In collaborazione con il Club di Dibattito della nostra Università, vogliamo oggi far luce su quelli che sono stati gli scontri verbali dal maggior impatto storico e capire cosa trarre da essi, sfruttando i consigli e le regole di chi il dibattito lo fa.
Cosa vuol dire fare dibattito?
Secondo il dizionario Devoto Oli, un dibattito è una discussione animata e argomentata, spesso pubblica, tra due o più persone su temi politici, culturali, morali o d’attualità. La definizione che invece dà il dizionario Treccani è quella di un confronto di opinioni, in forma più o meno ordinata, su un argomento di interesse comune, tra due o più persone, in pubblico o in privato. Chiarita dunque l’accezione da dare alla parola in sé e per sè, resta però da capire cosa voglia dire, nell’effettivo, fare dibattito.
Quest’attività segue infatti una serie di regole e procedure senza le quali non sarebbe possibile dire di star avendo uno strutturato dibattito, perlomeno non secondo quelli che vogliono essere i paradigmi ufficiali. Il Club di Dibattito della nostra Università, in questo caso, è per ovvie ragioni molto ferrato e ci spiega che per poter avere una discussione ben organizzata non servono soltanto direttive chiare, ma anche ruoli specifici. Il modello su cui ci si può basare è vario, ma l’obiettivo è sempre lo stesso: imparare a riuscire a sfruttare la dialettica per promuovere la propria opinione come vincente.

La struttura del nostro Club di Dibattito
Il Club di Dibattito in IULM sfrutta il modello parlamentare britannico per organizzare i propri incontri (dalla durata di un’ora e mezza ciascuno, il venerdì pomeriggio).
Così, si riprendono anche le figure più rilevanti del mondo politico per trasportarle in aula e affidare a ciascuno un compito. Ci si divide in più squadre (tendenzialmente in coppia) a seconda del numero di partecipanti e, di nuovo, si viene divisi fra “pro” e “contro” (a seconda se si debba sostenere o meno la causa, ovviamente). Alcuni dei ruoli principiali sono quelli del prime minister e del government whip per lo schieramento a favore e quelli del leader of opposition e dell’opposition whip per la controparte.
Ogni speech deve avere una durata non maggiore di 7 minuti e nè durante il primo nè durante l’ultimo è possibile fare domande. Se si farà parte del lato delle argomentazioni o del lato delle confutazioni è, inoltre, assolutamente casuale. L’obiettivo di questa attività extracurriculare è infatti quello di sviluppare l’abilità di sostenere qualsiasi tesi ci venga affidata, a prescindere che la condividiamo o meno. È dunque fondamentale avere (o esercitarsi a sviluppare) una grande oggettività e imparzialità – doti utili in qualsiasi contesto, non soltanto quello oratorio.
Naturalmente, essendo casuale anche la natura degli argomenti proposti, all’inizio di ogni lezione di coaching vengono concessi 15 minuti per potersi aggiornare e preparare sulla discussione che starà per avere luogo – cosa normalmente non concessa durante le competizioni ufficiali. L’obiettivo ultimo, per chi lo desidera, è infatti quello di arrivare a gareggiare a livello nazionale o addirittura internazionale: sono attualmente nove gli studenti in IULM iscritti a una sfida del primo tipo e tre a una del secondo.

