Una rosa senza spine, Anna Ballatore. Parte 1/3

Se esiste una cosa ancora in grado di stupirmi è il primo raggio di sole che penetra tra le strette fessure della serranda ogni mattina.

Non importa l’ora, la stagione, non ne apprezzo la puntualità, ma la costanza. Ogni giorno lo aspetto, sussurrando nella mente una conta infinita, come per voler indovinare il momento esatto del suo arrivo. Si tratta di un attimo, una frazione di secondo impercettibile, che trasforma improvvisamente la notte in giorno, il buio in luce.

Mi toglie il fiato pensare alla velocità con la quale accadono le cose. Vorrei poter fermare l’istante esatto del cambiamento, distorcerlo, eliminarlo, per osservare in questo modo il susseguirsi scoordinato di situazioni, private improvvisamente di quel fluire in grado di rendere logico anche il risultato più assurdo.

Un raggio di sole e subito un disegno sulla coperta, una forma che ho imparato a tradurre come un buongiorno dettato da qualcuno lassù, che ogni mattina si prende la briga di augurare il meglio a noi, ancora assonnati sui nostri cuscini.

Chissà se sarà un buon giorno oggi. Chissà se papà, andando in ufficio, passerà da Mimma a mangiare la sua brioche senza strutto ancora calda, chissà se Stella troverà il coraggio di andare da Lorenzo e domandargli «perchè?», chissà se lui risponderà. Chissà se la professoressa di italiano avrà corretto i temi e si sarà stupita delle risposte alla traccia numero tre: i giovani e la politica, sono sicura le sarà tornato in mente il suo sessantotto, quelli sì che erano altri tempi.

Chissà se qualche fiore di pesco sboccerà, è primavera, se l’airc farà un piccolo passo avanti, se Nico batterà il suo record di apnea.

Di una cosa sono certa, mamma tra poco entrerà dalla porta della mia stanza, mi darà un bacio sulla fronte, poserà il cappuccino tiepido sul comodino e si dirigerà verso la finestra, spalancandola.

Subito, il mio flebile raggio di sole si tramuterà in un’ondata di luce indiscreta.

È una donna forte, mia madre, ma non come le altre donne forti che ho conosciuto. Non ama prendere posizione, stare da sola, né andare dal parrucchiere a farsi tagliare i capelli quando qualcosa non va, piuttosto preferisce passare a trovare un’amica, prendere un caffè e svuotare la testa dal peso dei suoi pensieri.

Ricordo un giorno d’autunno, forse era ottobre, l’aria cominciava a essere fredda e la luce un po’ più pallida, io e mio papà stavamo tornando da casa dei nonni, quando il suo telefono vibrò per un messaggio: Torna a casa. Ho bisogno di te. Carla.

Subito mio padre fermò la macchina, mi indicò una pasticceria lì vicino e mi disse di andare a prendere due bignè alla crema di fragole. In quel momento non capii perché la mamma avesse tanto bisogno di quei dolci e un po’ scocciata aprii la portiera con qualche moneta in mano.

Quando arrivammo a casa, mia madre era seduta sul divano al centro del salotto, con la testa rivolta verso l’alto e gli occhi rossi dalle lacrime. Improvvisamente tutti gli sbuffi usciti dalla mia bocca per l’acquisto alla pasticceria si tramutarono in sensi di colpa. Avrei voluto correre a comprarne venti di bignè, quando lei, vedendoci entrare, si alzò di scatto e ci strinse forte tra le sue braccia, senza più darci la possibilità di muovere un solo muscolo.

«Sono tanto triste, non mi serviva altro che un abbraccio.»

Fu allora che capii la forza straordinaria nascosta in una donna capace di essere fragile.

«Cosa è successo?» Era sera, avevo passato la restante parte del pomeriggio a chiedermi cosa avesse portato mia mamma a quel pianto disperato e sapevo che non avrei dormito se non avessi trovato il coraggio di parlarle.

«Quando tesoro?»

«Prima, cos’è che ti ha fatto piangere?» Ci fu un attimo di silenzio, poi occhi lucidi, un forte respiro e un accenno di sorriso.

«Bambina mia, vedi, non c’è nulla che non va. La tua mamma è felice, come non potrebbe, ha messo al mondo una creatura meravigliosa, ha già vinto sul resto. Succede ogni tanto però che il cuore sia un po’ più stanco del solito, meno pronto ad affrontare tutte le piccole sfide che la vita gli presenta ogni giorno e in quei momenti bisogna riuscire a fermarsi e lasciare uscire dagli occhi quante più lacrime possibile.»

Si guardò intorno, come per controllare che nessuno potesse sentirci. «Ti dico un segreto che ancora in pochi conoscono: le goccioline d’acqua pura che escono dagli occhi vengono assorbite da tutte le parti del corpo sulla quale s’infrangono, come la pioggia che bagna i campi, hai presente? E una volta tornate dentro di te vanno dritte al cuore. Sono gocce magiche, ognuna di loro porta con sé un ricordo, un momento che resterà indelebile nella tua vita, bello o brutto che sia si tramuterà in esperienza e pian piano riempirà il tuo piccolo cuoricino, pronto a riaffrontare il mondo più forte di prima. Hai capito, amore mio? Mamma non stava piangendo, si stava ricaricando.»