Gue Pequeno? Il Sinatra del rap italiano

Venerdì 14 settembre l’ex membro dei Club Dogo ha pubblicato il suo quinto album da solista. Gue Pequeno incide ancora per Island Records, Def Jam Records, Universal Music e BHMG, l’etichetta di Sfera Ebbasta e Charlie Charles, supervisore artistico dell’opera in questa occasione. Tanti suoni nuovi ma sempre presente la stessa classe e libertà professionale che lo hanno contraddistinto nella sua ventennale carriera.

Un nuovo album, un nuova consacrazione

Se con Gentleman il rapper è riuscito a dimostrare la sua duttilità anche su beat inusuali per lui e per la sua aurea, con Sinatra ha messo la sua bandiera nell’universo musicale italiano. Una consacrazione che può avere l’effetto di un terremoto nella bolla della musica italiana. Perché Gue Pequeno ha dato la consapevolezza definitiva che il rap può dare filo da torcere al pop che monopolizza le radio e la televisione italiana. Un album che riflette tutte le sfaccettature dello stile di Pequeno: dal brano classico hip hop, al brano prodotto con l’artista pop, dal pezzo goliardico con la nuova wave al featuring con uno degli esponenti indie. Dodici tracce, una novità per Guè, che ci ha abituato ad una media di 15 canzoni a disco, e soprattutto molti, moltissimi featuring che hanno entusiasmato tutti gli appassionati di hip hop.

Sinatra non è una raccolta di brani come l’80% dei dischi degli ultimi anni, ma è un vero e proprio album, con la sua intro e la sua outro. Hugh Guefner non è che la presentazione più precisa possibile per raccontare se stesso, con un suono gangsta e poco più di un minuto di barre che descrivono il proprio stile di vita, plasmato nella sua carriera da rapper e Big Poppa – brano e nickname di Notorious BIG che allude al sinonimo di protettore di prostitute per spiegare la capacità di attirare ragazze- , mentre Hotel è l’incarnazione chill della capacità di Cosimo di essere romantico e Casanova allo stesso momento.

Una questione di feauturing

Trap Phone, Borsello e Claro, rispettivamente composte insieme a Capo Plaza, e le coppie Tony EffePyrex, Sfera EbbastaDrefgold, sono le conferme di come Guè sappia stare a suo agio anche nella nuova wave, habitat dei suoi colleghi più giovani di 10, 15, 20 anni.

Guè Pequeno sul set del video di “Trap Phone” con Sfera, Capo Plaza e Drefgold

Il featuring con Frah Quintale è qualcosa di straordinario sul profilo musicale e sull’aspetto dell’osare dell’artista milanese. Ancora più coraggio ci è voluto per riprendere il capolavoro di Mango Oro, e trasformarlo in una delle perle più fresche dell’album Bling Bling (Oro), anche grazie all’ausilio della produzione del mostro sacro Big Fish, produttore storico dell’hip hop italiano.

Bastardi senza gloria con Noyz Narcos è un ritorno alle origini del puro hip hop classico, merito anche della produzione da oscar di Shablo che ha campionato Fire dei The Roots, e dell’apporto del rapper romano.

Pane per i denti anche per gli amanti del reaggeton, perché Guè in Sinatra ha finalmente concretizzato un gusto e un progetto che si portava da anni nell’agenda e Bam Bam è il risultato. Un connubio perfetto tra le liriche, il suo flow pungente e il suono caldo dello stile portoricano di Cosculluela e la voce imponente del cubano El Micha. con cui ha collaborato anche nel precedente album Gentleman, in Milionario.

Novità sorprendenti. E l’asticella del rap milanese è alta

Elodie è un’altra novità sorprendente dell’album, la quale ha regalato un ritornello pop fresco che insieme al flusso del Guercio ha prodotto Sobrio. Baby sitter è il riassunto delle sue frequentazioni del jet set, tra locali e discoteche, incontri con soubrette, allusioni e apprezzamenti verso cantanti italiane sull’onda del momento.

La traccia con più aspettative, Modalità aereo ha confermato la caratura che si poteva presumere leggendo i featuring: Luchè e Marracash. La vera hit hip hop dell’album, potenziata da una strofa mai sentita in Italia del rapper napoletano e da un esercizio di stile del collega di Barona.

Un album che dimostra come Guè, nonostante pubblichi in media un album all’anno, non perda la lucidità e la qualità che molti suoi colleghi riescono a sfornare solo ogni 3-4 anni, se non di più. Una certezza il Lucky Luciano milanese, che ogni anno, dal 1997, con le sue rime mantiene sempre alta l’asticella del rap italiano, ma soprattutto milanese. Rima da quando…il cell era grosso come un citofono.