L’Italia che va, l’Italia che viene. Il punto di vista di Ferruccio De Bortoli

In che direzione sta andando l’Italia? Una domanda che lascia perplessi, indipendentemente dallo sprint del Quirinale verso la nascita del nuovo governo. Intanto, a cosa succederà sulla scena politica, ci hanno pensato anche Paolo Del Debbio e Ferruccio De Bortoli, nel secondo dei tre appuntamenti di “Dove va l’Italia?”, ciclo di incontri ospitato dall’Università IULM.

Il 22 maggio l’ateneo ha dunque ospitato il dialogo tra il suo docente, storico volto televisivo ed una grande firma della carta stampata, quel De Bortoli che è stato due volte direttore del Corriere della Sera. Attuale presidente della casa editrice Longanesi ed ex numero uno del Sole 24 Ore, è tanto esperto di politica interna da aver fatto discutere con le rivelazioni contenute nel suo ultimo saggio, Poteri forti (o quasi), edito da La Nave di Teseo. 

Ma il tempismo è perfetto per la scelta del prof. Del Debbio, appena aperta la fase di gestazione del governo che potrebbe essere presieduto da Giuseppe Conte. L’argomento più discusso riguarda il ministero dell’Economia e del suo futuro inquilino. Materia su cui Ferruccio De Bortoli, ancora editorialista del Corriere, si esprime dalla prima pagina quanto dall’inserto L’Economia del quotidiano di Via Solferino. 

La prima pagina del Corriere della Sera ospita spesso gli editoriali di Ferruccio De Bortoli

Pur con questa privilegiata chiave di lettura, il dialogo resta quello tra un meneghino autentico ed un’altro di adozione. Che, pur diversi  nelle loro (lunghe) carriere, si ritrovano in un faccia a faccia insolitamente cordiale. A tal punto che i due si sono dati del “tu”, in onore della propria amicizia. Partendo, prima di venire alla serva Italia, dal vissuto del De Bortoli direttore, tra commenti, le critiche, addirittura le querele scaturiti da alcuni suoi articoli, arrivati ad infastidire anche Matteo Renzi, durante il suo governo. Fino al suo rapporto lavorativo con Oriana Fallaci. 

E naturalmente il tuffo nel passato serve giusto a riprendere con più lucidità la riflessione sullo scenario politico, economico, e in parte anche culturale, in cui si dimena l’Italia, da ben prima del 4 marzo. Perché, al di là di chi dice che questa fase politica si risolverà come sempre è accaduto, e può essere che sia così. Non si può non segnalare che il periodo di stallo in cui stiamo vivendo andrà a finire diritto sui prossimi libri di storia. Che, en passant, finiranno per citare anche i primi colpi di penna di Ferruccio De Bortoli. 

[Di seguito, un estratto dell’intervista di Paolo Del Debbio a Ferruccio De Bortoli]

Quando Cesare Lanza ti assunse al Corriere d’Informazione disse: É un magistrale chirurgo, freddo e dirigente nato. Fu l’unico a presentarsi al colloquio in giacca e cravatta. Come mai ti presentasti in giacca e cravatta?

Perché mi aspettava un colloquio con quello che era l’edizione pomeridiana del Corriere della Sera. Comunque, per nostra fortuna non esistevano i social network a rimarcarlo, in quanto non ero sempre così ben vestito, anzi, spesso e volentieri si andava a lavoro con i pantaloni corti. Tuttavia, una cosa critica di Lanza nei miei confronti,  che tu hai omesso, è il fatto che mi catalogasse come anaffettivo. Cosa che, tuttora, mi viene rimproverata.

L’incontro tra Ferruccio De Bortoli e Paolo Del Debbio. Un meneghino autentico ed uno d’adozione

Sei stato protagonista, nella varie redazioni di cui ha fatto parte, di violenti scontri negli anni delle tue direzioni. Una su tutte accade nella tua prima direzione del Corriere. Ci fu uno scontro con D’Alema, che chiese all’Ordine dei Giornalisti l’allontanamento dei colleghi Francesco Verderami e Felice Saulino.  

In realtà non si diceva nulla di male in quel pezzo. Si trattava di un articolo nel quale rendevo nota l’allora preoccupazione di D’Alema di creare un sindacato unico. Affermazione che, dopo alcuni anni, venne confermata da Sergio Cofferati, l’allora direttore della Cisl che mise allo scoperto i retroscena scoperchiati dai colleghi Saulino e Verderami.

Ma in quella “Direzione” lì, ne sono successe parecchie di memorabili. Facciamo riferimento al periodo 1997-2003  e dunque come non tirare in ballo l’attentato alle Twins Tower del 11 settembre 2001 e la ritrovata collaborazione con Oriana Fallaci.

