L’eredità del cinema di Bernardo Bertolucci. Ascolta l’intervista a Riccardo Caccia

Uno dei registi italiani più influenti e visionari della storia del cinema italiano e internazionale ci ha lasciato lunedì 26 novembre, all’età di 77 anni. Parliamo di Bernardo Bertolucci, autore di film come Il conformista, Ultimo tango a Parigi, Novecento e tanti altri lungometraggi che hanno lasciato un segno indelebile nella storia del cinema.

Qual è la sua eredità? Quali sono state le tappe della sua carriera? A queste e ad altre domande abbiamo cercato di rispondere in un’intervista al prof. Riccardo Caccia, docente di storia ed estetica del cinema all’Università IULM.

Intervista a Riccardo Caccia

Il professor Riccardo Caccia, docente di Storia del cinema dell’Università IULM

Bernardo Bertolucci nasce a Parma il 16 marzo del ’41. Da giovane si fece notare come poeta, guidato dal padre Attilio che ebbe anche una grande amicizia con Pier Paolo Pasolini, per il quale Bernardo fu poi assistente in Accattone, film del 1961.

Pasolini fu, assieme a Godard e agli autori della Nouvelle Vague, il grande modello del regista. Le loro influenze lo accompagnarono per tutta la sua carriera.

Nell’intervista si è discusso di come Il conformista (1970) fu lo spartiacque tra il suo cinema giovanile, quello di La commare secca o Partner (definito da lui stesso “Il più Godardiano dei suoi film”), e il periodo successivo.

Gli anni che vennero, infatti, rappresentarono il raggiungimento della piena maturità da parte del regista. In Italia, invece, suscitarono parecchie critiche e censure. Nel giro di poco tempo, Bernardo Bertolucci avrebbe deciso di trasferirsi all’estero, dove era e sarebbe stato più apprezzato.

Questo allontanamento portò alla produzione di suoi grandissimi film, tra cui L’ultimo imperatore, con il quale vinse il premio Oscar alla miglior regia. Ad oggi, è ancora l’unico italiano ad aver ricevuto questo riconoscimento.

Concludendo, Riccardo Caccia ha individuato i registi che oggi recuperano l’eredità di Bernardo Bertolucci. Citando Paolo Sorrentino e Luca Guadagnino, si è detto di come questi due registi siano probabilmente gli unici, se non tra i pochi, a rispecchiare un’idea di cinema “vivo”, in cui si corrono grandi rischi. Un cinema in cui non si accetta di essere accomodanti, ma si cerca di avere un’impatto forte su chi guarda.

Fu esattamente questo ciò che inseguiva Bernando Bertolucci, le cui lezioni sono state, e saranno per sempre, fonte di ispirazione per le future generazioni di cineasti. Addio maestro.