Gli anni più belli: il nuovo film di Gabriele Muccino

Gli anni più belli: quante volte sarà capitato di sentire un proprio genitore dirci, durante un determinato momento della nostra vita, “quanto vorrei riavere la tua età, sono gli anni più belli“.

Il tono malinconico di qualunque padre o madre in questione non può non trasparire anche nello sguardo dei quattro amici Paolo, Giulio, Riccardo e Gemma alla fine del nuovo film di Gabriele Muccino, Gli anni più belli. Si tratta di quattro ragazzi di Roma cresciuti a cavallo tra anni ’70 e ’80. Nel pieno del boom economico, questi amici fanno ciò che ogni giovane dovrebbe potersi permettere: vivere.

Non è un caso che lo stesso periodo in questione sia quello in cui anche il regista è cresciuto. Infatti si può definire, su stessa ammissione di Muccino, come il più autobiografico dei suoi film.

C’è un po’ di lui in Paolo, un ragazzo appassionato di letteratura che sogna di fare l’insegnante, interpretato nella versione adulta da Kim Rossi Stuart. Egli desidera condividere la sua passione per la cultura con i più giovani e cercare di essere per loro una sorta di padre, lui che il padre l’ha perso da piccolo. C’è un po’ di lui in Giulio, ragazzo sfrontato e pronto a tutto per avere ciò che vuole, con una carriera come avvocato di successo ad attenderlo, interpretato da Pierfrancesco Favino .

E c’è un po’ di Gabriele Muccino anche in Riccardo, interpretato da Claudio Santamaria, nei panni di un aspirante critico cinematografico. Dopo essere stato ferito in una sparatoria, conoscerà quelli che gli saranno amici per molto, molto tempo.

Poi c’è Gemma, una ragazza di grande sensibilità e fragilità allo stesso tempo, causata questa da gravi perdite familiari. La giovane, interpretata da Micaela Ramazzotti, è dotata di una bellezza pura e sottile, della quale Paolo, fin dal primo incontro, si innamorerà perdutamente.

Gli anni più belli
Pierfrancesco Favino, Micaela Ramazzotti e Kim Rossi Stuart in una scena del film

La storia che il regista racconterà, la quale arriva ai giorni nostri, è quella di quattro ragazzi legati tra loro da una rara amicizia. Spossati da avvenimenti, allontanamenti e riavvicinamenti, rancori e difficoltà, ma uniti comunque da un filo che li porterà sempre a rincontrarsi.

Nel cammino in cui il regista ci guida ci vengono mostrate le loro vite: la crescita, gli amori, le aspirazioni, i traguardi, la famiglia e tanto altro. Tutto portato sullo schermo dalla maestrìa narrativa di Muccino, il quale seguendo senza sosta i quattro protagonisti non lascia mai un attimo di respiro allo spettatore. Il racconto è anche puntellato da materiale d’archivio televisivo (da Tangentopoli all’attentato del 2001), quasi a voler richiamare il tono fortemente politico di un film meno vicino al melodramma e introspettivo di questo, C’eravamo tanto amati di Ettore Scola. Tale lungometraggio può essere considerato una delle principali fonti d’ispirazione per questo nuovo lavoro di Muccino.

Il personaggio più delineato, e in un certo senso simbolo del film, è quello di Paolo, interpretato egregiamente da Kim Rossi Stuart.

Innamorato di Gemma, conserverà per tutta la vita questo amore dentro di sé, più soffrendone che gioiendone, ma raggiungendo alla fine ciò che era il suo sogno. Con il lavoro, la perseveranza, la speranza, da professore cresce come evolve nella sua parte più privata.

Come cambiano gli sguardi degli alunni nel corso degli anni, cambia anche lui. Paolo non si arrende mai nel perseguire i propri traguardi e alla fine, anche con un pizzico di fortuna, ce la fa. Non si può dire lo stesso di Giulio e Riccardo, i quali però, nonostante i problemi di natura privata, potranno contare sempre sul legame con l’altro.

Perché nonostante le mille batoste ricevute, nonostante le delusioni e i fallimenti, l’amore che questi quattro amici provano l’uno per l’altro permetterà loro, attraverso i decenni, di non dimenticarsi mai di ciò che davvero conta. Una splendida sequenza verso la fine del film, con protagonista Gemma in procinto di salire le scale della casa di Paolo, lo dimostra. 

Gabriele Muccino può volerci dire questo. Forse non sono semplicemente determinati anni della nostra vita ad essere i più belli. Può essere il come reagiamo a ciò che ci accade attorno e chi abbiamo con noi che può rendere qualsiasi anno, mese o giorno della nostra vita degno di essere stato vissuto.

Adesso al cinema.