“Il giovane Karl Marx”: al cinema il film sulla gioventù del celebre filosofo tedesco

L’origine di una rivoluzione, il lungo cammino di un nuovo pensiero. Questi e altri elementi riguardanti la vita e l’opera del filosofo tedesco Karl Marx sono riportati nel nuovo film del regista haitiano Raoul Peck.
Di recente alla ribalta delle cronache con il profondo documentario I Am Not Your Negro del 2016, il regista firma una pellicola intrigante e scrupolosa sulla vita del celebre pensatore, seguendolo con la cinepresa dall’aprile del 1843 fino a poco prima della rivoluzione del 1848. E concentrandosi sulla sua gioventù, come suggerito dal titolo del film.
Fin dall’inizio, le proprie ideologie mettono Marx contro molti, procurandogli dei nemici, tant’è che viene esiliato dalla Germania, e si trasferisce in Francia, a Parigi, dove tra disoccupazione e la necessità di mantenere una famiglia con due figli, vive un periodo travagliato da sacrifici e dubbi.

I due protagonisti del film, August Diehl (Marx) e Stefan Konarske (Engels)

In tutto ciò, viene a conoscenza di Friedrich Engels, che ai tempi lavorava, da economista, per la fabbrica gestita dal padre, con il quale era in continuo scontro per il fatto che, come Marx stesso, fosse contrario allo sfruttamento del proletariato nelle fabbriche di quegli anni.
Nel film è evidenziata la continua lotta per gli oppressi portata avanti da lui e da tutti gli altri che come lui conoscevano la classe borghese per averla vissuta personalmente, e che, come Marx, si ribellò a quest’ultima.
Una volta incontrati, infatti, i due uniscono le proprie idee per portare un “pensiero” a non rimanere più tale, ma a diventare quello che sarebbe poi diventato il libro commissionato dalla Lega dei Comunisti di cui facevano parte, ovvero il Manifesto del Partito Comunista, pubblicato nel 1848, in cui si cercava di rendere la loro idea di società assimilabile e utilizzabile nella realtà.

Con questo biopic, il regista omaggia un personaggio ricordato, per le sue idee e i suoi scritti, come uno dei filosofi più influenti del 19esimo secolo: una figura venerata o bandita, idolatrata da alcuni, disprezzata da altri, che esce dai libri e musei di storia per entrare, dal 5 aprile, nelle nostre sale.