Terminator – Destino oscuro. Il ritorno della caccia

Il 31 Ottobre di quest’anno è uscito Terminator – Destino oscuro. Sesta pellicola di questa saga e sequel diretto di Terminator 2 – il giorno del giudizio.

Protagonista della storia è ancora Sarah Connor, ormai cacciatrice di macchine, che questa volta si ritrova a dover salvare una ragazza di nome Dani Ramos. A dare la caccia alla giovane è un nuovo modello di Terminator, il Rev-9, inviato dal futuro da un’I.A. maligna.

La figura del Terminator

Cyborg, androidi o semplici robot assassini, ideati dal super-computer Skynet che, acquisita autocoscienza, si pone come obiettivo la distruzione del genere umano usando le stesse armi create dall’uomo per la propria difesa.

Nel primo film, il modello T-800, interpretato da Arnold Schwarzenegger, è mandato indietro nel tempo per uccidere Sarah Connor, la madre del futuro leader della resistenza. Mentre nel secondo, egli verrà riprogrammato per proteggerla dal T-1000, un modello più avanzato.

Ciò che caratterizza questa saga è, principalmente, l’inseguimento inarrestabile del Terminator, pronto a tutto per completare la sua missione.

Il cinema degli inseguimenti

Andiamo indietro nel tempo, per la precisione agli inizi del 900. Siamo nel cinema delle origini, la gente è ancora incantata da questo nuovo medium, non comprende le tecniche narrative. Ed è qui che entrano in gioco i “chase movies”. La loro importanza è dovuta al fatto che hanno aiutato lo spettatore a capire la relazione fra le diverse inquadrature, insegnandoci così i primi raccordi di movimento.

Gli inseguimenti si sono, poi, sviluppati in svariati generi come la commedia slapstick, l’horror e l’azione. Generi che toccano diversi topoi: l’ilarità, la paura e lo spettacolo.

In Terminator abbiamo principalmente tensione e eccitazione. Una macchina sovrumana che non si può affrontare. L’unica soluzione è scappare, niente e nessuno riesce a fermare il suo cammino. E anche se si riesce a sfuggire dalle sue grinfie, lui ti ritroverà e caccerà di nuovo.

Il piacere della ripetizione

Questo nuovo capitolo, però, è stato criticato in particolar modo per la sua scarsa originalità. Accusato addirittura di copiare Terminator 2, ripetendo a oltranza i concetti e le idee più memorabili e cercando di adattarli al cinema moderno. Seppur non presenti nessuna idea innovativa e creativa, la sua ripetizione non è del tutto sbagliata.

Umberto Eco, nel suo saggio “Apocalittici e Integrati”, accennava al piacere dell’iterazione che hanno gli individui. Analizzando il caso dei fumetti di Superman, i lettori sanno già la struttura ripetitiva del racconto, ma adorano continuare a leggerli e rileggerli per poter provare le stesse emozioni della prima volta.

I media, tra cui il cinema, sanno di questo desidero e lo sfruttano. Basta pensare a film come i vari James Bond, ma anche, in particolar modo, al genere horror come Venerdì 13, Halloween, Saw e altro ancora. Opere commerciali che possono essere, sicuramente, biasimate, ma che alla fine generano profitto appagando i bisogni degli spettatori.

In conclusione

Terminator – Destino oscuro non è un capolavoro cinematografico, ma è un film in cui lo spettatore ha la possibilità di dimenticare la sua realtà e di rivivere le stesse emozioni suscitate dai capitoli precedenti.