Nina, una voce dall’ultima fila

La storia di Nina Simone, una vita all’insegna della rivolta contro una società impietosa.

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To be young, gifted and black

Leggendo testimonianze sull’infanzia di Nina Simone, non può che tornare in mente la celeberrima scena della chiesa del film The Blues Brothers, quella in cui Jake, illuminato dall’inequivocabile raggio divino, si mette a piroettare in mezzo alla navata.
Nina impara a suonare il piano all’età di tre anni e crescendo continuerà a farlo durante le celebrazioni religiose a Tryon, North Carolina.

Voleva diventare la prima pianista classica di colore internazionalmente riconosciuta. Un necessario cambio di rotta, dovuto a troppo poco denaro e troppa melanina in corpo, la porta ad abbandonare la carriera classica per dedicarsi agli standard del blues americano.
Avrebbe potuto così suonare, in un locale o nell’altro, per tirare su due soldi.

Ain’t got no, I got life

Era una donna passionale e appassionata, verace e schietta.
Impossibile cercare di offrire una panoramica su Nina senza ricordarsi del suo attivismo contro la segregazione. Raccontò in un’intervista che, già all’età di 12 anni, si rifiutò di suonare in una chiesa del luogo quando si accorse che i suoi genitori sarebbero dovuto rimanere in piedi in fondo alla navata. Entro la fine degli anni ’60 era già un’icona della lotta contro l’irrazionale discriminazione.
Una lotta, la sua, viscerale che l’ha condotta a perdere occasioni pur di non abbandonare il suo popolo e di non rinnegare la propria persona, perchè alla fine di questo si trattava.
Credeva nel dovere dell’artista di dire la verità, in particolare riguardo alla società che lo circonda.

Liberia, Svizzera, Inghilterra, New York (dov’era vicina di casa di Malcolm X). Definirla un’anima poco sedentaria suona riduttivo.
Ha viaggiato in lungo in largo, stabilendosi infine nella Francia Meridionale, prima ad Aix-en-Provence e successivamente a Carry-le-Rouet, dove si spegnerà.

Una vita indubitabilmente ricca di sfide, di successi (politici e musicali) e di probabilmente rancori.
Un’icona di stile, maestosità, eleganza e decisione.
Una cantante folk nel senso più intrinseco e puro della parola: una musica dal (e per il) popolo.