Monna Lisa: quel maledetto sorriso

Ho pensato a lungo di cosa scrivere nel primo articolo di questa rubrica, d’altra parte quando si parla di segreti nell’arte c’è l’imbarazzo della scelta. Alla fine ho deciso che la Monna Lisa, con quel suo maledetto sorriso da incantatrice, sarebbe stata il perfetto inizio del nostro viaggio.

Dei visitatori del Louvre di Parigi raffigurati di spalle stanno guardando la Monna Lisa o Gioconda di Leonardo Da Vinci
Visitatori del Louvre che ammirano la Monna Lisa di Leonardo Da Vinci da Unsplash

La solita ignota

Le storie attorno all’identità della Monna Lisa, detta anche Gioconda, sono tante. Alcuni studiosi ipotizzano che il dipinto del 1503 sia in realtà un autoritratto in vesti femminili. Altri ancora pensano che raffiguri una delle amanti di Giuliano De’ Medici. Per la studiosa Carla Gori il dipinto raffigura Bianca Giovanna Sforza, figlia di Ludovico il Moro. Altrettanti vedono nei lineamenti di Madonna Lisa i lineamenti efebici di Gian Giacomo Caprotti detto il Salaì, allievo – e probabilmente anche amante – di Da Vinci, un volto che ricorre spesso nelle opere dell’artista. La versione più accreditata, però, è quella documentata dell’artista e storico dell’arte Giorgio Vasari.
La Gioconda sarebbe il ritratto di Lisa Gherardini, commissionato a Leonardo da suo marito Messer Giocondo. Vasari vedendo l’opera la definirà:

“cosa più divina che umana a guardare.”

Le dimensioni non contano

Piccola. La Monna Lisa è piccola, talmente piccola che Leonardo – non avendo voluto consegnarla a Messer Giocondo, il committente – l’ha trasportata con facilità rendendola l’inseparabile compagna dei suoi viaggi. Una semplice tavola di legno di pioppo di settantasette per cinquantatré, niente di più, eppure staccarle gli occhi di dosso è un’impresa ardua.

Ma quante ce ne sono?

Quando parliamo di Monna Lisa pensiamo tutti a quella appesa su una parete del Louvre, tuttavia nel mondo ci sono più versioni del dipinto, alcune di difficile attribuzione. Una di queste è conservata al Museo del Prado a Madrid, probabilmente contemporanea all’opera e realizzata da qualche apprendista di Leonardo. Sono, invece, attribuite verosimilmente a Da Vinci stesso la Gioconda dell’Hermitage a San Pietroburgo e la Monna Lisa di Isleworth. Quest’ultima, secondo gli accertamenti scientifici, è stata dipinta dieci anni prima di quella a Parigi. A seguito di questa scoperta molti studiosi pensarono che la Gioconda descritta da Vasari fosse proprio quella di Isleworth.

La monna Lisa di Isleworth
La Monna Lisa di Isleworth da FreeSVG

Cosa c’entra la Monna Lisa con l’esoterismo?

Leonardo non era solo un pittore ma un artista a tutto tondo e, in quanto tale, si interessava di tutto ciò che lo circondava. Per questo motivo sono in molti a pensare che questo genio immortale non abbia concepito il dipinto come quattromila e ottantuno centimetri quadrati ricoperti da uno stato di colore a olio e niente di più. Michele Proclamato, scrittore e simbologo, evidenzia che Monna Lisa riporta due lettere negli occhi: una S, che richiama il sopracitato Salaì, e una L, iniziale di Lisa. Silvano Vinceti, scrittore e studioso di Leonardo afferma che nella Gioconda è nascosto il numero settantadue. Un numero che non rappresenta solo le settimane necessarie alla rigenerazione dello spirito o i lati di una figura perfetta. Le due cifre che lo compongono possono essere analizzate separatamente. Abbiamo un sette che rappresenta la completezza e un due, che indica la mascolinità e la femminilità. Ecco che si spiegano le lettere nascoste nel ritratto: la L per il lato femminile e la S per quello maschile, legati indissolubilmente in un solo individuo.

