Fulci Talks: il film-intervista col regista Lucio Fulci

Esteticamente veniva spesso paragonato a Orson Welles. Per altri assomiglia al maestro della suspense Alfred Hitchcock, mentre lui si assimila a Steven Spielberg.

Tanti nomi, tanti titoli. Fu un regista enigmatico ed estroso, conosciuto in Italia per essere uno dei fulcri del genere horror.

Si parla di un cinema che racconta la violenza, sia verbale sia fisica, con soggetti tipicamente borderline e dai titoli al limite dell’assurdo. Un regista apparentemente incomprensibile, o che forse ha sempre voluto mostrare questo volto indecifrabile, che però viene in parte riscoperto grazie a Fulci Talks.

Marechiaro film: un’intervista a Lucio Fulci

La regista Antonietta De Lillo e il critico Marcello Garofalo hanno dato vita a questo film-intervista, prodotto da Marechiaro film, a partire da una conversazione avuta con il regista nel 1993. Si tratta di una serie di frammenti che danno vita a un materiale finale lungo e denso. Il risultato è una pellicola-biografia ricca di verità e forse qualche bugia, dove Lucio Fulci rivela finalmente se stesso.

Si parla di un regista che per molto tempo è passato in sordina, soppiantato da un cinema d’autore che non sembrava lasciar spazio ad “artigiani” indipendenti come si dichiara lo stesso Fulci. Con grande libertà ammette di essere stato per troppo tempo etichettato come un mero “regista dell’horror”. In realtà ha sempre sperimentato optando per generi diversi come gli spaghetti western o il thriller, e che anzi l’ibridazione sia in parte il suo marchio di fabbrica.

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Un uomo che sta sul precipizio del successo

Lucio Fulci, con pungente ironia, si ribella contro un cinema italiano di stampo autoriale che non gli ha permesso di raggiungere l’agognato successo che desiderava. Con riferimenti anche a registi che hanno subìto la stessa sorte (si riferisce più volte a Bava), ammette di aver ottenuto la fama solo al di fuori del panorama italiano, come in Francia.

Garofalo, critico, regista e saggista, parla di Lucio Fulci come un autore capace di spingersi sempre oltre, dove l’esagerazione stessa diventa la sua firma. L’ironia che caratterizza i suoi film non lo rendono ascrivibile a un unico genere (come al contrario lo era per lui Dario Argento, con il quale ebbe rapporti conflittuali), riuscendo però a esasperare ed esorcizzare i suoi incubi e quelli della società.

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Il cinema come opera politica

Sperimentatore e ibridatore, Lucio Fulci si esprime anche attraverso i temi trattati nel suo cinema. Una chiave di lettura delle sue opere è quella politica, che prende corpo nei mostri, protagonisti dei film.

Nel 1970 gira Zombi 2, riferimento evidente a la notte dei morti viventi di George Romero. Nella conversazione per i Fulci Talks, il regista rivela come i morti viventi altro non sono che una metafora per rappresentare gli “uomini di potere”: non vi è modo di distruggerli, se non sparandogli in fronte.

Antonietta De Lillo e Marcello Garofalo sono riusciti dunque a dar vita a un archivio che contiene le parole forse più schiette e sincere del regista scomparso nel 1996. Dimostrano di aver veramente compreso l’operato di un regista che ha lasciato un segno indelebile nel panorama cinematografico italiano, spaziando tra generi e soggetti, superando ogni pregiudizio.

Il film sarà disponibile solo nel 2020, ma al Noir Film Festival sono stati mostrati dei frammenti inediti.