Marco Mengoni, nel nuovo tour europeo, decide di parlare di un dolore profondamente personale, rendendolo storia di tutti gli uomini. Un inno alla rinascita ma soprattutto alla sofferenza e alla sua potenza, ricordando l’importanza di essere fragili.
Non il solito concerto
Il nuovo tour di Mengoni, iniziato il 13 ottobre al Forum di Assago e che toccherà 12 città nel resto dell’Europa, è più da considerarsi una continuazione e un’espansione del tour negli stadi tenutosi quest’estate. La storia che Mengoni vuole raccontare è infatti la stessa, e i cambiamenti che sono stati fatti alla scaletta e alla scenografia sono stati per lo più obbligati e comunque di natura molto tecnica.
La peculiarità di questo concerto, che non solo lo differenzia dalla maggior parte del panorama italiano ma anche dai precedenti concerti dello stesso artista, è il significato di cui è intriso. Non si tratta di un’occasione per sentire un cantante esibirsi nelle sue canzoni, quanto più per lasciarsi trasportare attraverso un viaggio di distruzione e ricostruzione personale e collettiva, accompagnati da una colonna sonora selezionata dal suo repertorio, ma accuratamente studiata per questa occasione.
Tanti tra i fan più assidui del cantante si sono trovati spiazzati dalla mancanza di canzoni molto popolari e spesso presenti nei suoi live, quali “Parole in circolo” o “Esseri umani” , ritrovandosi invece davanti a brani quasi sconosciuti, come “Appunto 5: Non sono questo” dall’album MATERIA (PELLE). Non solo, per veicolare in modo ancora più efficace il proprio messaggio Mengoni ha deciso di incorporare anche canzoni di altri artisti, come Black Hole Sun dei Soundgarden.
Come ha riportato lo stesso Mengoni, la necessità di questo spettacolo nasce dal narrare il suo processo di guarigione dopo un evento estremamente traumatico della sua vita, ovvero la perdita della madre, e di sovrapporlo con il travaglio comune a tutti gli uomini e che ci accompagna dall’inizio della storia, come ha dichiarato lui stesso a TV Sorrisi e Canzoni:
Questo tour sono io, la mia esperienza, la mia visione del mondo, ciò che ho imparato negli anni: la vita è un necessario processo di decostruzione per ricostruire, e lo stesso avviene alla società
Marco Mengoni
Il ruolo della tragedia greca
L’intrecciarsi della sua sofferenza personale con le vicende umane è perfettamente racchiuso in una cornice che trae le sue origini dalla prima espressione culturale della storia, ovvero la tragedia. L’intero concerto è infatti diviso in 6 atti, che scandiscono i momenti del racconto. Si parte con un prologo che, esattamente come nelle opere classiche, ci narra il “prima di tutto”(per dirla con le parole di Mengoni), concentrandosi sull’importanza del demolire per ricostruire qualcosa di nuovo e di migliore, imparando da ciò che è venuto prima.
Seguono poi un parodo e un epodo, in cui ci si avvicina al momento culminante del dolore. Mengoni invita il proprio pubblico a riflettere sull’egoismo che ha deteriorato l’umanità, accompagnato alle sue spalle da immagini di una città ridotta a macerie.
Solo arrivati al quarto atto, gli stasimi ovvero i momenti di riflessione, entriamo nel vivo del dolore. Questo è infatti il momento delle canzoni più struggenti e ovviamente di Luce, la canzone che il cantante ha scritto per la madre, all’interno dell’album MATERIA (TERRA) interamente dedicato a lei. L’artista ci dà uno spaccato di desolazione, solitudine e malinconia, nel quale è necessario cadere prima di poterne riemergere.
Pensavo che la paura fosse il sentimento più penoso che si potesse vivere, mi sono ritrovato nostalgico di quel sentimento.
Marco Mengoni
Arriva poi il momento dell’esodo, della conclusione, in cui si iniziano a vedere le fondamenta di qualcosa di nuovo e più bello. Tra la terra bruciata vediamo infatti stagliarsi una nuova città di cristallo.

La catarsi e il significato più profondo
Il momento cardine di tutto lo spettacolo è pero la catarsi, la purificazione, nel senso più profondo del termine che deriva direttamente dai drammi dell’Antica Grecia. Sperimentare i dolori della tragedia per poi poterli lasciare andare e liberare l’anima dal peso di cui era stata gravata. È la rinascita che può scaturire solo da un momento di fragilità e imperfezione, da cui Mengoni ci insegna a non scappare ma che anzi ci invita ad accogliere.
In caso il parallelismo tra la dimensione interiore e quella dell’attualità non fosse stato chiaro fino a questo momento, Mengoni decide di chiudere la propria esibizione ponendo l’accento sull’importanza di manifestare, di non chiudere gli occhi di fronte a quello che sta succedendo e di non permettere che la cattiveria e l’egoismo di pochi soprassedano al senso di umanità che lega tra di loro le persone di tutto il mondo.
Questo importante, disperato appello è facilmente riassumibile nell’immagine finale del concerto. Mengoni decide di porsi al centro, circondato dai coristi, dal corpo di ballo e dalla band, davanti al maxi schermo nero su cui si legge il messaggio chiaro di ripudio di ogni forma di violenza, il tutto accompagnato da una canzone in lingua araba.

Immagine in evidenza: Viola Maggioni
