Oggi ci proveremo parlando di Human Behaviour, uno dei suoi primi progetti da solista, uscito nel 1993 all’interno dell’album Debut. Il pezzo è la risposta ad una semplice riflessione: gli esseri umani sono davvero animali?
Per Björk certamente sì. Ma andiamo con ordine. Bentornati su Unplugged, dove oggi andremo alla scoperta di una delle personalità femminili più interessanti del panorama musicale alternativo. E lo faremo analizzando un brano dalle mille sfaccettature sonore ma con un significato particolarmente diretto. In fondo, l’uomo è un animale come tutti gli altri.
La strega del Nord
Björk Guðmundsdóttir è nata il 21 novembre 1965 a Reykjavík, nella fredda e remota Islanda. Definirla cantante o musicista è forse riduttivo, in quanto la sua carriera ha abbracciato tutte e 7 le arti e le ha amalgamate in uno stile musicale e creativo non ben delineabile. A dire il vero, quasi tutto ciò che la riguarda è poco conforme ai modelli tradizionali.
Cresciuta in una comune hippie insieme alla madre, a soli 11 anni ha registrato il suo primo album, composto da cover in islandese di brani famosi. Durante l’adolescenza ha sperimentato diversi generi musicali, per lo più intorno alla sfera del punk, entrando a far parte di numerose band. Ottiene il primo assaggio di fama diventando nel 1986 la voce degli Sugarcubes, band che raccoglierà un moderato successo anche all’estero. Dopo lo scioglimento degli Sugarcubes, Björk si trasferirà a Londra, dove darà inizio al suo progetto solistico.
Da allora, in più di 30 anni di carriera, ha composto un repertorio musicale che trascende da qualsiasi regola già scritta. Le sue canzoni piegano a proprio piacimento i canoni della musica, mescolano tra di loro suoni tribali, chitarre elettriche e strumenti a fiato, utilizzano linee vocali che vanno spesso anche oltre l’uso delle parole. D’altronde, la “stranezza” è sempre stata uno degli ingredienti principali del successo di Björk. Dai tratti somatici vagamente eschimesi, ai look stravaganti e simili ad opere visive ( è celebre il suo abito a forma di cigno indossato agli Oscar del 2001), al suo rapporto schietto e poco cortese con la stampa, non si è mai adattata all’ordinarietà.
Avanguardie concettuali
Björk ha registrato complessivamente 10 album in studio, nei quali si è cimentata in diverse sfumature sonore, spaziando tra rock alternativo, jazz, musica elettronica e trip hop, con l’inserimento anche di strumenti piú classici come arpe e flauti. Quasi tutti i suoi lavori sono assimilabili alla nozione di concept album, e sono accompagnati da controparti visive e video musicali degni di nota.
Debut (letteralmente “debutto”) è uscito nel 1993 ed è la sua prima raccolta da solista. È particolarmente influenzato da tonalitá dance e sintetiche, con una forte presenza di strumenti a percussione. Oltre a Human Behaviour, di cui parleremo piú tardi, contiene brani upbeat e particolarmente “ballabili” come Big Time Sensuality e Venus as a Boy.

Debut è stato seguito dai due lavori piú famosi di Björk, Post e Homogenic, usciti rispettivamente nel 1995 e nel 1997. Post è un mix di sound variegatissimi: si passa dai beat industriali di Army of Me, alla delicata e tragica Hyper-ballad, alla celeberrima cover di It’s Oh So Quiet, brano jazz degli anni ‘50, di cui la reinterpretazione ha superato per fama l’originale di Betty Hutton.
Homogenic è invece un tripudio di avanguardie e sperimentazioni anche molto coraggiose, come la elettrica Pluto, canzone che sembra quasi aliena. Ricordiamo anche Jóga, un bellissimo omaggio alla terra islandese, e All Is Full of Love, che divenne nota soprattutto per il suo video musicale ritraente due robot umanoidi.

Con l’arrivo del nuovo millennio, la musica di Björk si è trasformata in una forma di arte contemporanea, con lavori sempre più metaforici e accompagnati dall’utilizzo della realtà virtuale, da mostre d’arte, film e show immersivi. La sua ultima tournèe, Cornucopia, si è conclusa nel 2023, e ha toccato tutti i continenti, arrivando anche a Bologna.
Studio del comportamento umano
Se ti dovessi mai avvicinare ad un umano, preparati a rimanere confuso. Così si apre Human Behaviour, brano che parla dell’essere umano da un punto di vista esterno, come se ci si avventurasse in uno strano esemplare nel bosco. L’intero testo è infatti una specie di relazione scientifica sulle abitudini comportamentali degli uomini, dei quali viene delineato un carattere privo di ogni logica e difficile da interpretare. Visti da fuori risultiamo incomprensibili, fuori dagli schemi, troppo coinvolti dalle nostre emozioni e spesso lunatici. L’artista ha dichiarato di essersi ispirata ai documentari sugli animali di David Attenborough per la canzone, applicando lo stesso metodo di osservazione sulla nostra specie.
There’s definitely, definitely, definitely no logic
To human behaviour
BJÖRK
La melodia del brano segue lo stesso tono “animalesco” del testo, in un crescendo continuo di percussioni. Il ritmo è tribale e incalzante e viene incorporato da linee di basso e suoni elettronici. In questo brano è contenuta anche una delle peculiarità più tipiche del sound di Björk, ovvero i vocalizzi fuori testo e fuori ritmo, ancora più presenti nelle performance live di questo pezzo.
Il videoclip
Diretto dal regista francese Michel Gondry, il video musicale di Human Behaviour rappresenta l’incontro tra uomini e animali ispirandosi alla fiaba di Riccioli d’oro e i tre orsi. Lo stile visuale è quello tipico dei programmi per bambini, con grandi animali di peluche, case di cartapesta e scene nonsense e comiche. Il video è surreale e simile ad un sogno lucido, ed incarna un po’ lo stile delle rotazioni di MTV di quegli anni.
Beh, il concetto ora è chiaro. Come diceva Aristotele, l’uomo è un animale sociale, razionale (a volte), ma pur sempre un animale. Forse tenerlo a mente ci puó aiutare a vedere con occhi diversi il nostro pianeta e ciò che ci circonda. Ed averne cura.
Immagine in evidenza: culturedmag
