Nessuna parola. Se dovessimo descrivere “Il Giardino delle Delizie” di Bosch dovremmo inventare dei vocaboli nuovi. Un’opera sulla storia dell’umanità, sulla storia di ognuno di noi. Inevitabilmente nata per catturare l’attenzione dello spettatore destinato a cadere in un vortice saturo di virtuosismi visivi. Dietro la meraviglia estetica data dai grovigli di figure si celano strani segreti e oscuri misteri.

Il giardiniere misterioso
Poco sappiamo della vita di Hieronymus Bosch. Persino la sua data di nascita non è certa, gli studiosi stimano che abbia visto per la prima volta la luce tra il 1450 e il 1455 a ‘s-Hertogenbosch, un paese situato negli odierni Paesi Bassi. Bosch non è il suo vero nome ma fu battezzato come Jeroen Anthonissen van Aken. Il suo cognome Van Aken, significa “di Aquisgrana“, questo ci aiuta a capire la provenienza della sua famiglia. Sembra che Bosch abbia imparato a dipingere proprio grazie alla sua cerchia familiare, il nonno Jan era, infatti, un pittore, mentre suo padre Anthonius era consigliere artistico della Confraternita di Nostra Diletta Signora. Congrega a cui lo stesso Bosch, nel 1488, aderirà.
Una cerchia stravagante
Come anticipato nel paragrafo precedente, Bosch era membro attivo della Confraternita di Nostra Diletta Signora, chiamata Lieve-Vrouwe Broederschap in olandese e riconosciuta nel 1318 dal Vescovo di Liegi. L’associazione, inizialmente aperta solo al clero, dal 1371 si aprì ai laici e alle donne. La confraternita si basava principalmente sul culto della Vergine, sulle opere benefiche e sull’organizzazione – durante le festività – dei banchetti, dove veniva servita carne di cigno. Molti studi, tuttavia, non identificano Bosch come un semplice confratello, ma lo inquadrano come partecipante di sette ed eresie, giustificando così i numerosi richiami alle loro dottrine presenti nelle sue opere.
Le teorie
La studiosa Lynda Harris inquadra l’artista come un esponente dell’eresia catara. Nato in Francia nel 1160 d.C., e destinato a diffondersi in alcune zone d’Europa, il Catarismo nasce da una dilagante sfiducia nella Chiesa e nella figura del Papa. Secondo la loro dottrina tutto ciò che era terreno conteneva in sé il seme della malvagità. I catari esaltavano la povertà e la castità come virtù fondamentali per avvicinarsi al divino. Tra il 1209 e il 1229, Papa Innocenzo III ordinò una crociata al fine di eliminare definitivamente l’eresia catara dal Sud della Francia. Un’altra teoria è quella dello storico dell’arte Wilhelm Fraenger, che inquadra Bosch come membro della setta dei Fratelli del Libero Spirito, una variante degli Adamiti. Secondo le loro credenze l’uomo era incapace di peccare poiché ricolmo di Spirito Santo e rifiutavano l’autorità ecclesiastica. Furono tacciati di lussuria e definitivamente condannati da Papa Clemente V.

A porte chiuse
Tornando al Giardino delle Delizie, la prima cosa da dire per comprendere a pieno l’opera è che si tratta di un trittico. Cos’è un trittico? Si tratta di tre tavole dipinte, spesso fronte e retro, tenute insieme da una cornice o da giunture, in questo ultimo caso l’opera si può aprire e chiudere come se possedesse delle vere e proprie ante. Spesso queste opere vengono realizzate per essere delle pale d’altare. Nel caso del capolavoro di Bosch i due pannelli laterali possono essere chiusi, andando a coprire totalmente il pannello centrale. Nella superficie esterna che si viene a creare è presente una quarta rappresentazione molto significati ma poco conosciuta, poiché l’opera è esposta con le ali aperte.
La bolla
Da chiuso il trittico ci mostra una grande bolla sospesa nell’oscurità. È l’atomo primordiale della Terra. È l’attimo in cui il caos si fa ordine. Bosch decise di usare la tecnica della grisaglia, una specialità dei fiamminghi che consiste nell’utilizzare solamente sfumature del bianco e del grigio. Una mossa astuta con il preciso intento di far risaltare ancora di più i colori dell’interno. Dall’angolo sinistro in altro (rispetto a chi guarda) il Creatore con in mano una Bibbia e con la tiara papale sul capo, benedice il Creato. Sospeso e impalpabile ammira la sua Opera. Parallelamente al bordo superiore appare la scritta latina “ipse dixit et facta sunt. Ipse mandavit et creata sunt.” che significa: “Egli lo disse e tutto fu fatto, egli lo comandò e tutto fu creato”, una citazione tratta dal Salmo 33 del Libro dei Salmi.

