Grand Theft Studies: l’esperienza oltre il videogioco

Chi di noi non ha mai tenuto in mano un joystick, premuto mille volte i tasti, sbraitato o sorriso davanti ad una console?

Venerdì 10 Maggio ho avuto il piacere di assistere al seminario “Grand Theft Studies” che mi ha coinvolta molto, proprio perché si è discusso di videogiochi, in particolare di Grand Theft Auto (GTA).

Grazie agli interventi di diversi professori noi studenti abbiamo avuto l’occasione di guardare un medium da punti di vista diversi, analizzando alcune delle sue caratteristiche.

Grand Theft Studies

La narrazione: videogiochi e letteratura

Il professore Fabio Vittorini ci ha parlato dell’unione di due linguaggi: letteratura e arte videoludica. Ha dunque proposto degli estrapolati di alcuni romanzi scritti nel 1997, anno di nascita del primo GTA.

L’elemento che lega queste due forme d’arte è la visuale dall’alto, che permette di spazializzare il tempo: “Ciò che resta del tempo è una concretizzazione spaziale“. Raccontare non solo permette di creare una cronologia, ma anche di spazializzare il tempo come avviene nei romanzi e anche in GTA.

Si crea una sorta di dilatazione temporale, che varia a seconda delle scelte compiute dal giocatore durante la sua avventura. In questo modo il tempo diventa del tutto soggettivo: “Il tempo finto del gioco si fa contenitore di una temporalità potenzialmente infinita“.

GTA: il design dei personaggi

“GTA mi ha fatto comprare la prima console”. Il professor Andrea Chiurato esordisce così e ci parla del chara design, quasi assente nelle prime edizioni rispetto a GTA V.

In quest’ultimo infatti conosciamo a fondo tre personaggi che rappresentano tre archetipi della società americana: il gangster pentito (Michael), il ragazzo del ghetto in ascesa sociale (Franklin) e il pazzo sociopatico (Trevor).

Per approfondire questo aspetto si è parlato del fenomeno del mod (modification). Questa funzionalità permette al giocatore di modificare certe meccaniche del gioco, potendo passare dal controllare il noioso Franklin a Goku Super Saiyan. Figo, no?

Grazie a dialoghi particolarmente lunghi, numerose citazioni e certe inquadrature, entriamo in una dimensione cinematografica. Esempio lampante ne è la scena in cui vediamo Michael che parla con uno psicologo, evidentemente ispirata alla serie cult The Sopranos.

La particolarità di GTA è quella di essere un macro-contenitore all’interno del quale ci sono storie diverse, intrecciate o meno tra loro.

GTA e la geografia urbana

Il professore Alberto Vanolo ha posto l’attenzione sull’aspetto urbano in GTA (specialmente IV e V). È interessante notare come, attraverso il realismo, questo videogioco crei una vera e propria dicotomia tra reale e virtuale.

Io, come giocatore, posso fare tutto ciò che nella realtà sono impossibilitato a compiere. Che sia diventare una guida turistica o giocare a tennis non conta. Tuttavia, come nella dimensione capitalistica in cui viviamo oggi, è il denaro a muovere tutto. L’unico modo per ottenerlo è l’illegalità.

Il gioco sovverte lo spazio, creando un immaginario del medesimo. Mentre gioco, vivo l’immersione in uno spazio urbano che non esiste nella realtà. “GTA ci vende un esperienza dell’uomo“. Lo spazio pubblico è invece pericoloso e costantemente minacciato, anche dal mio stesso personaggio. Data l’assenza dello stato il giocatore non viene contrastato, se non della polizia – che si elude facilmente.

GTA: giocare CON i videogiochi

L’incontro Grand Theft Studies si conclude con il contributo del professore Matteo Bittanti, il quale ci presenta la distinzione tra chi gioca ai videogiochi (gamers) e chi invece gioca con i videogiochi (artisti).

A tal proposito, il termine machinima è proprio legato agli artisti che creano forme di collage, assemblano, incoraggiando un’interazione tra contenuti. Svariati artisti hanno preso spunto da GTA senza violare i diritti d’autore. E’ la stessa Rockstar (azienda di produzione e distribuzione di videogiochi) che permette di farlo.

Sostanzialmente, la tecnologia oggi ci permette di andare oltre al gioco stesso, di sfruttare la nostra creatività e soprattutto di non limitarci a giocare passivamente. Si può cercare un oltre che ci consente di sovvertire il divertimento di cui godiamo grazie all’arte videoludica.

L’incontro Grand Theft Studies ha mosso in me, e spero anche negli altri studenti presenti, il desiderio di continuare a tenere in mano quel joystick. Con l’intenzione e la volontà, di non fermarmi una volta spenta la console, ma di portare al di qua dello schermo qualcosa superi il piacere momentaneo. Il mio è un invito a tutti i gamers, nel tentativo di vivere l’esperienza videoludica in maniera costruttiva e innovativa per noi e per gli altri.