Robert Eggers e Jennifer Kent: la nuova forma della paura

Il cinema, da sempre, parla per immagini. É in grado di dar loro una forma concreta e tangibile, alimentandone il potere. Forse, il fascino del cinema sta proprio in questo, ma è indubbio come un genere in primis sia in grado di dare voce a questa ineguagliabile forza visionaria.

L’horror ha assunto per decenni aspetti diversi: la sua metamorfosi continua attingeva dalle paure che alimentavano la società del tempo, rappresentandole in maniera più o meno astratta nei film. Dopotutto il cinema è, come si suol dire, lo specchio della realtà.

Robert Eggers e Jennifer Kent: la nuova forma della paura

L’horror contemporaneo è, però, spesso bistrattato. Per molti manca la dura invettiva sociale che rendeva capolavori opere di registi come Dario Argento, George Romero, John Carpenter. Una spinta vitale che oggi si è spenta lasciando spazio a un genere pigro e indifferente, che si rifà a cliché e trame stanche di essere continuamente raccontate.

Già con Ari Aster, però, questo aspetto era stato confutato. L’horror, come è stato dimostrato, non è un genere che non ha più nulla da dire, ma necessita solo di una nuova voce per raccontarsi. Alcuni registi, Aster in primis, sono stati in grado di dare una nuova forma alla paura proiettata sullo schermo, ergendosi a maestri dell’horror contemporaneo. Tra questi troviamo Robert Eggers e Jennifer Kent.

La paura del dolore

Jennifer Kent, regista, attrice e sceneggiatrice australiana, non ha dovuto faticare molto per raggiungere il successo. É bastato un titolo, un nome, per renderla la nuova potente voce del genere horror: Babadook.

Robert Eggers e Jennifer Kent: la nuova forma della paura
The Babadook – Stanze di Cinema
Una scena tratta da “Babadook”

In questa pellicola indaga la fragile mente di una madre sull’orlo di una crisi di nervi, costretta a educare da sola un figlio estremamente problematico, che sembra toglierle sonno e speranza. Il dolore più grande deriva però da un lutto, quello del marito. L’uomo è morto da anni, ma lei non ha avuto davvero la forza di affrontare il fatto. Il dolore diventa tangibile e si concretizza nel libro che madre e figlio ritrovano, dal titolo “Babadook”, e del quale non riescono in alcun modo a liberarsi.

Tuttavia, la figura sovrannaturale che infesta la casa e la vita della famiglia rappresenta metaforicamente la depressione della madre, costretta a fronteggiare questa angoscia sola. Solo addomesticando questa paura, affrontando la perdita che ha distrutto la sua vita, può ritornare davvero a vivere. Jennifer Kent trasforma un mostro in una creatura salvifica, in grado di aiutare fisicamente e psicologicamente un rapporto madre e figlio sull’orlo della distruzione.

Mito e folklore

Di altro stampo è invece Robert Eggers. Certamente affascinato da un cinema del passato, denso di atmosfere gotiche e lunghe attese, sfrutta questa sua malinconia per attingere da fonti folkloristiche e mitiche.

Il suo primo successo, The VVitch sembra infatti rifarsi all’opera/documentario sulla stregoneria di Benjamin Christensen, Häxan (1922). L’atmosfera mortifera di una famiglia puritana, costretta ad affrontare avvenimenti sovrannaturali, sconvolge per il suo realismo. La risposta a questi fenomeni prende forma in superstizioni e credenze popolari, che additano la giovane figlia come strega. L’odio sembra cieco di fronte alla presunta opera del diavolo, anche se a soffrirne è un membro della propria famiglia. Ma c’è verità in quelle parole, generando una furia vendicativa da parte della “vera” strega, che logora il nucleo famigliare dal suo interno.

Robert Eggers e Jennifer Kent: la nuova forma della paura
The Witch - Andrea Limone - Medium
Una scena tratta da “The VVitch”

L’aura lovecraftiana che anima la pellicola ritorna anche nel suo ultimo lavoro, The Lighthouse, con protagonisti Willem Dafoe e Robert Pattinson. Un guardiano del faro e il suo apprendista si ritrovano intrappolati su una minuscola e desolata isola, che sembra nascondere un’agghiacciante verità.

Il faro

Niente è come sembra, tutto è celato. I personaggi si fingono chi non sono, inventano storie, inventano nomi. Sembrano però inconsapevoli di fronte alla propria sorte, non sembrano percepire quel clima apocalittico che permane dall’inizio della pellicola. Il faro si erge su di loro, e il suo suono è l’unico elemento che fa da sottofondo alle vicende dei due protagonisti.

L’amore per quel cinema del passato, per quelle atmosfere goticheggianti che si ritrovano in alcune delle migliori storie di Edgar Allan Poe, prende vita con l’uso del bianco e nero, che trasporta in un’altra epoca, in un altro mondo. Per suggellare questa devozione nei confronti della tradizione, il regista attinge a piene mani dal mito di Prometeo, eroe greco che tenta di rubare il fuoco a Zeus e per questo verrà immortalmente punito.

Robert Eggers e Jennifer Kent: la nuova forma della paura
The Lighthouse - Film (2019) - MYmovies.it
Willem Dafoe e Robert Pattinson in “The Lighthouse”

Il terrore nei film di Eggers sta in una fotografia tanto spenta e agghiacciante, quanto incredibilmente affascinante. Sta nell’incomunicabilità dei personaggi, che sembrano sempre parlare lingue diverse, e paiono quantomai distanti l’uno dall’altro. Infine, lo si ritrova in quelle maschere atroci, che solo attori di indubbio talento come Willem Dafoe o Ralph Inneson sono in grado di conferire ai propri personaggi.

La potenza di questi due incredibili registi si ritrova dunque nell’immensa capacità di creare immagini tanto disturbanti quanto scioccanti, in grado di turbare costantemente il sonno degli spettatori. Sembrano aver compreso ciò che anima il genere horror, la cui natura si muove costantemente tra sogno e realtà, verità e inganno. Un genere, per l’appunto, multiforme e in costante evoluzione: una vera sfida per i registi che però, come si è visto, sembrano pronti ad affrontare.