Game Show 2019

Venerdì 11 ottobre si è tenuta la seconda edizione di Game Show, nel quale sono stati presentati i progetti realizzati dagli studenti del Master of Arts in Game Design, diretto dal Prof. Matteo Bittanti.

I videogiochi creati da una nuova generazione di game designer sono stati all’altezza delle nostre aspettative e di quelle del pubblico presente?

Il buio del Game Show

La presentazione parte, col piede sbagliato, con Red Tavern di Riccardo Casetta. Un puzzle game investigativo ambientato in un medioevo cupo e sinistro. I problemi si intuiscono già dal trailer d’introduzione: modelli fissi dai movimenti “legnosi” e una sceneggiatura assai bizzarra che sembra giustifichi lacune presenti nel gioco.

La seconda opera mostrata è Quitting Smoking di Dumitru Gheorghiuc che mostra al videogiocatore la pratica dannosa del fumo.
Presenta, però, una pessima realizzazione sia a livello del gameplay sia per quanto concerne l’estetica che ricorda il grottesco videogioco I misteri di Capri.

Caso simile è After-venture di Andrea Pennati, un’avventura-puzzle in cui il protagonista deve scegliere con cura gli strumenti più utili al suo scopo. Un’idea molto carina dalla realizzazione discutibile, ma comunque non paragonabile ai giochi precedenti.

L’area grigia

La presentazione continua con Stranded di Lorenzo Martinoli e Stefano Sanitate e Dead Calm di Roberto Vergine.
Il primo è un’avventura-puzzle-linguista con una grafica geometrica astratta, mentre il secondo è un videogioco artistico che s’ispira al La ballata del vecchio marinaio di Coleridge.
Entrambi giochi promettono bene ma i lavori sono ancora in fase sperimentale.

Si continua con il finitoMemory Change di Alessandro Mucci, un party-game strategico, paragonabile al classico Memory.
Ben realizzato ma, essendo un “multigiocatore”, il dubbio che dobbiamo porci è se riuscirà ad avere un numero sufficiente giocatori attivi.

Un barlume di speranza

The Claustrum di Alberto Putignano, un escape room puzzle 2D, dall’estetica lo-fi e un’atmosfera onirica, è sicuramente uno dei titoli più affascinanti presentati.

Menzione d’onore a Milky Way Prince di Lorenzo Redaelli.
Una visual-novel che mette in scena una storia d’amore tra un ragazzo e una stella cadente la quale soffre di disturbo borderline della personalità.

Innamorarsi di una persona che soffre di BPD è come innamorarsi di una stella: più l’amore cresce e più questa diventa instabile

Lorenzo Redaelli

Un gioco molto particolare che presenta una grafica stile anime giapponese. Il game designer, che ammette di non essere particolarmente affine al mondo videoludico, si è ispirato al vissuto personale.

Milky Way Prince

Tirando le fila…

È sicuramente un’impresa ardua sviluppare un videogioco in un anno, ma non impossibile.

Come afferma il professor Cornara, l’idea creativa deve essere la nostra “stella polare”. E può essere avvincente anche in presenza di uno scarso budget.
Sicuramente Milky Way Prince è l’esempio paradigmatico perfetto.