Dal 23 al 29 luglio ben 37 studenti IULM provenienti da tutti i corsi di laurea hanno vissuto un’esperienza immersiva nel mondo del CET – il Centro Europeo Toscolano – nel cuore verde dell’Umbria. O come ribadisce Mogol, il “polmone d’Europa“. In questo articolo vi racconterò com’è andata.
Dammi tre parole: Centro Europeo Toscolano (CET)
Intorno ai primi anni ’90, Giulio Rapetti Mogol inizia a vagare per l’Europa in cerca di un luogo in cui fondare la sua scuola. Le richieste erano poche ma chiare: doveva essere un luogo immerso nella natura, lontano dalla frenesia e dallo stress della città. Dopo una lunga ricerca, la sua attenzione si ferma su una distesa sconfinata di verde nei pressi di Toscolano, una frazione del comune di Avigliano Umbro. È lì che decide di costruire da zero l’imponente struttura del CET, che nel tempo ha dato vita alla realtà parallela della Tenuta dei Ciclamini.
Ad oggi il CET è una scuola di alta formazione professionale per autori, interpreti e compositori, con l’obiettivo di valorizzare e formare i nuovi professionisti della scena musicale pop italiana. E allora sarà stato spontaneo chiedersi: che ci facevano 37 studenti universitari provenienti da corsi come comunicazione, interpretariato, moda, AI, marketing, arti ed eventi culturali in un posto del genere? Ebbene, la IULM ha interamente finanziato un’attività cosiddetta di “didattica residenziale”, descritta in questo modo prima ancora che accadesse tutto:
Studenti e docenti vivranno assieme una settimana intensa, fatta di scambi, confronto e apprendimento continuo. Questa modalità consente di rafforzare relazioni autentiche, promuovendo la collaborazione, la fiducia reciproca e un clima fertile per la crescita personale. L’interazione quotidiana al di fuori delle aule tradizionali favorisce un apprendimento profondo e multidimensionale.
Università IULM
Messa in questi termini, sembra a tutti gli effetti un esperimento sociale. In parte lo è stato, considerando che il CET non aveva mai avviato una collaborazione del genere con una realtà universitaria, motivo per cui nessuno di noi sapeva davvero cosa aspettarsi. Tuttavia posso confermare che, per quanto possano sembrare astratte per chi non l’ha vissuto, le parole utilizzate a posteriori dall’Università descrivono perfettamente l’essenza di un’esperienza che neppure noi stessi partecipanti riusciamo propriamente a metabolizzare.
L’effetto CET
Pur arrivando tutti da percorsi di studio e interessi diversi, e sebbene in pochi avessero mai suonato uno strumento o cantato, è emerso fin da subito un terreno comune, ossia un interesse e un apprezzamento profondo per la musica. Più passavano i giorni e più l’interesse cresceva, mentre la timidezza lasciava il posto alla curiosità. Con una media di circa sei ore al giorno di lezioni sui temi più disparati, dalla stesura di un testo, alla metrica, alla respirazione diaframmatica fino a tutti gli aspetti della produzione musicale, l’elemento immersivo ha fatto da padrone. I maestri l’hanno chiamato “effetto CET“, uno stimolo alla creatività talmente potente da rendere incontenibile la voglia di esprimersi anche al di fuori delle ore di “studio tradizionale”. Ed effettivamente è bastato poco per vedere un cambiamento: dopo i primissimi giorni, c’era subito chi passava le ore a suonare, cantare, armonizzare al pianoforte, o chi annotava pensieri e idee su un quaderno.
Il maestri che ci hanno seguito in questi giorni sono stati determinanti. Lo stesso Mogol ci ha raccontato la genesi di brani nati dal sodalizio con Battisti come Il mio canto libero, ma anche brani quali Impressioni di Settembre di Premiata Forneria Marconi, Vita di Lucio Dalla e Gianni Morandi, o il progetto Capolavori nascosti insieme a Mario Lavezzi.

E poi, tutti i professionisti e docenti del CET, che con pazienza e passione hanno saputo trasmetterci un amore stimolante e travolgente per la musica: Giuseppe Barbera, Giuseppe Anastasi, Carla Quadraccia, Massimo Satta, Maurizio Bernacchia, Giada Amadei, Alfredo Rapetti Mogol in arte Cheope, Matteo Passarelli, Giulio Proietti… La lista di persone da ringraziare sarebbe veramente lunghissima, da chi lavora in reception, chi ha cucinato con cura anche per noi facendoci sentire a casa, o chi da dietro le quinte, Raf, mette in moto un teatro che da solo non potrebbe funzionare. Ognuno di loro ha contribuito ad arricchire questi giorni insieme con l’esperienza, gli aneddoti, le storie di vita.
Abbiamo raccontato storie, ascoltato canzoni su canzoni, letto poesie; ci siamo messi a nudo, abbiamo rotto il ghiaccio esponendoci sul palcoscenico. Abbiamo scritto canzoni, compreso quanto siano fondamentali le rime, l’evocazione di immagini, la metrica e ci abbiamo giocato pur non avendolo mai fatto prima. Tutto questo ha permesso di conoscerci meglio, creando un legame anche tra noi studenti.
Incontri ravvicinati inaspettati
Tra una pausa e l’altra dalle lezioni, a pochi sarà mai capitato di sdraiarsi su di una panchina, alzarsi, e salutare in sequenza prima Pupo e poi Gianni Morandi. Al CET invece sembra essere la norma. “Qui è sempre un andare e venire di gente” ci racconta Parvesh. In questo andare e venire, noi ospiti “atipici” abbiamo avuto l’opportunità di testimoniare la magia che sprigiona il CET, la Tenuta dei Ciclamini e tutte le persone che rendono unica quest’atmosfera.
Prima di concludere questa incredibile esperienza, e dopo una mattinata a praticare acqua gym con il Maestro Mogol, i maestri ci hanno proposto di immergerci in prima persona nell’esperienza dello studio di registrazione, ma questa volta in veste di cantanti. In poche ore, abbiamo studiato e messo in piedi una versione registrata di Il mio canto libero (IULM’s version).

E quanto altro ci sarebbe ancora da raccontare nonostante i pochi giorni trascorsi insieme. Chissà che non ci sia la possibilità che le strade della IULM e del CET si rincontrino di nuovo.
Prima di partire, ognuno di noi ha scritto una personale dedica che possa esprimere cosa ha significato per noi questa esperienza. A tal proposito, mi piacerebbe condividere il mio, non solo per vantarmi di aver creato qualcosa in rima per quanto melenso, ma perché credo possa riassumere e rispecchiare la portata emotiva di ciò che abbiamo vissuto:
È stata tutta una magia
Giulia Impiombato
Che custodirò per sempre mia
E anche se ora devo andar via
Vi porto sempre nell’anima mia!
Grazie.
Immagine in evidenza: Ludovico Caprioli
