Storie di campioni: Kevin Durant

In un mondo caratterizzato da ritmi frenetici e travolgenti, diventa fondamentale saper rallentare il battito cardiaco.

L’idea di fermarsi, raccogliere, assorbire, di trovare il tempo di pensare a quello che si sta facendo o leggendo. Attraverso le storie e le avventure di protagonisti dell’emisfero sportivo cerchiamo di portarvi e farvi galleggiare in un altrove.

A volte passa in secondo piano. A volte non cogliamo la magnificenza dei suoi movimenti. A volte diamo tutto per scontato e non ci accorgiamo di essere testimoni oculari di un periodo cestistico, che passa con la stessa frequenza con cui passa la cometa di Halley.

Sì perché, se quello con la 35 che gioca al di là della baia di San Francisco non è il più forte giocatore al mondo, è perché davanti a lui non può che esserci uno che con il pianeta terra ha pochissimo da spartire.

Nel 2007, con la 2° scelta (alla 1° Portland prese Greg Oden. Diciamo: bene ma non benissimo) dall’Università del Texas, i Seattle SuperSonics scelsero Kevin Durant. Ma la storia di questa franchigia era ormai giunta ai titoli di coda. Il nuovo proprietario Clay Bennet, l’anno successivo, spostò la squadra a Oklahoma trasformandola negli Oklahoma City Thunder.

Kevin Durant

Kevin Durant è un prodigio della scienza della tecnica e della corporeità umana. 2.11 metri di abbacinante bellezza cestistica. Un rilascio del pallone che è un inno all’ateismo. Uno degli attaccanti più completi di sempre.

L’infanzia di Kevin Durant presenta molte analogie con quella dell’uomo da Akron (Ohio). Il padre naturale scomparve appena nacque il piccolo Kevin. Mamma Wanda, con l’aiuto di Nonna Barbara, si è data parecchio da fare nella piccola Seat Pleasant (Maryland) per non fargli mancare nulla. Non è un caso che nel giorno del Draft 2007, quando fu chiamato da David Stern, le prime persone che ringraziò furono proprio loro due.

Mamma Wanda qualche anno più tardi, quando Kevin vinse il premio di MVP della stagione, disse: “è stato difficile crescerlo tenendolo lontano dai guai, ma ci siamo riuscite, e in questo lo sport ci è stato di grande aiuto”.