Perché i giovani stanno male? Umberto Galimberti ne ascolta la voce

“Manca il fine; manca la risposta al – perché? -. Che cosa significa nichilismo? Che i valori supremi perdono ogni valore.”

Così definisce il nichilismo Friedrich Nietzsche, nei suoi frammenti postumi. Lui che tra i pionieri di un nichilismo filosofico fu il pensatore più letto, saccheggiato, amato. E con questa frase domenica 11 marzo, a Tempo di libri, il filosofo e psicanalista Umberto Galimberti ha cominciato la propria conferenza.

L’ultimo saggio di Galimberti, raccolta di risposte a “L’ospite inquietante”, è edito da Feltrinelli

Il libro presentato in fiera è il suo nuovo saggio “La parola ai giovani – Dialogo con la generazione del nichilismo attivo”. Attivo come quello di Nietzesche, per l’appunto. Ma il focus dell’opera edita da Feltrinelli è sulla giovinezza, a distanza di undici anni da un primo libro sullo stesso tema. Allora Galimberti si impose all’attenzione dei giovani lettori con “L’ospite inquietante – Il nichilismo e i giovani”, di cui il nuovo saggio è la naturale prosecuzione quanto la raccolta delle risposte suscitate nei ragazzi e nelle ragazze, accorse ad indirizzare all’accademico numerosi pensieri sull’argomento.

Il presupposto del precedente libro era proprio che il malessere giovanile non ha più forma di disagio adolescenziale, bensì culturale. Un cambio di prospettiva decisivo, per scuotere le coscienze dei lettori. Per il professor Galimberti i giovani non vedono infatti il futuro come promessa, ma come una minaccia e ciò suscita in loro quello che già Kierkegaard definiva come angoscia.

Se si perde di vista lo scopo – dal greco skopeo, guardare un punto preciso, ovvero darsi un obiettivo – non si ha più riguardi verso il proprio avvenire. Per sfuggire a questa trappola priva di passato (gli “anziani”, che ne sono i cultori, ad avviso dell’autore, non comprendono più i giovani) e sprovvista di futuro, ci si rifugia in quello che l’autore chiama “assoluto presente”.

Questa concezione del tempo è una forma distorta, malsana di carpe diem. Non conta vivere al massimo l’istante, ma anestetizzarlo per sfuggire al malessere procurato da una vita che appare senza senso. Svariati capitoli sono quindi dedicati ai “divertimenti tristi” (sballi in discoteca e abuso di droghe) dietro cui si nasconde non il desiderio di essere più felici, ma l’ignoranza di cosa sia esserlo davvero.

Umberto Galimberti si è imposto sulla scena editoriale con la sua ricerca su nichilismo e giovani

Molte parole all’interno dell’opera sono spese sulle sostanze stupefacenti. Una per tutte, la cocaina, droga della modernità per eccellenza. In un ambiente che non ci concede mai di fermarci, che ha perso l’idea di limite, questa ci permette di essere sempre freschi e pronti per recitare la parte che gli altri vogliono vederci interpretare. E così pure sui social network con i loro meccanismi inconsci di gratificazione.

L’identità” – dice l’autore – “è un fatto sociale, non personale”. Sappiamo di essere perché l’altro ci riconosce. Ma in un’epoca che è in grado di vedere solo ciò che è pubblicizzato, i giovani si comportano come il brand di un deodorante: “se appaio cool mi sceglieranno”.  

Il mercato conosce i giovani meglio dei loro genitori” – afferma sardonicamente il professore. Questo è dal momento che riesce a comprendere i loro bisogni superficiali, frustrando ancor più quelli profondi. Il monito di Galimberti va dunque ai genitori che credono che il tempo per i loro figli debba essere qualità, non quantità, rendendosi conto troppo tardi di come siano cresciuti nell’analfabetismo affettivo.

L’autore si rivolge senza mezzi termini al sistema scolastico, che istruisce e non educa, minimalizzando al nozionismo le conoscenze degli alunni privi ormai di empatia coi loro studi.

Ascoltiamo i giovani. E parliamo con loro”, sembra insomma il messaggio di questo libro. Perché giustamente (e chi scrive si sente chiamato in causa quanto i coetanei che leggono) soltanto così si capirà molto di più perché i giovani stanno male. Umberto Galimberti, intanto, dà loro la parola.