L’avidità della pulsione. Massimo Recalcati in IULM

Nel secondo appuntamento delle Masterclass sul “Denaro”, a cura del professor Mauro Ceruti, lo psicanalista Massimo Recalcati ha discusso il legame tra l’economia capitalistica dei nostri giorni e il denaro, “luogo pulsionale”.

Denaro e relazioni

Il rapporto che si vive col denaro racconta anche qualcosa dell’individuo in sé e delle sue relazioni con gli altri. Il problema sorge nel momento in cui ci si rivolge al prossimo come se egli fosse il denaro stesso.

Secondo la prospettiva marxista, il denaro possiede l’uomo. Questa idea è strettamente legata al concetto di alienazione che deriva dalla religione: il denaro (oggetto) vince sul volere dell’uomo (soggetto). Così i ruoli vengono invertiti.

Aristofane ci descrive Pluto, dio del denaro, come cieco e avvelenato dalla continua ingordigia che gli impedisce di soddisfarsi. Questo vuol forse dimostrarci che la ricchezza e l’accumulazione tendono alla chiusura?

Le teorie di Freud e Lacan

Facciamo un passo indietro al 1908, epoca in cui il capitalismo equivaleva alla centralità del lavoro e il denaro veniva unicamente accumulato. In questi anni Freud scrive di due caratteri: quello orale, momento in cui il bambino richiede il seno della mamma, e quello anale, fase in cui accade lo svezzamento anale in modo che il bambino non si trattenga. Intanto il soggetto inizia a maturare un senso dell’ordine e della disciplina, sviluppando una “ritualizzazione della propria esistenza”.

Qui subentra il concetto di Lacan: il bambino, dovendo espellere gli escrementi (carattere anale), tende a trattenersi nonostante l’incitamento del genitore, che lo spinge ad eseguire l’atto. Nel carattere orale il bambino richiede, ma in quello anale è lui il dominante. Eppure, successivamente all’atto, il genitore premia la riuscita dell’espulsione, facendo così credere al bambino di aver compiuto qualcosa di fenomenale.

Ma se non fosse qualcosa di fenomenale? Se fossero solo escrementi? Per evitare il giudizio dell’altro, ci si trattiene. D’altronde finché non scrivo potrò essere lo scrittore migliore al mondo, no? È dunque questo lo spirito del nostro capitalismo. Produce oggetti che dovrebbero salvare, ma che in realtà “generano solo pseudo mancanze”.

Amare

Il capitalismo, totalizzando l’oggetto, lo rende sempre sostituibile. Ciò che però è davvero insostituibile è l’amore, il quale nasce da un sentimento di povertà, proprio perché si fa esperienza di una “mancanza che arricchisce”. Nella mitologia Eros nasce dalla povertà, ergo chi rinuncia all’avere può amare: “ La gloria è di chi ama, non di chi viene amato”.