Milano, febbraio 2020: il coronavirus e il panico (in)giustificato

Sembrava quasi impossibile, eppure anche lei, ”la City”, è colta dall’isteria collettiva del coronavirus. Adesso Milano deve tornare in sé.

Lunedì mattina, Milano

Tutti ce lo riconoscono e ce lo invidiano: la nostra bella Milano è la città italiana che più di tutte diffonde le mode e le novità. Stamattina, con la stessa tempestività, dilaga un insistente allarmismo. Il coronavirus miete le vittime del terrore. Le metropolitane sono disertate e i supermercati presi d’assalto, nonostante lo stesso sindaco Giuseppe Sala definisca questo fenomeno inutile e insensato.

Le mascherine chirurgiche, tanto odiate dai milanesi fino a qualche giorno fa, sono i nuovi fidget spinner: vanno a ruba (alcune farmacie le hanno esaurite) e non si sa bene perché. Superfluo ricordare che possono essere utili solo alle persone già malate per non diffondere il virus. Tra il comico e il tragico si pone la questione dei gel disinfettanti per le mani, rivenduti online a prezzi incredibilmente maggiorati. Guanti di gomma o fazzoletti di carta per aprire i portoni, discorsi apocalittici per strada, sguardi razzisti nei confronti di tutti gli asiatici indistintamente. Sono giornate bollenti, metaforicamente e non, ma oggi il surriscaldamento globale non è più molto di moda.

La linea rossa della metropolitana, direzione Roh-Fiera, è vuota questa mattina.
La linea rossa della metropolitana, direzione Rho-Fiera, questa mattina

OMS: ”Necessaria cautela, non paura”

L’Organizzazione Mondiale della Sanità pronuncia in queste ore le cosiddette parole famose. Viene ricordato alla popolazione che il caso del coronavirus non costituisce ancora una pandemia, e che la popolazione dovrebbe prendere misure cautelative evitando di diffondere la paura. Gli esperti si esprimono parlando di una patologia che uccide solo nello 0,1-0,3% dei casi e che colpisce nella quasi totalità un target ben preciso: anziani con un quadro clinico già compromesso. Questo dato viene spesso tralasciato dal circuito mediatico, che ci ha informato ieri del sesto decesso in Italia e dei circa 230 casi di contagio, quasi tutti in Lombardia.

Pare utile ricordare, per contenere gli effetti collaterali del panico pur metabolizzando la serietà della situazione, che il solo contagio non presuppone sintomi e/o decorso gravi. Inoltre, il 95% dei malati guarisce senza la minima complicazione.

Un supermercato Esselunga preso d'assalto oggi.
Un supermercato Esselunga oggi

Numeri utili e altre misure straordinarie

La Regione e il Comune si sono attivati con prontezza, a costo di alimentare la già alta tensione: a partire da ieri, scuole e università rimangono chiuse, così come ogni altro istituto culturale. Sono inoltre sospese tutte le manifestazioni e iniziative che possano radunare grandi masse di pubblico. Un coprifuoco di dodici ore coinvolge tutti i luoghi di intrattenimento, compresi bar e ristoranti, a partire dalle 18. L’impatto economico, come conferma anche il premier Giuseppe Conte, è inevitabile: se Milano si ferma, l’Italia intera non può che subirne le conseguenze. Provvedimento altrettanto concreto è l’istituzione di due numeri verdi informativi in tema coronavirus: 800.89.45.45 e 1500. Per le emergenze, invece, si invita a chiamare il 112.

La virtù sta nel mezzo?

In ore così concitate e frenetiche, in cui aggiornamenti e notizie invecchiano più in fretta del solito, sembra difficile prendere una posizione efficace. L’insistente bombardamento mediatico alimenta incertezza e paura. I genitori sono più apprensivi del solito. Se persino le aziende invitano i propri dipendenti a lavorare da casa, risulta difficile mantenere la calma. Eppure è questa la continua raccomandazione della comunità scientifica e medica, sommersa da una mole di lavoro maggiore del solito.

In queste ore appare più utile che mai consultare i siti web di OMS, Ministero della Salute e Istituto Superiore di Sanità. Attenzione e informazione, come sempre, sono responsabilità civili e sociali di ogni cittadino, e aiutano la prevenzione e l’arginamento del virus. L’allarmismo, al contrario, diffonde solo se stesso. Le norme di comportamento igienico non cambiano con il coronavirus: c’era davvero bisogno di un’epidemia per convincere le persone a lavarsi le mani?