Director’s cut, l’occhio del regista

Le storie ci uniscono. Lo sappiamo bene, è una frase che abbiamo sentito dire più volte, in diverse circostanze. Ce lo insegnano sin da bambini, quando, con una penna alla mano, ci viene chiesto di raccontare di noi stessi.

Director's cut

Abbiamo sempre desiderato ascoltare le storie degli altri. Ciò è dettato un po’ dal timore di rivelare noi stessi, e un po’ dal desiderio di trovarci rispecchiati nelle parole altrui. Le parole, però, per arrivare dritte al cuore (e alla mente) devono diventare vive, tangibili, evidenti.

Il cinema è in grado di compiere questo miracolo, rendendo ciò che era solo un pensiero, un sogno, parole stampate su un foglio bianco, immagini potenti e vivide. Ma che cosa sarebbe il cinema senza il suo regista?

Il “taglio del regista”

Per director’s cut si intende, letteralmente, “taglio del regista”. Il film è un continuo assemblaggio di elementi disparati per unire immagini, parole, suoni. Questi materiali, mescolati attraverso un attento e infinito lavoro di montaggio, generano quella che sarà la pellicola trasportata poi al cinema. Tuttavia, il “director’s cut” è molto di più: è la creazione totale del regista. Si tratta del suo lavoro integro e puro, che non presta attenzione alle logiche di distribuzione che, per esempio, non permetterebbero di portare al cinema film eccessivamente lunghi. È il processo creativo che trasporta sullo schermo l’occhio del regista, l’opera d’arte nella sua interezza.

Non è un caso che il director’s cut di alcuni film di uno dei registi di culto contemperaneo, Quentin Tarantino, duri anche più di cinque ore. Un regista è in grado di creare un mondo, nel quale lui stesso sembra inserirsi, regalando allo spettatore uno spiraglio per introdurvisi. Solo lui, forse, in quanto creatore, è in grado di vederlo veramente nel suo insieme e nella sua totalità.

Lo sguardo del creatore

Con la rubrica Director’s cut proveremo a entrare nella mente di alcuni dei registi emergenti e contemporanei più interessanti ed ermetici. Da Ari Aster a Park Chan-wook, da Greta Gerwig a Wes Anderson ci addentreremo nella mente (o più semplicemente, nella filmografia), di quei registi che stanno plasmando l’immaginario cinematografico odierno.

Dalla vita al cinema. Dalla penna alle immagini. Perché se si vuole conoscere il cinema è necessario smascherarne il creatore, scoprendo lo sguardo di chi sta al di là della macchina da presa. Uno sguardo che crea e plasma quel cinema che oggi tanto amiamo.