L’Eden
Aprendo le ali del trittico un vortice di figure e colori ci rapisce, trasportandoci nel mondo che Bosch è riuscito a creare da zero usando solo colori al olio e pennelli. Il dipinto non è altro che un racconto in tre parti, si inizia a leggere da sinistra. Siamo nel giardino dell’Eden. Dio è rappresentato come un giovane uomo che guarda verso di noi e ci mostra la sua opera migliore: Adamo ed Eva. L’uomo e la donna appena venuti al mondo sono in diretto contatto con il loro Creatore e non in maniera figurata. Dio, infatti, tocca il polso di Eva con la sua mano e il piede di Adamo con il suo piede, in questo modo diventa un legame tangibile e un ponte di energia tra i due.
Dalla fonte di colore rosa al centro del dipinto scorre acqua limpida che rende il terreno fertile e brulicante di vita. Rosa è anche la veste del Creatore (come nel ciclo di affreschi michelangioleschi presenti nella Volta della Cappella Sistina). La scelta del colore non è casuale, infatti, il rosa rappresenta la forza e si ottiene da una mescolanza di rosso, colore della passione e del bianco, simbolo di purezza.
Una passeggiata nel Paradiso Terrestre
Nell’Eden sono presenti moltissimi animali e piante, alcuni reali, altri di fantasia ma ognuno di loro cela un significato coerente con ciò che osserviamo. I conigli, ad esempio, rappresentano la fertilità. L’albero dietro Adamo è l’Albero della Vita, attorno al quale crescono delle more giganti che, alcuni studiosi, hanno identificato come ananas. Un indizio che porta a pensare che l’opera sia stata dipinta dopo la scoperta dell’America. A destra della fonte, vicino al bordo, possiamo notare una palma: è l’Albero della Conoscenza del Bene e del Male. Guardando il tronco da vicino, possiamo notare un serpente avviluppato intorno ad esso. È il Diavolo che, furioso per la bellezza della Creazione, si prepara a corromperla.

Il Giardino delle Delizie
Nel cuore pulsante del trittico troviamo il Giardino delle Delizie. Vortici di esseri umani nudi, natura bizzarra e forme fantasiose rapiscono il nostro occhio che si perde nella tavola. I corpi seguono una danza caotica e frenetica, che con onde la vista dello spettatore. Le figure umane, sia bianche che nere, si aggrovigliano in pose assurde. Il Giardino delle Delizie rappresenta l’apoteosi dell’immaginazione di Bosch.
Possiamo notare una massiccia presenza di cibo dalle dimensioni innaturali come se ci trovassimo Paese delle Meraviglie di Carroll. Si tratta di frutti e molluschi che richiamano implicitamente i genitali maschili e femminili. Sovente gli alimenti vengono offerti alle persone dagli animali, che li imboccano. Ciò mette uomini e bestie sullo stesso piano.
L’uovo, elemento centrale nella pittura di Bosch, compare più volte. L’uovo in questo caso, oltre ad essere simbolo di isolamento spirituale e dottrinale, rappresenta anche l’uovo cosmico ovvero l’agglomerato grazie al quale il caos primordiale si è trasmutato in ordine dando origine all’Universo. In terreno alchemico l’uovo era l’unico elemento capace di risanare la corruzione della materia. È composto da tre parti: guscio, albume e tuorlo che rimandano direttamente a sale mercurio e zolfo, i principi fondamentali dell’alchimia. Un altro esplicito richiamo alla materia esoterica risiede nell’uso prepotente di bianco, rosso e nero, i colori alchemici.
Nella zona centrale possiamo notare una piscina, dentro la quale si trovano delle donne con degli uccelli posati sulle loro teste. I pavoni simboleggiano la vanità, i corvi l’incredulità e gli ibis il piacere. Attorno a loro un cerchio di uomini a cavallo delle più svariate bestie, girano in senso antiorario.
In basso su entrambi i lati ci sono due gufi che ci fissano, cattivo presagio.

