The Who: la libertà dell’arte

Corri via. Le note di un organo elettrico ti accompagnano. Forse una canzone dei The Who non sarà sufficiente a strapparti da questa Teenage Wasteland. Non una canzone, ma forse Baba O’Riley.

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The Who: la fuga e la libertà dell'arte
1965, Paris, France — British Band The Who — Image by © Tony Frank/Sygma/Corbis

Baba O’Riley : l’apice dei The Who

Nel 1971 The Who hanno raggiunto l’apice. Lentamente abbandonata l’immagine dei ribelli di My Generation, la loro musica è influenzata ancora dagli echi di Tommy.

L’Opera Rock ha condotto la band inglese a coniugare il racconto generazionale all’armonia musicale, attraverso la storia di un ragazzo cieco destinato a diventare un mago, un Pinball Wizard.

The Who: la fuga e la libertà dell'arte

La voce di Roger Daltrey è il controcanto grintoso alle melodie sinfoniche composte da Pete Townshed. John Entwistle è alle soglie della storia con il suo basso, pronto a imprimere il suo nome al primo posto della classifica di Rolling Stone. Quanto a Keith Moon si sta avviando verso il suo canto del cigno, prima che la sua batteria taccia per sempre.

Who’s Next: fuga e sperimentazione

The Who non hanno però ancora raccontato tutto, anche all’epoca del loro climax. Possono ancora sperimentare con la musica e con le storie. Anzi possono rivoluzionare.

L’album Who’s Next riprende per certi versi la tradizione tra la ribellione Mod e il Rock ‘n Roll che ha fatto la storia della band di Pete Townshed.

I ragazzi d’altra parte si erano guadagnati la fama come interpreti della rabbia giovanile. I loro concerti erano famosi per il volume stellare e per la distruzione squisitamente infuriata degli strumenti.

The Who: la fuga e la libertà dell'arte
La copertina del singolo Baba O’Riley

Il loro quinto album attinge da questo panorama, proseguendo però il messaggio di speranza di Tommy. L’eredità di Woodstock si avverte potente per una generazione che non si farà fregare di nuovo, Won’t get Fooled Again. L’invito è a lasciare la desolazione e a riformare.

Le atmosfere psichedeliche create dall’organo e i sintetizzatori trasportano lontano, in una realtà in cui è possibile fuggire.

Baba O’ Riley, una canzone senza ritornello

Atipica sin dalla struttura, Baba O’ Riley è il trionfo dello stile musicale dei The Who. Insieme all’interludio di organo, cresce il desiderio di fuggire.

Man mano che seguiamo la storia dei due giovani ribelli, che si avviano per mano fuori da una Teenage Wasteland, non incontriamo un vero e proprio ritornello.

Come Sally (un’altra Sally del Rock) e il protagonista non possono essere ingabbiati nelle regole della società dove si combattere, la musica dei The Who sfugge alle ripetizioni dello spartito.

All’apice del loro successo, possono permettersi la libertà. La libertà dell’arte.

I don’t need to fight to prove my right. I don’t need to be forgiven

To the song

Di Vivien Bovard

Sally, quante volte sei finita in una canzone? De André, Oasis, Vasco, The Who! Sally, sei una filastrocca. Sally, zingara dolce, eri tu a condurci nel sole. Forse, oggi, abbiamo bisogno di te.

Ti hanno chiamato Sally perché
mare, meraviglia, infinito
era una serie senza punti.
Ma tu, che dall’alba grigia dei valori
agli stendardi d’intima gloria,
hai pianto, nella terra, la tua lacrima di fortuna,
allora sai d’essere giacinto,
luna, profumo
che gli anni respirano.
È dalle brezze distrutte,
dove oggi stridono i canti stonati
dei ragazzi, già morti,
che tu m’incanti, ancora.
Sally, piccola vergine,
zingara d’argento e splendore,
era forse questo l’orizzonte?
Oh Sally, oh Sally! Torneremo,
assieme, oltre il ponte,
a scoprire la desolata meraviglia
del futuro che ci chiama.
Oh Sally, coppa di zaffiro notturno,
è dai tuoi calici che bevo
il destino migliore.