East market: quando il vintage diventa trendy

Lo slogan a caratteri cubitali “EVERYTHING IS NEW AGAIN” ci accoglie all’entrata dell’evento, per definizione, più cool di ottobre.

Con un costo di ingresso di 3€ si accede a oltre 6000 mq di una ex fabbrica aeronautica piena di abiti e oggetti di antiquariato, modernariato, artigianato, collezionismo e design.

Una volta entrati, ci troviamo immersi tra i vinili degli artisti che hanno fatto la storia, tra i bomber anni ’80 spesso impreziositi da patch rarissime, tra stivali e borse griffate, gioielli scovati in qualche angolo di Parigi e oggetti scrupolosamente conservati da collezionisti esperti. A presentarli sono oltre 300 espositori provenienti da tutta Italia che vengono selezionati ogni anno dallo staff di East Market.

L’East Market si propone con un concept che ricorda tanto l’eclettismo che si respira dentro l’Old Spitafields di Londra e l’energia che sprigiona l’LX Factory di Lisbona.

Street food e intrattenimento completano l’opera. A ogni edizione è infatti presente un vero e proprio Food Market, dove brand riconosciuti come Meatballs Family, California Bakery e Temakinho offrono una svariata gamma di scelta per la colazione e il pranzo, il tutto condito dalle note dei dj set che dal pomeriggio intrattengono visitatori ed espositori.

Tempo che torni: il successo dell’East Market

A questo punto vale la pena fermarsi a riflettere su come la percezione dell’antiquariato sia cambiata nel tempo, assumendo progressivamente un’accezione di esclusività e prestigio.

Cosa rievoca la parola vintage? Siamo talmente immersi nella scorrevolezza e nell’omologazione, che si è risvegliata in noi la voglia di andare a cercare nel passato quegli oggetti simbolo di durevolezza e qualità che ci confortano dall’idea che tutto sia sostituibile e veloce. Il passato attrae perché rimane ben piantato con i piedi per terra: non è sostituibile, non è facilmente riproducibile ed è affascinante perché veicolo di ricordi ed emozioni appartenuti a qualcun altro.

Così è l’esperienza di chi acquista oggetti vintage: un salto indietro nei ricordi, e perché no, una connessione di emozioni.