Ascolta WORK SONG: il saluto dei programmatori musicali di RadioIULM

L’abbiamo cercata, selezionata, divisa per genere, programmata, trasmessa.
E per festeggiare la fine di un altro anno di trasmissioni, la musica l’abbiamo anche cantata.

Da fasce musicali a programmi

Quando Luca Paroni, conduttore di Q-Indie, mi ha chiesto di passare dallo studio per cantare una strofa di Work Song di Hozier ero di corsa. Piena di fogli e documenti della la radio in mano e, cosa ben più drammatica, non avevo ancora bevuto il primo caffè della giornata: inconcepibile.

In studio, però, ci sono andata lo stesso, perché il lavoro che abbiamo fatto in un anno è stato strabiliante.
Q-indie (la cui ultima puntata di stagione va in onda stasera alle 20:00) è solo un esempio di come una semplice “fascia musicale” (così avevamo chiamato le playlist tematiche da mandare in rotazione) possa trasformarsi in vero e proprio programma.

E questo è stato il mio desiderio fin dall’inizio, lo confesso: che le persone che stavano dietro quelle playlist le raccontassero, le accompagnassero con la loro voce e il loro modo di intendere quel genere.

Così, ecco l’ora settimanale di puro rock trasformarsi in Gonna Rock Iulm Out (con Cinzia Zoccali e Giorgia Colucci), quella di pop rosa shocking in Poptastic (con Mario Pontecorvo), l’onda lunga di soul e rnb in Rhythm ‘n’ Soul (con Marco Fabiani) e l’isola caleidoscopica di indie d’oltreoceano in Q-indie (con Luca Paroni).

Work song

Dunque, senza velleità canore, ma con tantissimo affetto verso questo micro-universo di pannelli fonoassorbenti ignifughi, ecco che la sottoscritta, Luca, Mario, con Cinzia in regia, abbiamo cantato il brano di Hozier per celebrare e festeggiare tutto l’impegno che abbiamo messo quest’anno per ampliare l’offerta musicale (ed emozionale) di RadioIULM.

Ringrazio tutti i ragazzi che hanno lavorato insieme a me fino ad oggi, tra un filo di cuffia ingarbugliato e l’altro. Metafora, questa, che vuole invitare a non perdere mai la pazienza, ma soprattutto il sentimento davanti alle umane difficoltà.

Ci vuole una passione forte almeno come l’urlo iniziale di Should I Stay Or Should I Go per far sì che uno studio non sia sommerso da cavi ingarbugliati.
“It’s a long way to the top…”, cantavano gli AC/DC.

Serena Del Fiore