La cosa curiosa è che quando si vivono fatti di cronaca così importanti, ed emozionanti, non si ha la sensazione di vivere in un tornante della storia. La nostra preoccupazione fu quella di fare cronaca, uscendo con il giornale. E ricordando spesso che nel 2001 dei social network non vi era alcuna traccia, spesso faccio riferimento al come si sarebbe sviluppata la tragedia delle due torri con un Facebook o Twitter che sia. Sarebbe stata assorbita in modo diverso. Quel giorno cercai di far scrivere Oriana Fallaci, che non la faceva più da dieci anni e che non voleva mai più farlo. Inizialmente doveva essere un’intervista, quindi mi presentai a casa di Oriana e lei si era già scritta le domande e risposte. Poi venne comunque fuori l’articolo, il 29 settembre 2001 che aveva come incipit Mi chiedi di…

A proposito di articoli che hanno fatto discutere molto. Il 24 settembre del 2014 scrivevi un pezzo intitolato “Il nemico allo specchio. Renzi tema soprattutto se stesso.”

Era il Renzi all’apice del successo e l’articolo riconosceva anche questo. E lo dico perché negli articoli non passa mai la parte positiva, o per lo meno non viene considerata. Dunque riconoscevo le cose positive fatte dal Governo di allora e lo mettevo in guardia dal non circondarsi solo di amici di infanzia, ma anche di persone competenti. Se questo fosse accaduto, la storia sarebbe stata diversa, non ci sarebbe stata la personalizzazione del referendum del 4 dicembre 2016, e probabilmente, oggi avremmo avuto una condizione politica differente, magari senza una scissione del Partito Democratico.

Paolo Del Debbio, volto di Mediaset, insegna Etica ed Economia all’Università IULM. Siede anche nel CdA dell’Ateneo

Spostiamo l’attenzione ai giorni nostri e osserviamo assieme cosa è accaduto in Valle d’Aosta.

Qui siamo ancora nell’effetto alone del 4 marzo, ovvero le elezioni che seguono un rivolgimento elettorale e dunque replicano a livello locale l’onda proveniente dalle politiche. Quindi premiano la Lega, al 17%, e penalizzano i perdenti del 4 marzo, cioè PD e Forza Italia, che sono un po’ i due schieramenti afoni di questi ottanta giorni.

Hai scritto stamattina sul Corriere del Ticino “Conte già incaricato sulla carta di una missione impossibile dovrà farsi valere” e prosegui dicendo “Conte, che dovrà fare bene i conti, dovrà dimostrare anche di contare”.

Di Maio e Salvini, avendo avuto i voti è giusto che provino a combinare qualcosa. Però bisogna guardare in faccia la realtà, e la sensazione mia è che loro stiano vivendo ancora un tempo sospeso, dal 4 marzo in poi. Con una sindrome che io chiamo del “ponte levatoio”, dove in un’economia integrata come l’Italia, si possa ad un certo momento alzare il ponte levatoio, ed occuparsi soltanto delle proprie cose.

Giuseppe Conte, giurista di area M5S, è il presidente del consiglio incaricato

Tu dici del prof. Giuseppe Conte che oltre al background che gli si riconosce, dovrà dimostrare di “contare”.

Sì, ho scritto questo perché l’Italia in questo momento (ma non solo) ha bisogno di una persona autorevole. In grado prendere una posizione nel bilancio dell’Unione Europea 2021-2027, dove ci sono i soldi sia per il Sud che per gli immigrati. Una persona che sia legittimata a trattare. Perché quando si arriva “alle strette” dentro una stanza, non ci saranno  Salvini e Di Maio a fare da spalla, ma ci sarà solo lui e non potrà dire “scusate un attimo, telefono ai miei due collaboratori”. Dunque con il “contare” intendo alludere proprio a questo. Poi, per essere forti bisogna essere credibili. E a volte noi, purtroppo, non lo siamo. Abbiamo un livello di rappresentanza non sufficientemente informato sui dossier che si trattano. Forse il difetto dell’epoca renziana è stato quello di non avere alle spalle degli sherpa indipendenti con i quali confrontarsi. E non degli “yes man” che ti dicono solo“si va bene” o “quanto sei bravo”, ma persone che ti dicono “guardi che qui sta sbagliando”.

Cosa pensi dell’attuale situazione ? 

Siamo in una situazione che è grave, qualcuno avrebbe potuto dire “non è seria”. Certamente non è noiosa e quindi ci riserva un colpo di scena al giorno. Noi, francamente, vista anche l’età ne faremmo anche a meno.

Il ciclo di incontri con il prof. Paolo Del Debbio prosegue, ancora nello IULM Open Space, con un ultimo appuntamento in programma martedì 29 maggio. Scopri di più a questo link: http://www.iulm.it/wps/wcm/connect/iulmit/iulm-it/news-e-eventi/notizie/dove+va+litalia