The house that Jack built: l’ultimo film di Lars von Trier, dal 28 febbraio al cinema

Ogni film parla, almeno in parte, del regista che lo dirige. Può farlo nascosto sotto delle storie, dei personaggi immaginari o realmente esistiti. Oppure sotto dei rimandi a metafore e simboli, che devono indicare la via allo spettatore nel processo di visione e comprensione del film.

Questo è il caso dell’ultimo lavoro di un regista considerato da molti pazzo, da altri (anche) geniale e colto, che ha fatto dei suoi film un simbolo, una chiave di accesso alla sua psiche. Un autore sempre più riconoscibile nello stile che utilizza. Si parla del danese Lars von Trier che, con quest’ultimo film, The house that Jack built (La casa di Jack nella versione italiana), mette in scena quello che è probabilmente il suo film più privato e sentito.

Ambientato nell’America degli anni ’70, ma girato in Svezia e Danimarca, racconta cinque degli episodi o “incidenti” della serie di sanguinosi omicidi commessi da Jack. Egli è un ingegnere affetto da un disturbo ossessivo-compulsivo, apparentemente privo di empatia e coscienza, che fa della sua follia omicida una terapia e allo stesso tempo un’arte.

Nell’arco dei dodici anni in cui la storia è raccontata, il protagonista intrattiene un dialogo costante, intellettuale e morale, con Verge, un Virgilio moderno. Quest’ultimo controbatte alle sue teorie sul concetto di arte, sull’omicidio e su dittatori che hanno segnato gravemente la storia dell’umanità nel secolo scorso. Per accompagnarlo poi in un viaggio chiaramente ispirato alla Divina Commedia di Dante. Un viaggio che, però, porterà il protagonista ad una sorte ben diversa da quella del poeta.

Jack e Verge in una scena del film che richiama esplicitamente il quadro “La barca di Dante”, di Eugène Delacroix

I ruoli di Jack e Verge sono impersonati da Matt Dillon e Bruno Ganz. Il primo è un attore presente in film come I ragazzi della 56esima strada e Drugstore Cowboy. Il secondo ha impersonato, ad esempio, ironia della sorte, Adolf Hitler nel film La caduta e l’angelo Damiel ne Il cielo sopra Berlino di Wim Wenders. Attore di grande talento, conosciuto a livello internazionale e che ci ha lasciato pochi giorni fa, all’età di 77 anni.

Il film, come anticipato, è un racconto estremamente personale di Lars von Trier, un cammino di autoanalisi tra verità e debolezza, intelligenza e autoindulgenza. Pur staccandosi dichiaratamente dall’aspetto omicida del protagonista, il regista sente il personaggio di Jack come quello che più di tutti si avvicina a sé stesso.

Il film sarà nelle sale dal 28 febbraio.