Tutta colpa di Amazon? Ascolta il prof. Luca Pellegrini, ospite a Zizzania

La domenica proprio no. Acquisti nei negozi, o (peggio!) nei centri commerciali, sarebbero per certa parte dell’opinione pubblica un problema per i diritti dei lavoratori. Se non, addirittura, per la tenuta delle piccole e medie imprese e l’unità delle famiglie.

Le ultime liberalizzazioni del commercio, che pure hanno giocato in modo non secondario nella ripresa post-crisi (il 30% del fatturato si registra nel weekend, per l’ISTAT) sono dunque in discussione.
E non a caso pare incombere l’intervento del governo, che ha annunciato a più riprese di voler vietare le aperture domenicali, almeno per il 50% dei giorni segnati in rosso sul calendario.

Ma cosa svela, riguardo il commercio italiano, questa voglia di tornare indietro? Chi sostiene, più degli altri, le chiusure domenicali, lanciando improbabili strali all’indirizzo dell’e-commerce (aperto h24) e profilando ulteriori limitazioni della libertà di vendere e comprare?

A Zizzania, se n’è parlato con il prof. Luca Pellegrini, ordinario di marketing all’Università IULM (giù il podcast da ascoltare). Con l’esperto di retail, profondo conoscitore delle reti di esercenti e distributori italiani, i conduttori hanno fatto i raggi alle contraddizioni del dibattito pubblico italiano anche su un temi con implicazioni pratiche evidenti.

E con il solito spirito, irriverente e provocatorio, le tre voci del talk show di informazione di Radio IULM, hanno discusso le incofessabili aspirazioni di molti attori in gioco. Che preferiscono, forse, tornare indietro.

Anche se comporta che il consumatore sia costretto a pagare di più e scegliere i prodotti gentilmente consigliati da chi fa regole, sempre più regole. Oppure che sia la norma demonizzare, in ambito accademico, i settori disciplinari di fatto più richiesti dalle imprese.

Pellegrini, preside della facoltà di comunicazione dell’Ateneo di via Carlo Bo, non disdegna di seminare Zizzania anche su questo. Purchè sia prima di domenica, per carità…

Zizzania – Puntata 8 marzo, ospite prof. Luca Pellegrini

[Di seguito un estratto testuale dell’intervista al prof. Luca Pellegrini. L’intera puntata di Zizzania è disponibile cliccando sul player sopra]

Prof. Pellegrini, il commercio in Italia sta progredendo o questo è un periodo in cui possiamo permetterci di tornare indietro, sulle chiusure domenicali come su altro?

Il commercio vive di consumi e se questi non ci sono non esiste commercio. In questi anni le cose sono andate tendenzialmente male, in special modo per il mondo dei supermercati, ipermercati, del largo consumo. Non c’era nessun bisogno di tornare indietro a 7 anni fa quando il Governo Monti ha liberalizzato gli orari. Sembra quasi un ritorno dei morti viventi.

Piuttosto, chi è che vuole chiudere la domenica? I dati ci dicono che il 30% del Pil si produce proprio nei fine settimana.

Una volta chi combatteva per le chiusure domenicali erano le imprese familiari, che magari dopo 6 giorni di apertura, vogliono prendersi la domenica per riposarsi. Componente che peraltro non è più così convinta come lo era in passato. Poi ci sono le rappresentanze sindacali, che ad oggi, sono la componente più convinta di promuovere le chiusure domenicali. Il fatto è che si rischia di accelerare un processo, già in atto, che ci porterà a non andare più nell’esercizio fisico, facendo fede ad Amazon che è a portata di click.

In questi giorni, si sono formate le prima code ai Caf per richiedere il Reddito di Cittadinanza. Un provvedimento di questo tipo metterà nelle tasche di milioni di cittadini diversi soldi ogni mese, che dovranno per forza spendere. Che effetto avrà sulle vendite?

Questi soldi finiranno in consumi. Se guardiamo l’entità di questa spesa sul totale dei consumi degli italiani, è una cifra irrisoria. I consumi di beni e servizi in Italia superano i 900 miliardi di euro l’anno e qui stiamo parlando invece di 5-6 miliardi l’anno. Un provvedimento che è stato “comunicato piuttosto bene”.

Qual’è il ruolo delle società di consulenza, di ogni tipo, in un’Italia che fa sempre di fatica a stare dietro alle ultime innovazioni?

La consulenza è fondamentale, soprattutto per le grandi imprese. Il problema è che spesso le piccole non riescono ad accedere alla consulenza, in parte perché è costosa, in parte per una frame of mind che porta gli imprenditori piccoli a pensare che essi sono in grado di fare tutto in maniera autonoma.