Christiania: la curiosa città libera nel mezzo di Copenhagen

Guardando la cartina di Copenhagen si nota che la città è divisa in due grandi isole: Selandia e Amager. Ma tra queste due ce ne è una terza, in realtà composta da diverse piccole isole: è il quartiere di Christianshavn. E chi avrebbe mai detto che all’interno di questo si trovasse una città libera autogestita e che si definisce indipendente?

Stiamo parlando di Christiania, ma prima vediamo un po’ di storia.

Le origini

E’ il 1971 quando, in un contesto di crisi abitativa nella capitale danese, un gruppo di hippy occupa Bådsmandsstræde, una caserma militare ormai dismessa e abbandonata nel cuore di Copenhagen per un totale di 7 ettari. Il 24 settembre 1971, il giornalista anarchico Jacob Ludvigsen ufficializzò la nascita della Città Libera di Christiania proclamando: “Christiania è aperta! […] L’obiettivo è creare una società in cui ognuno sia responsabile per la comunità e dove non ci siano padroni o schiavi.”

Iniziarono ad arrivare da tutto il mondo hippy, attivisti, senzatetto, anarchici e chiunque scontento del mondo “tradizionale” volesse vivere secondo principi di libertà, condivisione e democrazia diretta. Infatti stabilirono presto assemblee aperte così che ogni individuo fosse responsabile del benessere della comunità. Un utopia di libertà.

Mappa di Christiania, da wikimedia

Il riconoscimento della Città Libera

Inevitabile fu lo scontro con lo Stato che non riconobbe Christiania, ma si limitò a tollerarla. Lo status legale dell’isola rimase in un limbo, un esperimento sociale in semi-legalità. Negli anni ’80 ci furono delle pressioni da parte dello Stato danese perché l’area venisse sgomberata. Ma l’ampio supporto popolare, che vedeva la zona come un simbolo della creatività e libertà del paese, permise alla città libera di sopravvivere. Tuttavia, gli scontri con le forze dell’ordine continuarono soprattutto a causa della tolleranza che Christiania ha per le droghe leggere che sono vietate in Danimarca, ma sono vendute e esposte liberalmente nella principale strada dell’isola, Pusher Street.

Nel 2011 è stato raggiunto un accordo tra gli abitanti di Christiania e il ministero della Difesa di Copenhagen: hanno ottenuto il diritto di usufruire del territorio e di autogestirlo a patto che acquistino la zona per 76,2 milioni di corone danesi (10,2 milioni di euro). Per raccogliere questa cifra, gli abitanti hanno emesso delle azioni per permettere ai tanti visitatori di supportare la loro causa. Infatti, ad accogliere all’entrata di Christiania vi è una scritta in diverse lingue: “Sostieni Christiania, acquista un’azione qui”.

Leggi e regole

Nonostante lo status di libertà che vige a Christiania e l’assenza di forze dell’ordine, una serie di regole e divieti sono stati instaurati negli anni. Tra i divieti si trovano: violenza, furto, armi, droghe pesanti, automobili, giacche antiproiettile, motociclisti (c’erano stati degli scontri violenti tra gang di motociclisti negli anni ’80), fuochi d’artificio. Inoltre, in alcune zone è vietato scattare fotografie, come a Pusher Street. Ovviamente molti visitatori ignorano i cartelli segnaletici “NO PHOTO”. Ma è un comportamento da evitare per mostrare rispetto ad una comunità così pacifica che chiede solo che il mondo esterno resti fuori dai confini della loro città.

Una passeggiata per le strade di Christiania

Nonostante possa sembrare una città di banditi senza regole, senza autorità e senza disciplina, non è per niente questa la sensazione che si ha passeggiando per le strade di Christiania. Gli abitanti sono pochi (più o meno 700) e si è circondati da visitatori che si guardano intorno affascinati da un luogo così fuori dal tempo. Non perché siano rimasti indietro agli anni della fondazione, ma perché quei graffiti, quelle street art, quelle boutique d’arte, quei negozi d’artigianato, quei mercatini colorati, quei ristoranti (strettamente vegetariani e vegani) non appartengono ad un epoca precisa. Christiania è come una realtà a sé stante con un’identità che sembra voler urlare “qui puoi fare quello che ti rende felice” e vivere una vita tranquilla al di fuori di una società che corre veloce. Puoi vivere in delle casette blu o verdi che sembrano un po’ delle baracche arrangiate, che danno su una spiaggetta sul fiume e che ispirano serenità e calorosità.

Per l’appunto ti avvertono quando esci. “Ora stai entrando nell’Unione Europea” dice la scritta sul gate di uscita (come nella foto qua sotto). E oltrepassato il confine torni nella realtà, nella vera città di Copenhagen, maestosa e elegante, che niente ha a che fare con la semplicità e l’animo libero di Christiania.

Uscita da Christiania, Alice Poretti (Ph)

Immagine in evidenza: Alice Poretti (Ph)

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