Telegram e il network di revenge porn

Il 3 aprile 2020 Simone Fontana pubblica sul blog Wired.it un articolo che genera incredulità e paura all’interno del web. L’argomento agghiacciante riguarda un gruppo Telegram in cui quotidianamente viene scambiato materiale pornografico e pedopornografico.

Telegram e il network di revenge porn

L’inchiesta di Wired

All’inizio di aprile Wired decide di occuparsi nuovamente di un fenomeno già trattato da loro in passato: il revenge porn sul web. Infatti, il primo articolo di denuncia del fenomeno, di Luca Zorloni, era stato pubblicato dal blog il 23 gennaio 2019. Il gruppo preso in considerazione allora però contava circa duemila utenze, un numero significativo e preoccupante, ma decisamente inferiore ai dati attuali.

” Oltre 43mila iscritti in due mesi, 21 canali tematici collegati e un volume di conversazioni che si aggira sui 30mila messaggi ogni giorno.”

Questi numeri, riguardanti il gruppo creato il 19 gennaio, evidenziano la portata di questa inchiesta e sembrano surreali. In questa occasione Wired ha deciso di non diffondere il nome del gruppo come fatto in precedenza. Il fine è quello di evitare che altre persone possano cercare di ottenere un invito per entrarci. L’unico modo per parteciparvi è, appunto, attraverso un invito, un tentativo da parte dei creatori di mantenere l’anonimato.

I partecipanti, secondo l’inchiesta, sono in maggioranza uomini e la loro età varia dall’adolescenza fino a persone adulte e di mezza età. Nonostante la possibilità di anonimato che la piattaforma Telegram offre, molti profili sono forniti di nome e cognome nonché numeri di telefono reali.

Oltre il revenge porn

La richiesta da parte dei membri di distruggere l’immagine di ragazze, ex ragazze o amiche è all’ordine del giorno. I contenuti vengono condivisi e, nella maggior parte dei casi, anche ottenuti senza il consenso della vittima, che viene catapultata all’interno di una spirale da cui è difficile uscire. Infatti la condivisione non si ferma alle foto o ai video ma, spesso e volentieri, si estende al nome completo, numero di telefono e profilo Instagram della ragazza in questione.

I messaggi più disturbanti sono forse quelli di padri che, senza troppi problemi, buttano in pasto ai lupi foto dei propri figli. Ovviamente scattate senza il loro consenso.

È così che, in men che non si dica, si arriva alla pedopornografia, alla richiesta esplicita di foto di minorenni, rendendo barbaramente oggetto la figura della vittima. Lo stupro virtuale in questo luogo assume un’accezione paurosamente reale.

Fortunatamente una legge dello scorso mese di luglio sembra accendere un barlume di speranza nel contrasto al revenge porn in Italia. Le sanzioni, come riporta Wired, prevedono una reclusione fino a 6 anni e multe da 5mila a 15mila euro.

Telegram e il network di revenge porn
Screenshot da Telegram

Il riscontro social della vicenda

Ovviamente un articolo di questa portata non poteva passare inosservato. Attualmente le condivisioni dal blog sono più di 56mila, ma l’argomento è stato trattato su moltissimi altri canali.

Uno dei primi social a denunciare il fenomeno è stato Twitter, come esplicitato anche dall’articolo stesso, in cui una ragazza venuta a conoscenza del gruppo, ha deciso di testimoniare pubblicamente il fatto.

Successivamente la notizia di è propagata a macchia d’olio tra Facebook e Instagram. Facebook non è esente da fenomeni del genere su gruppi privati. Tuttavia il controllo costante della piattaforma fa sì che essi chiudano in modo relativamente veloce, spingendo gli utenti ad utilizzare spazi in cui i controlli siano meno rigidi e la crittografia maggiore.

Instagram ha risposto con un’ondata di indignazione da parte di migliaia di utenti, più o meno influenti all’interno della rete. Uno dei video in merito che è circolato più velocemente e massivamente è quello girato dall’influencer, speaker e youtuber Gordon (@gordonreal su Insagram). In poco meno di cinque minuti analizza la vicenda ed esprime la sua opinione a riguardo, decidendo di lanciare l’hashtag #NONSONOUNUOMO a supporto delle donne in questa lotta. Gordon è celebre sul web per la sua rubirca Prova ad essere donna, realizzata per la promozione del suo libro.