Gli Oscar fanno 90. Edizione che non delude tra attese confermate, (poche) sorprese, irriverenza sul palco

La notte del 4 marzo è stata la più attesa dai cinefili di tutto il mondo. La cerimonia degli Oscar ha segnato un dato negativo riguardo gli ascolti, ma non ha deluso per la qualità di film in gara e le attese della critica

Finalmente Gary e Guillermo. Potremmo titolare così all’indomani questi prevedibili (salvo piccole eccezioni) quanto piacevoli Oscar, giunti quest’anno alla 90esima edizione. Seppur i meno visti di sempre, con un calo di ascolti di circa al 20% rispetto alla precedente edizione, la cerimonia delle statuette ha soddisfatto la lunga attesa, tra i vari premiati, di due ormai leggende ormai consacrate del cinema contemporaneo.
E stiamo parlando proprio di Gary Oldman e Guillermo del Toro, rispettivamente vincitori del loro primo Oscar, rispettivamente come per il ruolo di miglior attore protagonista e per la miglior regia.

Gary Oldman raggiunge l’Oscar per la straordinaria intepretazione in “The Darkest Hour”

Oldman, sublime nei panni di Winston Churchill nel film L’ora più buia di Joe Wright, ha dato l’ennesima conferma del suo immenso talento. E’ questo il culmine di 36 anni di carriera costellati da magnifiche interpretazioni, con un Oscar vinto che sa di premio al lavoro di una vita e per cui il fondamentale contributo nel riportare la figura dello storico Primo ministro britannico in vita, l’attore ha voluto ringraziare Kazuhiro Tsuji, Lucy Sibbick e David Malinowski, vincitori dell’Oscar quest’anno, infatti, per miglior trucco e acconciature.

Lo stesso si può dire di Del Toro, che con la sua ultima creazione, La forma dell’acqua, fa incetta di premi nelle categorie di miglior film, miglior colonna sonora e miglior scenografia. Racconta, il film, una fiaba per certi versi d’altri tempi, con omaggi al cinema del genere fantastico. Ed è allo stesso tempo una storia molto attuale, in cui domina la scena il confronto col “diverso”, la sua accettazione e nel caso della protagonista muta, interpretata da Sally Hawkins, un amore che viene mostrato con grandissima sensibilità e la solita, geniale creatività di Del Toro.

Altre piacevoli conferme, rispetto alle previsioni, sono state le statuette meritate da Tre manifesti a Ebbing, Missouri, tra cui quella a Frances McDormand per l’interpretazione da miglior attrice protagonista. Nel suo memorabile discorso di ringraziamento la McDormand ha citato, con la sua ormai inconfondibile irriverenza, l’inclusion rider, ovvero la clausola rivoluzionaria inseribile da parte di ogni attore nel proprio contratto per garantire l’uguaglianza di genere e razziale nelle assunzioni sui set cinematografici, con un chiaro incitamento nei confronti degli attori Hollywoodiani e non solo.

Guillermo Del Toro osserva la sua prima statuetta. Il suo film, “La forma dell’acqua”, è il più premiato

Ci si aspettava anche i premi per la miglior sceneggiatura non originale a James Ivory per Chiamami col tuo nome, dell’italiano Luca Guadagnino, per miglior montaggio, miglior sonoro e miglior montaggio sonoro a Dunkirk, di Christopher Nolan, e il meritatissimo Oscar alla miglior fotografia per Blade Runner 2049, andato a Roger Deakins, nominato per la 14esima volta all’Oscar nella carriera segnata dallo storico sodalizio coi fratelli Coen.

Sorprese invece per quanto riguarda la miglior sceneggiatura originale, andata al debuttante alla regia Jordan Peele per l’horror Get out, e il miglior film straniero. Sembrava infatti favorito Loveless del russo Andrej Zvjagincev, vincitore del Premio della giuria al Festival di Cannes. Ha invece trionfato Una donna fantastica, del cileno Sebastiàn Lelio.
Perchè per quanto le previsioni possano essere azzeccate, la magica notte degli Oscar ha sempre qualcosa da raccontare. Come gli straordinari film in gara, che domineranno le sale ancora per parecchie settimane. Naturalmente, in attesa della prossima edizione.