Petizione contro l’abuso degli anglicismi: ne parla Zoppetti

Antonio Zoppetti è un saggista italiano, studioso di linguistica e dell’interferenza dell’inglese sulla lingua italiana.
Con l’aiuto di altre figure influenti ha deciso di redigere e diffondere una petizione contro l’abuso dell’inglese, sempre più frequente specialmente nel linguaggio dei mezzi di informazione, del lavoro e della politica.

La petizione è riuscita a raggiungere molte persone, con oltre 3000 consensi.

“Per scegliere bisogna avere anche delle alternative, che in Italia non ci vengono concesse.”

Per leggere e aderire alla petizione: https://www.change.org/p/sergio-mattarella-basta-anglicismi-nel-linguaggio-istituzionale-viva-l-italiano-litalianoviva

Petizione contro l'abuso degli anglicismi
Zoppetti

È corretto dire che l’utilizzo intenso dell’inglese è nocivo per il progresso del nostro lessico?

Il punto sta proprio nel definire l’“intensità”. Nel nostro dizionario ci sono circa 1000 francesismi e un centinaio di germanismi e ispanicismi. Il problema dell’inglese è che ha superato qualsiasi soglia di consenso: nel nostro dizionario sono presenti più di 3500 anglicismi.
Tutto questo non è un arricchimento, ma un impoverimento che trovo assolutamente nocivo.

Perchè l’uso dell’inglese si è intensificato durante quest’ultimo periodo?

L’uomo ripete ciò che ascolta. Oggi politici, esperti, scienziati, e soprattutto i mezzi d’informazione – che una volta hanno unificato e insegnato l’italiano – ricorrono sempre più all’inglese. Lo considerano più evocativo, un segno di modernità con cui distinguersi e identificarsi socio-linguisticamente.

Secondo lei, con l’eliminazione degli anglicismi il nostro lessico potrà evolvere?

È un po’ difficile eliminare gli anglicismi, una volta che si sono radicati.
Il 50% dei neologismi presenti nei dizionari del nuovo millennio sono inglesi. L’italiano quindi sta evolvendo solo con l’importazione di un nuovo lessico e ogni anno questa crescita aumenta: nel 1990 , nel primo dizionario elettronico italiano, erano presenti 1600 anglicismi. Ora oltre 3500. Nel giro di 30 anni sono più che raddoppiati.

Non traduciamo le parole inglesi e ne importiamo le radici, creando innumerevoli combinazioni e la nascita di nuovi termini. Questo è quello che fa morire l’italiano, io lo chiamo l’anglo purismo: l’italiano non evolve, i neologismi sono inglesi.

L’eliminazione degli anglicismi potrebbe essere fatta almeno nel linguaggio istituzionale, come richiesto nella petizione.

Come potrebbe essere risolto il problema dell’abuso degli anglicismi?

Occorre una rivoluzione culturale. Occorre smettere di vergognarci della nostra lingua, e di superare il nostro complesso di inferiorità che ci fa considerare tutto ciò che suona inglese come qualcosa di superiore.
Ecco perché nella petizione chiediamo l’avvio di una campagna mediatica per la promozione dell’italiano contro l’abuso dell’inglese, come è avvenuto con successo in Francia e in Spagna.

Perchè secondo lei in Italia non si è operato nello stesso modo della Francia e della Spagna?

In Italia fino a pochi anni fa c’era un tabù: solo parlando di difesa linguistica e facendo riferimento all’unità della nazione si veniva incolpati di fascismo. La stessa cosa avveniva in Germania. Ora che questo tabù è stato superato dovremmo cercare di tradurre, lottare per avere il nostro lessico nell’ambito politico e istituzionale.

Secondo lei gli anglicismi nati in questo periodo spariranno dal linguaggio comune o continueranno a essere utilizzati, fino a entrare nel parlato quotidiano?

Il numero delle parole inglesi che circolano sui giornali è di gran lunga superiore a quello dei dizionari. La maggior parte di queste espressioni sono parole “usa e getta”. Purtroppo però ci sono anche gli anglicismi che si stabilizzano e una volta radicati è difficile che escano.
Dei circa 1600 anglicismi nel Devoto Oli del 1990, ne sono usciti solo
meno di 70 nell’edizione del 2017. In compenso ne sono entrati quasi 2.000 nuovi.

Questa tendenza a utilizzare in modo così abbondante l’inglese è presente solo in Italia o anche in altri paesi?

Confrontando i giornali o le voci della Wikipedia di Francia, Spagna o Portogallo si nota che il numero delle parole inglesi in queste lingue è notevolmente inferiore rispetto all’italiano.

Una volta c’era una cultura basata sul plurilinguismo, oggi viene utilizzato solo l’inglese. Questa pratica ha dei costi, perchè è la lingua di alcuni popoli imposta ad altri, e ciò fa scaturire dibattiti. Un esempio ci viene dato dall’Africa, dove stanno morendo molte lingue soprattutto a causa dell’inglese.

Penso che l’uso dell’inglese stia sconvolgendo il nostro modo di parlare e la nostra identità linguistica. Con questa petizione contro l’abuso degli anglicismi viene data una scelta: quella di schierarsi a favore della nostra lingua, che merita di essere difesa.