Naturalezas recreadas: tassidermia in mostra al MNCN di Madrid

Il 3 ottobre è stata inaugurata al Museo Nacional de Ciencias Naturales di Madrid la mostra “Naturalezas recreadas”.

Naturalezas recreadas

L’esposizione delle opere di tassidermia dei fratelli Benedito assume una grande importanza per il museo. Infatti la coordinatrice delle mostre, Cristina Canovas, insiste nel designare un compito vitale all’istituzione museale, ovvero la sensibilizzazione e il dialogo con i visitatori. Cristina racconta a Radio IULM di “Naturalezas recreadas”, in una conversazione su tassidermia, arte e natura.

Una natura per tutti

26 settembre, Madrid. Ricevo l’invito all’inaugurazione della mostra sull’opera dei fratelli Benedito del 2 ottobre.

Tra titubanza e spirito d’iniziativa mi sono recata al MNCN, con la convinzione di andare ad una sagra di carcasse. Quello che ho trovato in calle Gutierrez Abascal sono state invece delle calde pareti arancioni e sguardi vivi provenienti da animali imbalsamati. Con il sorriso radioso di Cristina Canova, che salutava gli invitati.

La curiosità che l’esposizione mi ha suscitato rispetto al tema della tassidermia e la disponibilità di Cristina ci hanno fatte incontrare di nuovo un mese dopo.

La funzione dei musei di scienze naturali nel passato e oggi

“La mostra aveva proprio l’obiettivo di suscitare vitalità. La gente oggi va nei musei di scienza naturale con un sentimento di repulsione, l’idea di avere di fronte qualcosa di morto suscita spesso ripugnanza. Molte volte ci si dimentica l’importanza che questi musei hanno avuto alla loro nascita: avvicinare la natura alle persone”. All’epoca non era semplice spostarsi, e le persone non avevano idea di quale fossero la fauna e la flora del loro stesso paese. In questo modo, i musei hanno fatto in modo di rendere la natura accessibile a tutti.

Cristina ha questa eredità particolarmente a cuore e racconta di come il MNCN cerchi di farne tesoro per contestualizzare questo obiettivo nell’attualità. Lo scopo deve essere quello di sensibilizzare alla conservazione dell’ambiente e della biodiversità. Per questo è necessario che i musei non siano emissori passivi di informazioni. “La dinamica non deve essere un “io ti insegno e tu apprendi”, ma un atto interattivo e partecipativo. Ciò che desideriamo è che le persone si emozionino e che venga suscitata in loro curiosità. Insomma, che tornino a casa con qualcosa in più.”

I fratelli Benedito

Il Museo Nacional de Ciencias Naturales ha tra i suoi punti di forza il fatto di essere una grande famiglia in cui collaborano diverse professionalità, in modo da arricchire le mostre con diversi punti di vista. Quella sui Benedito è nata proprio da questo tipo di organizzazione e dal desiderio di rendere un omaggio ai fratelli, autori di quasi la metà delle opere della collezione permanente del museo.

La tassidermia e i Benedito

Alle sue origini, la tassidermia consisteva nel mettere animali in posizioni fisse su un piedistallo. Al MNCN venne istituito un corso in materia, che permise un grande salto di qualità nella tecnica. È qui che si inserisce l’arte dei Benedito. La loro tecnica non si fermava all’esposizione dell’animale, ma si trattava di una lunga ricerca. “Non sono animali messi lì, quello che portavano al museo erano dei veri e propri pezzi di natura. Andavano negli habitat degli animali e studiavano i loro comportamenti e i loro gesti, per poi riprodurli.” Le loro vetrine si riempivano di dettagli, ed elementi della natura raccolti. L’esperienza che volevano dare andava oltre al mostrare le specie. Aveva a che fare con la vitalità della natura nel suo insieme.

Flamencos, Naturalezas recreadas
I quattro fenicotteri, opera centrale dell’esposizione

Arte e scienza

Accanto alle vetrine dei Benedito, figurano delle opere d’arte: i dipinti di Pablo Echevarria, le illustrazioni di Ximena Mayer e le scatole-libro di Miguel Angel Blanco. “La natura è da sempre una grande ispiratrice per gli artisti. La scienza, invece, può avvalersi dell’arte per poter arrivare alle persone. La bellezza attrae. Ciò che arte e scienza devono fare è andare mano per la mano; hanno una grande forza di alimentazione vicendevole”.

Cristina organizza esposizioni dal 2006 e la sua formazione è legata principalmente al mondo della scienza e della biologia. Per questa ragione esprime il desiderio di avere nel personale che gestisce anche qualcuno proveniente dal mondo delle belle arti. Uno sguardo artistico è fondamentale: se la messa in scena di una mostra è brutta, apprezzare le opere esposte diventa uno sforzo più che un piacere.

Scienza e arte si sostengono a vicenda

Natura ricreata

Ricordando la prima mostra curata, basata sugli escrementi, Cristina ribadisce quanto il suo lavoro sia un azzardo continuo. Il coraggio suo e del museo sta nell’accettare la sfida e creare delle esposizioni che si fondino su un rigore scientifico, ma che allo stesso tempo possano essere ironiche ed emozionanti. Su ciò si basa anche “Naturalezas recreadas”. Con essa la tassidermia è presentata come portatrice di formazione, contrariamente all’immagine di carcasse che si ha nel pensiero comune. Ci dice che è possibile che, attraverso l’arte, ciò che è morto possa riprende vita e trasmetterla a chi gli è intorno.

Il museo come centro interattivo