Il capo e la folla (La biblioteca di Zizzania)

Il capo e la folla
Laterza, 2016

Trump, Salvini ed altri recenti ritrovati dell’attualità ci hanno ricordato che le capacità comunicative, in politica, contano. Forse più di tutto il resto.Quello che a volte si dimentica è però che non sono stati gli unici – loro – ad afferrare il timone di un paese giocando le loro fiches sul consenso popolare. A cercare, senza troppo nasconderlo, i temi che aprono la pancia degli elettori.Ne ha parlato, nel 2016, un agile saggio, di intenso sapore storico. Che con misurate incursioni nella più pragmatica sociologia proietta facilmente i temi trattati dentro l’attualità. Se non addirittura nelle pieghe della psicologia di chi – dopo aver letto Il capo e la folla – ci toccherà sospettare.

Tratto da Il capo e la folla, di E. Gentile

“Conoscere l’arte di impressionare l’immaginazione delle folle, vuol dire conoscere l’arte di governarle, è la lezione da tenere a mente”. Perché Emilio Gentile ci consegna un’opera senza tempo. Che racchiude, per l’appunto, una millenaria scansione del pensiero politico dell’Occidente.

Nel volumetto ci sono la democrazia, la deriva verso la demagogia ed una approfondita riflessione sul concetto di popolo. Sono delineati i punti chiave dell’evoluzione dei movimenti democratici, quasi per dare l’impressione di trovarsi lì: accanto alle personalità più importanti dello sviluppo della civiltà moderna.

Dal fascino classico di Platone e Pericle, alle solenni epopee del leader Kennedy e del generale De Gaulle, l’autore spiega quali pieghe ha preso il rapporto fra capo e popolo.
Ed il secondo termine varia, nel fluido scorrere delle pagine. A seconda del contesto diventa folla, massa o addirittura “plebaglia”, con licenza gentilmente presa a prestito da tale Napoleone Bonaparte.
In mezzo prende corpo il Bill of Rights, foglietto illustrativo per l’indipendenza americana. O tra il capo e la folla battono freneticamente i tacchi delle camicie brune, a scandire l’ascesa del nazismo.

Che si tratti di progressi o cortocircuiti della storia è comunque la componente socio-psicologica quella scelta da Gentile per spiegare “la genesi della democrazia recitativa”, come anticipa il sottotitolo. Lì si annodano le radici di forze politiche degenerate o istituzionalizzate, si sperimentano nuove forme di governo.

Oppure si stagliano i profili di capi integrati o collisi col popolo. Denominatore comune e sovrano, se non dello Stato, almeno di questo libro. Filone talvolta sottile e implicito, altre dichiarato ed approfondito, dei frammenti storici in cui Gentile ci teletrasporta.

E se scoprire le conseguenze delle gesta dei populisti è un privilegio che solo il futuro potrà offrirci, occorre sapere che non si tratta di un’assoluta novità.Intanto bisognerà
accontentarsi di quello che Gentile chiama “personalizzazione del potere”, quando riflette del circolo vizioso che riporta costantemente l’impronta democratica al regime recitativo.
I suoi protagonisti sono il capo e la folla. L’uno acquista potere tanto più è ridotta a una moltitudine (ebbene sì) votante ed acclamante. Ben presto estranea alle decisioni del “suo” capo. Del tutto.

Luca Grampa
#3 – Biblioteca di Zizzania