Wish you were here. Il poema dell’assenza

Abbassa le luci. Chiudi gli occhi e lasciati invadere dal malinconico accordo dell’assenza. I wish you were here.

Wish you were here. Il poema dell'assenza

Ascolta la puntata di Gonna Rock IULM Out sui Pink Floyd

Il riff di chitarra è celeberrimo, nonchè semplicissimo da eseguire. Anche il testo pare abbastanza lineare. Il lamento dell’assenza, il rimpianto di quel Wish you were here, è parte di un patrimonio culturale millenario. Si rincorre tra poesia e romanzo sin dalla cultura classica.

I Pink Floyd, quali cantori dei sonic poems della modernità, non potevano che attingere da questa tradizione per comporre uno dei loro pezzi più celebri.

Wish you were here: l’album che racconta l’evoluzione dei Pink Floyd

Più che dei classici cantastorie, Roger Waters, Richard Wright, Nick Mason e David Gilmour paiono più degli enigmatici Tiresia. Le loro canzoni sono poetiche rapsodie, che cuciono il Rock progressivo con la musica psichedelica. L’introspezione con i capisaldi della narrativa moderna.

Wish you were here, nono album in studio della band, vive proprio di questo spirito meticcio. I suoi brani, totalmente differenti l’uno dall’altro, cambiano voce persino durante la loro stessa esecuzione. Eppure loro racconto rimane unitario. È una grande malinconia elegia sull’assenza.

Wish you were here. Il poema dell'assenza

Anche i Pink Floyd nella loro evoluzione hanno cambiato voce. I primi album erano animati dalla personalità istrionica di Syd Barrett, successivamente escluso dalla band dopo un sofferta discesa tra droghe e alcol.

Wish you were here per Syd Barrett

Barrett, che si presentò in studio invecchiato, ingrassato e quasi irriconoscibile all’epoca della registrazione. Aveva comprato un grande frigorifero, spiegò.

Wish you were here. Il poema dell'assenza

Barrett, che, nonostante la sua follia alienata, come la descrisse Waters, continuerà a splendere come un diamante grezzo, Shine on you crazy diamond. Un bagliore che avrebbe continuato a illuminare la musica della band, anche se rifratta nel prisma di The Dark Side of the Moon.

Dai vani abbracci alla scomparsa di un padre musicale

Proprio a Syd Barrett i Pink Floyd sembrano voler dire I wish you were here. Ora più che mai, all’apice del successo, gli altri componenti della band possono capire il loro ex leader.

Running over the same old ground, What have we found? The same old fears.

Ora più che mai vorrebbero tendere la mano al loro padre musicale. Come Ulisse, nel XI canto dell’Odissea, tenta di abbracciare la madre, ma il suo gesto si rivela vano. Così i Pink Floyd devono rinunciare a Barrett.

Did they get you to trade,Your heroes for ghosts?

La copertina

Anche la copertina, a questo proposito, può essere significativa. Due uomini d’affari si stringono la mano, ma uno di loro brucia. Storm Thorgerson, l’autore, ha spiegato che si tratta di un’allegoria dei rapporti umani. Della paura del contatto e della spietatezza del mondo, che può scottarci.

Tuttavia, come non leggervi anche un implicito timore dell’assenza. Una versione aggiornata dell’omerico vano abbraccio. Magari rivolto a un ormai lontano Syd Barrett.

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Wish you were here: parlare di assenza e di essenza

Parlare di assenza talvolta permette però anche di raccontare la propria essenza. Al di là della facile rima, Waters, coautore insieme a Gilmour del pezzo, afferma che Wish you were here è un invito rivolto a se stesso.

So, so you think you can tell Heaven from Hell, blue skies from pain.

Sulla scia della narrativa moderna, il testo diventa quindi un richiamo a lottare contro la propria autoalienazione. A essere presenti a se stessi per vivere. Per scegliere. Chissà forse anche per non affondare come Barrett.

Così a quei primi accordi di chitarra deboli, disturbati, subentra un suono più forte. La voce della presenza che incita e spera. Wish you were here.