Monna Lisa smile

Per alcuni beffarda, sfidante e divertita, per altri malinconica, disgustata e stanca di posare, nessuno riesce mai a scorgere il vero volto della Gioconda. L’elemento che cambia le sorti percettive della tavola è il suo inconfondibile sorriso. Molti studiosi si sono concentrati sulle labbra della donna e altrettanti hanno versato fiumi di inchiostro sul tema, portando alla luce teorie e opinioni diverse. Probabilmente Leonardo, portando con sé l’opera per tutta la vita, ha apportato continue modifiche che hanno contribuito ad aggiungere sempre più espressività. Quello che sappiamo per certo è che la bocca della Gioconda non è simmetrica. Grazie alla tecnica dello sfumato, la transizione tra chiaro e scuro addolcisce i contorni di occhi e labbra fondendosi al resto del volto. Un colpo di genio, quale era Leonardo, che gli ha permesso di dare un’anima ad un ritratto che altrimenti sarebbe stato come tanti altri.

Location misteriosa

Il paesaggio che si staglia alle spalle di Madonna Lisa è da sempre materia di dibattito. Uno sfondo dal carattere talmente sognante, che si è pensato essere il frutto dell’immaginazione dell’artista. Alcuni esperti hanno individuato, però, diversi luoghi reali. Silvano Vinceti , dopo un’attenta analisi, ha trovato una corrispondenza tra il luogo del dipinto e Laterina, un paesino in provincia di Arezzo dove sorgeva un ponte etrusco oggi crollato, simile a quello che si vede dietro la Gioconda. Lo scienziato Pascal Cotte, attraverso l’uso di una telecamera multispettrale e la comparazione di varie fonti, è giunto alla conclusione che si tratta di una zona nei monti pisani. Abbiamo infine la teoria della ricercatrice Carla Gori. Secondo lei alle spalle della Monna Lisa si staglia il paesaggio di Bobbio visto dalla dimora di un amico di Leonardo: il Castello Malaspina Dal Verme. Ad avvalorare la sua tesi le numerose corrispondenze, come quella tra il fiume del dipinto e il Trebbia, quella del viadotto con Ponte Gobbo e la somiglianza delle catene montuose con rilievi realmente visibili.

Tutti la vogliono

Il 21 agosto 1911 la Monna Lisa scompare dal Louvre. All’inizio il personale non dà molto peso alla faccenda pensando ad una sessione di foto. Fino a quando si scoprì che non c’era niente in programma per la Gioconda e che la tavola era realmente sparita nel nulla. La polizia si mise subito all’opera setacciando tutto il museo senza trovare nessun indizio. In molti furono i sospettati, da un gruppo di operai ai noti Picasso e Apollinaire ma ogni tentativo di scovare il colpevole si rivelò un buco nell’acqua. La parete che ospitava la Gioconda rimase vuota per due anni. Il dipinto fu ritrovato nel 1913 a Firenze, conservato nella valigia di Vincenzo Peruggia, un imbianchino, che aveva un sogno: vedere la Monna Lisa esposta in una sala degli Uffizi. Termina così il ritorno a casa della Gioconda, che venne riconsegnata ai francesi.

Iconica

Se dovessimo descrivere la Monna Lisa con una parola, quella parola sarebbe iconica. Di conseguenza condannata ad essere dissacrata. Una dei massacri più famosi della Gioconda avviene nel 1919, il colpevole è il dadaista Marcel Duchamp. Quest’ultimo riprodusse fotograficamente il dipinto aggiungendo al volto della donna baffi e pizzetto, scrivendo sul bordo inferiore la sigla L.H.O.O.Q. che assume molteplici significati, tutti scurrili. Duchamp non è stato l’unico a dedicarsi al capolavoro di Leonardo, la lista degli artisti è lunga: Dalì, Warhol, Botero, Basquiat, Banksy e tanti altri provarono a fare loro questo capolavoro, tutti affascinati dal mito di questa donna sfuggente, dal dolce ghigno, un ghigno che possiede solo chi nasconde un segreto.

Sorriso della Monna Lisa
Particolare dell’enigmatico sorriso della Monna Lisa da Picryl

Immagine in evidenza: Unsplash

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