L’Inferno Musicale
Un monito. Tutto ciò che Bosch dipinge nell’ultimo pannello non é altro che un avvertimento: se vivete la vostra vita nelle dissolutezze più totali ne pagherete il prezzo. I colori sgargianti delle prime due parti dell’opera scompaiono, lasciando il posto a toni cupi. Quest’ultima ala prende il nome di Inferno Musicale a causa della presenza di molti strumenti che, tuttavia, non producono musiche celestiali ma rumori assordanti, diventando, così veri e propri strumenti di tortura. Su alcuni di essi sono addirittura crocifissi degli umani.
Le figure hanno tratti grotteschi, una chiara ispirazione ai grylloi alessandrini, un genere pittorico che strazia le figure rendendole mostruose e aberranti.
L’ordine della Creazione, che già nella tavola centrale aveva perso di senso, qui é totalmente scomparso. Gli oggetti si animano creando strani ibridi con gli esseri umani. Possiamo osservare un uomo con la testa di falco (come il Dio egizio Orus) con un paiolo in testa, simbolo della perdita del senno, intento a mangiare, digerire e successivamente espellere coloro che sono privi della capacità di distinguere tra il bene e il male.
L’uomo-albero
Nell’inferno musicale compare anche la figura più famosa di Bosch: l’uomo-albero. L’uomo-albero non é altro che una taverna antropomorfa, un incrocio tra un essere umano e una pianta. Gli arti non sono altro che il tronco marcio e il suo torace cavo, nel quale è presente una taverna, richiama l’uovo, che abbiamo già visto essere un elemento chiave della pittura di Bosch. Questa figura – che spesso viene identificata come l’anticristo in persona – fissa rapito e soggiogato la sua apertura. Sul capo e sulla bandiera é presente una cornamusa che richiama la forma degli organi genitali maschili. Troviamo stesso richiamo nelle due orecchie e nel pugnale che rappresentano anche l’aggressività. Tanti sono i simboli e i richiami al vizio, tra i quali spiccano la scrofa vestita da suora che obbliga l’uomo a firmare un documento e la presenza del gioco del backgammon.

Dio è morto
Nella scena nessuno si ricorda di Dio, l’unico richiamo presente é nella mano trafitta sullo scudo che tiene in bilico un dado, simbolo della fortuna ingannevole. La posa della mano ricorda la posa di quella del Padre nella prima ala, quando benedice la sua Creazione.
Dietro l’arte
Passeggiando per le sale del Museo del Prado a Madrid è d’obbligo imbattersi in questa apoteosi fantastica di Bosch, che ci mostra in maniera sublime fino a dove l’immaginazione umana può spingersi, trascendendo il conosciuto, creando nuovi mondi. La straordinaria visione artistica del pittore fiammingo ha lasciato un’incommensurabile eredità che con il passare del tempo è stata tradotta, trasformandosi in quello che noi oggi chiamiamo surrealismo. Il contributo di Bosch, quindi, non solo rappresentava una critica alla società a lui contemporanea, ma si è rivelato capace di viaggiare attraverso il tempo, realizzandosi e consacrandosi nel mondo dell’arte come una profezia.
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Immagine in evidenza: wikimedia

1 Commento
Francesco Miragliuolo
Articolo ben scritto, solidamente argomentato, così come quello precedente.