RIDE: l’intervista di IULM Metal Jacket agli autori

‘Ogni volta che ci fermiamo il punteggio diminuisce’.

Il punteggio forse si, ma l’attenzione no.

Il Noir in Festival, alla IULM dal 3 al 5 di Dicembre, non è nuovo ad aperture cosi potenti ma “RIDE”, per la regia di Jacopo Rondinelli, alza l’asticella per i prossimi anni.102 minuti, 20 GoPro, 2 biker inconsapevoli e un finale ancora tutto da scrivere, o meglio, da capire.

Uscito nelle sale a settembre, si è subito posizionato nel filone delle realtà punk tipiche d’oltreoceano (vedi Hunger Games). Proprio come quest’ultimo, RIDE apre alla possibilità di sequel, idea confermata dallo stesso Rondinelli e Lorenzo Richelmy, protagonista del film, in un’intervista esclusiva targata IULM Metal Jacket.

Di seguito un estratto:

  • Quali sono stati i problemi che si sono riscontrati utilizzando riscontrati in produzione post-produzione utilizzando interamente delle Action Cam? (A Rondinelli, regista)

Il film è stato girato quasi interamente con le Action Cam, nel senso che poi c’erano anche dei droni e delle camere un po’ più classiche, ma in poche occasioni. Poi, i problemi sono stati tantissimi perché le GoPro non sono camere fatte per fare cinema quindi hanno tutta una serie di limiti tecnici che, sia sul set che proprio nella gestione delle camere, che poi in post-produzione sono stati degli scogli difficili da riuscire a superare.

Però la sfida era proprio questa: l’idea parte proprio dal girare un film, un action, tutto con Gopro e quindi abbiamo fatto tantissimi test all’inizio, per cui già ancora prima di girare c’eravamo resi conto che non sarebbe stata una cosa facile. Essendo un film oltretutto che ha una grossa parte di effetti speciali, anche tutta quella parte è stata tosta. Però devo dire che col senno di poi il risultato è stato agli occhi di tutti abbastanza stupefacente, nel senso che, nel bene o nel male, RIDE è qualcosa che non si era mai visto.

  • Come si evolve l’approccio attoriale sapendo che ogni piccolo movimento del corpo, del busto andrà ad influenzare quello che poi sarà il film vero e proprio? (A Richelmy, attore)

Le novità che abbiamo sperimentato erano molteplici, quindi assolutamente sì, anche per un attore era un campo nuovo. Sperimentando molto, mi sono divertito tantissimo. Abbiamo coniato questa nuova parola: “operattore”. Effettivamente tu avevi molte telecamere attaccate al corpo, ognuna con una inquadratura diversa e tu, bene o male, più vai avanti, più ti rendi conto come e quando muoverti. Devi anche sapere come metterti un po’ di lato e capire quando in una scena è più importante che si veda una determinata cosa rispetto ad altre e sì, è stato molto divertente.

Link all’intervista completa: Clicca qui

Giacomo Paolini e Anna Piscitelli – IULM Metal Jacket