Il dibattito nella storia
Il dibattito ha sempre fatto parte delle relazioni umane, e così sarà fino alla fine dei giorni. È imprescindibile che individui diversi portino avanti teorie diverse e lottino per farle valere. E se ad oggi esistono delle regole fondamentali per portare avanti una discussione ordinata e civile, lo stesso non si può dire delle discussioni del passato.
Uno dei primi a “far dibattito”, per così dire, fu senza dubbio il greco Socrate, fondatore della maieutica. Questa, definita come “l’arte di far partorire le idee”, consisteva nella volontà del filosofo di passeggiare per la città di Atene “importunando” i suoi concittadini proponendo loro dubbi esistenziali dalla portata magistrale. La maggior parte di loro si allontanava a metà fra lo sconcertato e l’infastidito, ma capitava anche che Socrate trovasse delle solide controparti con cui portare avanti la propria discussione e i pensieri di entrambi. Non si potrà propriamente parlare di dibattito come lo intendiamo noi oggi, ma il lavoro del padre della filosofia morale, che utilizzava lo strumento critico dell’elenchos (“confutazione”) durante i suoi dialoghi, applicandolo prevalentemente all’esame in comune (ἐξετάζειν) di concetti morali fondamentali, ha sicuramente messo le basi per quello che è il dibattito oggi.
Molto più avanti nel tempo, riconosciamo anche nello scontro fra Guelfi – a sostenimento del Papato – e Ghibellini – a sostenimento dell’Impero Romano – un importante esempio di dibattito. Fu un vero e proprio dibattito storico e ideologico, che mise a confronto idee diverse tra due modelli di società, anche se non nel senso “moderno” di confronto verbale pubblico. In questo caso non vediamo uno scontro tra due individui specifici, bensì tra due fazioni composte da una moltitudine di individui, e dunque da una moltitudine di espressioni differenti. Tutte le discussioni che hanno diviso nel tempo Chiesa e Stato, in realtà, possono essere ritenute tali. Un lungo confronto di visioni politiche che ha segnato, segna e segnerà sempre notevolmente il nostro Paese, incidendo sulla sua formazione e cultura.
E persino Napoleone Bonaparte non è esime dal risultarci utile in questo senso. Famoso è diventato un confronto ideologico tra il generale francese e il suo ministro degli Esteri, Charles-Maurice de Talleyrand. I due furono spesso in scontro verbale e politico: il primo portava avanti – come è noto – un’espansione militare mirata al dominio europeo, mentre il secondo sosteneva la realpolitik diplomatica, caratterizzata da equilibrio e moderazione. Le loro riunioni al Consiglio di Stato erano veri e propri duelli dialettici, anche se non si può assolutamente dire che seguissero le direttive di un moderno dibattito (né di una moderna educazione). Talleyrand una volta disse: “Sire, ciò che non è giusto non può essere utile.”, a cui Napoleone replicò con ira, chiamandolo “merda in un calzino di seta”. Questo scontro è rimasto famoso come uno dei più grandi dibattiti morali e politici dell’epoca.
E così per sempre, i vari eventi che accadono e accadranno avranno il potere di marcare la cultura del tempo in cui avvengono e il modo di pensare e confrontarsi di essa.
Perchè esiste un Club di Dibattito?
Innanzitutto, di cosa si parla nel nostro Club di Dibattito? Di tutto un po’. È infatti possibile parlare di praticamente qualsiasi argomento possa venirvi in mente, cercando però di escludere la politica. Si parla di cinema, di società – moderna e antica -, di app, di storia, di vita; si parla di tutto ciò su cui è lecito avere un’opinione; si parla per saper parlare meglio e imparare a vincere la propria timidezza.
Ogni partecipante può avanzare nuove proposte che, come detto, verranno estratte in maniera casuale durante il corso dell’anno accademico. Inoltre, una volta al mese è proposto anche l’intervento di un professore della nostra Università, con il fine di approfondire un argomento specifico.

Lo scopo ultimo è quello di superare i propri limiti tramite l’arte oratoria, una delle poche qualità disponibile a tutti perchè non necessita di talento, ma di studio, di esperienza, di passione. Lo scopo ultimo è forgiare le lingue del futuro, non solo per finalità personali, ma per renderci anche più utili al mondo.
Se hai piacere a saperne di più, visita il profilo di @debateclub_iulm su Instagram e prova a capire se stai perdendo una grande occasione a non farne parte!
Immagine in evidenza: D-Day Maggio 2025
