Fridays for future. Esiti e critiche

Il 15 marzo a Milano, una massa di studenti è scesa in piazza a manifestare contro l’inquinamento e il cambiamento climatico. Questo è “Fridays for Future”, una battaglia globale, un movimento internazionale di protesta guidato da Greta Thunberg.

Ma chi è questa ragazza? Lei è un’attivista svedese di 16 anni, che, ogni venerdì, ha iniziato a non andare a scuola e ha tenuto manifestazioni regolari davanti al parlamento del Regno di Svezia. Una teenager forte, determinata, coraggiosa e schietta di cui giovani, studenti, insegnanti e adulti di tutto il mondo hanno accolto il messaggio, diffondendo le sue idee.

Ma cosa è successo dopo?

Un tale evento è stato criticato positivamente dagli intellettuali, riconoscendo la gravità del problema. Infatti, il meteorologo Luca Mercalli afferma che ci resta poco tempo per salvare il nostro pianeta, e invita la gente a partecipare a questo movimento.

Anche il vlogger politico italiano Dellimellow commenta: “credo che sia una cosa bellissima che le nuove generazioni siano così unite”, continuando poi a dire che è un bene che i giovani s’interessino, partecipino e lottino per un causa comune.

Ma guardando l’altra faccia della medaglia, ci sono state molte opinioni differenti. Il filosofo Rick DuFer afferma che, purtroppo, questa battaglia globale è stata intrisa di ideologia non necessaria, in quanto essa non ha niente a che vedere con il problema ambientale.
Altre critiche, invece, dimostrano una sfiducia verso i giovani, specie negli idealisti. Il giornalista Andrea Scanzi ha attaccato, pesantemente, questo sciopero ritenendolo inutile, ignorante e ipocrita. “Tranquilli. Da domani, a parte i soliti panda eroici, di – clima da salvare – non parlerà più nessuno” conclude così nel suo articolo.

Seppur queste affermazioni sono forti e cariche di scetticismo, non sono, però, del tutte infondate.
Andiamo indietro nel tempo, per la precisione nel 1883. Giovanni Verga, padre del verismo, scrisse la novella “Libertà”.

L’opera racconta un episodio reale, avvenuto nell’estate del 1860 a Bronte, in cui dei contadini affamati si ribellano ai ricchi proprietari terrieri, facendone una strage. L’arrivo del generale garibaldino, Nino Bixio, riporta l’ordine, ponendo fine alla rivolta.

Lo scrittore descrive la massa come una forza naturale assurda, paragonandola a un mare tempestoso, ma che alla fine si rivelerà inutile, in quanto, ironicamente, tutto è ritornato com’era prima. L’autore mostra sfiducia verso il popolo e le sue rivoluzioni: ognuno di noi mira solo al proprio interesse personale, non c’è solidarietà fra le persone, trionfa solo l’egoismo.

Dunque, è impossibile che da una protesta nascano grandi cambiamenti concreti; è meglio lavorare sempre di più.

Concludiamo, dunque, dicendo che è interessante che milioni di giovani di tutto il mondo siano scesi in piazza uniti per una causa in comune, ma che è stata anche vista, onestamente, come una battaglia ideologica e sterile.

La domanda che dobbiamo porci è: Verga avrà ancora ragione? Fatto sta che, intanto, Fridays for Future non è più rilevante come lo era qualche settimana fa.